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ATTUALITA’ SETTEMBRE 2013: BEN DETTO MINISTRO!

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Il ministro Carrozza dice “non voglio più che gli studenti italiani arrivino a 25 anni senza aver mai lavorato un solo giorno nella loro vita”, ben detto! E poi aggiunge “La scuola e l’università devono meritarsi l’investimento”, meglio ancora! Messagigo chiarissimo: scuola e università devono occuparsi della transizione dei giovani verso il mercato del lavoro. E sto immaginando stage, esperienze professionali, tirocinii, collaborazioni con enti e aziende. Meno prof. in cattedra distanti anni luce dai ragazzi e dal mondo esterno e più coinvolgimento attivo. Penso al mio Liceo, il Classico Antonio Canova di Treviso, che su questi fronti è molto attivo e ne raccoglie i frutti. Quante altre scuole sono così? E quante università? Segnalatemi le vostre esperienze e promuoviamo insieme chi davvero si muove per i ragazzi!

ORIENTAMENTO PER MINORI DETENUTI

Istituto penale minorile

Istituto penale minorile (Photo credit: Emanuele Rosso)

Ieri è iniziato un nuovo progetto di orientamento per ragazzi temporaneamente detenuti in un Istituto Penale Minorile. Le vicende personali di ciascuno e le motivazioni per cui si trovano in carcere sono varie ma in generale a portarli a delinquere sono stati il bisogno di guadagnare qualcosa o il desiderio di raggiungere velocemente il benessere che altri ragazzi più fortunati hanno già. Spesso si nota una profonda ingenuità di fondo.

E’ la seconda volta che seguo un progetto simile e devo dire che l’emozione è sempre forte.

A che serve fare orientamento in un Istituto Penale Minorile? Serve, eccome!, soprattutto perchè durante la detenzione i ragazzi possono scegliere in che direzione studiare e possono anche fare alcuni lavori o partecipare a gruppi di approfondimenti su singole materie o competenze (ad esempio la creazione e impaginazione grafica). L’orientamento serve quindi anche in questo caso per coniugare interessi e inclinazioni personali con esigenze professionali.

Ieri ho conosciuto i ragazzi e quello che mi ha colpito è che le loro idee sul mondo della scuola e del lavoro sono molto simili a quelle dei ragazzi che incontro nelle scuole: non c’è lavoro, a che serve studiare?, occorrono le raccomandazioni, un laureato guadagna molto più di un diplomato.

Uno dei ragazzi è fermamente convinto di voler finire gli studi e laurearsi, uno vuole fare il calciatore e non gli interessa studiare, uno ha già lavorato, gli è piaciuto e vorrebbe continuare il mestiere intrapreso, uno dice che farebbe qualunque lavoro per guadagnare bene. Un altro paio di ragazzi per il momento ascoltano un po’ scettici, ma sento che qualcosa dei discorsi avviati sta passando loro sottopelle. Una certezza però è forte: la via breve per raggiungere i propri obiettivi non funziona e loro lo hanno capito bene. Così come stanno imparando che per arrivare ad un obiettivo occorre costruire un percorso, di studi ed esperienze, con tenacia e pazienza.

IDRAULICO O LAUREATO?

New York Mayor, Michael R. Bloomberg.

New York Michael R. Bloomberg. (Photo credit: Wikipedia)

Pochi giorni fa hanno fatto scalpore le dichiarazioni del sindaco di New York, Michael Bloomberg, secondo cui è meglio diventare idraulici anzichè investire tanti soldi per arrivare a laurearsi mediocremente e non trovare poi un lavoro. Discorso spinoso, ma merita attenzione.

Al di là delle differenze tra Stati Uniti e Italia (lì il college è molto competitivo e molto costoso, pochi se lo possono permettere, molti ragazzi si indebitano personalmente per pagarselo e poi devono lavorare per restitutire i soldi ricevuti), tanti ragazzi si laureano svogliatamente, senza testa e senza impegno e poi si ritrovano fuori dal mercato del lavoro perchè non hanno la preparazione giusta per essere selezionati dalle aziende o per mettersi in proprio. E questo è un dramma, perchè da una parte i ragazzi vengono illusi sul “pezzo di carta” e dall’altra le università se ne lavano le mani senza consigliare nè affiancare seriamente nei piani di studio e nell’orientamento durante gli studi gli studenti. Quindi che fare? Meglio gli idraulici come dice Bloomberg? Io credo che non sia così semplice. Se non sai “essere imprenditore”, se non sai come comunicare il tuo lavoro e cercarti i clienti, se non sai come organizzarti e come curare l’amministrazione del tuo lavoro, anche mettersi in proprio e fare – semplicemente? – l’idraulico è una sfida complicata. Mi piacerebbe che nelle scuole professionalizzanti si studiasse di più come crearsi un lavoro a partire dall’apprendimento di un sapere pratico. Lo stesso potremmo dire dell’università no? La nostra università è troppo teorica per il mercato del lavoro e  tralascia troppo spesso di formare o avviare alle applicazioni pratiche di certi studi. Guardare la realtà solo da una prospettiva, che sia la pura teoria del pensiero filosofico o il puro fare disorganizzato, non garantiscono granchè. E così ci ritroviamo con mezze abilità, mezzi sogni, mezzi risultati.

ATTUALITA’ MAGGIO 2013

Inauguro la categoria “attualità” con questo post.

Togliamoci ogni dubbio: l’attualità può essere vista da tante angolature differenti ma in questo blog voglio usare una sola prospettiva, quella dei giovani che devono scegliere per il proprio futuro. Provare a decifrare la realtà circostante in funzione delle proprie scelte è un passo importante e doveroso (mi sto rivolgendo a te che hai diciotto anni, ma anche ai tuoi genitori che dovrebbero supportarti in questo). Ehi!, come fai a scendere in campo se non sai qual’è il terreno di gioco, quali insidie presenta e con quali regole si gioca? Niente polemiche quindi, solo qualche onesto ragionamento pensato per i più giovani.

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Maggio 2013: le stime sul lavoro al momento sono sempre più negative e se mi trovassi in un periodo di scelte post diploma la tentazione di girarmi di là e tornare a dormire sarebbe forte. Ma a che servirebbe? a nulla. Come non serve a nulla aspettare, rinviare, restare a casa al sicuro con mamma e papà. Allora coraggio, guardiamo ai fatti e cerchiamo di venirne fuori in qualche modo sensato. Orientamento vuol dire anche questo, mica solo scegliere l’università! Quindi, apriamo i giornali e leggiamo i dati.

Al momento l’Italia continua a trovarsi in una brutta situazione, soprattutto al confronto di altri Stati che hanno come noi subito una forte crisi a partire dal 2008, anno terribile. In Germania la disoccupazione è arrivata ai minimi storici dagli anni 90, negli Stati Uniti continua a scendere. In Europa in generale le cose non vanno così bene (disoccupazione al 12,1%) e in Italia siamo all’11,5%. Attenzione: i parametri con cui si calcolano questi indicatori non sono gli stessi in tutti i Paesi, quindi andrebbero letti con attenzione e tra le righe. Ma su 3 punti possiamo essere tutti d’accordo nel dire che siamo obbiettivamente indietro:

1) il passaggio scuola-lavoro che non funziona affatto bene favorendo il fenomeno dei “bamboccioni” e allontanando sempre più i giovani dal mondo del lavoro e dalla conoscenza delle effettive richieste di competenze e professionalità;

2) l’occupazione femminile troppo bassa, cosa che rappresenta uno spreco di risorse oltre che un segno di arretratezza culturale della nostra società;

3) il lavoro part-time scarsamente utilizzato, mentre al contrario potrebbe aiutare ad aumentare le esperienze di ciascuno, i servizi ai consumatori, le entrate a fine mese per giovani e meno giovani.

Quindi come ti dovresti muovere oggi? Potresti fare così: prima di scegliere l’università o la specializzazione, chiediti “cosa vuole il mercato?”, “cosa voglio io?” e poi, solo poi, cerchi un percorso di studi che ti permetta di soddisfare aspirazioni e bisogni. E mentre studi, non chiuderti in una bolla di sapone: cerca di fare esperienza.

Oltre a ciò, secondo vari studi, la disoccupazione in Italia resterà piuttosto alta ancora a lungo (si dice almeno per altri 5 anni), complice il nostro sistema di tutela del lavoro. Perchè? Perchè è pensato per favorire prima l’assunzione di persone che hanno perso un lavoro e poi di chi ancora un lavoro non ce l’ha. Giusto? Sbagliato? Per mestiere so bene che non è in atto una guerra tra giovani e anziani per il lavoro ma so anche che tu che oggi hai l’opportunità di formarti, puoi pensare a professionalità nuove rispetto a chi ti ha preceduto, soprattutto quando vedi che alcuni studi, diplomi o specializzazioni sono state fallimentari per molti delle generazioni precedenti. Insomma, è come puntare ad un muro dove vedi che già altri ci hanno sbattutto la testa!

Quindi, riassumendo,2 consigli:

1) studia di più di chi ti ha preceduto;

2) studia meglio, in base a quello che viene richiesto.

Stando così le cose, anzichè cercare lavoro, sarà meglio fare lavoro, inventare nuove soluzioni personali.

 

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