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UNIVERSITA’ O MONDO DEL LAVORO?

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Oggi terzo incontro con i ragazzi per l’Orientamento al Mondo del Lavoro… parleremo di “azienda”….  oggi sarà difficile perchè un conto è pensare al futuro in termini di studi universitari, “che studi farò da grande?”, e un conto è visualizzare che tipo di laureati le aziende cercano, per quali funzioni aziendali e che abilità pretendono dai giovani. Capire che lo studio universitario quasi mai è la risposta diretta ai bisogni aziendali è sempre complicato. Ma partiremo da una cosa affascinante: l’Organigramma aziendale. Se un giovane lo afferra a pieno riesce anche a “vedere” la sua collocazione per il futuro e capire cosa gli serve studiare per farcela. Cosa farò da grande non vuol dire a che facoltà mi iscriverò ma quale ruolo voglio avere nel grande ingranaggio.

UN APPROCCIO VINCENTE

Quando da giovani ci troviamo sul posto di lavoro spesso tendiamo a viverlo in maniera ideologica, di contrapposizione con gli altri, spesso con il datore di lavoro o colleghi più grandi, avvertiamo la sensazione di grigiore, bruttura. Una diffidenza che nasce dalla paura per il nuovo ambiente, paura che può dare frutti negativi anche a lungo termine.

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Un approccio efficace nei confronti dei superiori invece dovrebbe essere di questo tipo: “dimmi cosa c’è da fare, dimmi qual’è il risultato che vuoi da me, dimmi cosa vuoi in più da me” e poi a fine giornata tornare dal datore di lavoro e dire “facciamo due parole: su quello che ci siamo detti stamattina come ti sembra sia andata? posso fare meglio?”. Sembra fantasia, sembra assurdo no? Ma ci avete mai provate? E’ fantasia finchè non ci provi! Questo approccio è vincente (si dimostra coinvolgimento) e sfidante (il datore di lavoro non se l’aspetta e capisce che ha davanti una persone che si impegna e ci mette del suo, non è solo uno che “esegue e basta”) ed è un modo rapido per proseguire nel miglioramento, apprendimento, coinvolgimento.

Qualcuno obietterà: “ma sul posto di lavoro non vogliono persone che pensano e siano proattivi!” Non è vero, non è ovunque così, e se è così, meglio scoprirlo subito e cercare altrove anzichè restare nella mediocrità. No?

LA PRIMA GRANDE SFIDA

301_10151171055327305_752779600_nDialogando con una collega mi sono ritrovato a ragionare sulla differenza di ostacoli e punti di forza legati all’orientamento individuale di differenti generazioni. Nel frattempo, leggendo un articolo di Roberto Cotroneo su SETTE mi sono ritrovato su una frase:

“siamo davanti a tutto e non sappiamo più come arrivare a qualcosa perchè gli eventi ci arrivano addosso mentre noi stiamo fermi. E non sappiamo immaginarli”.

Oggi, tra social networks, media innovativi e smartphone tutto ci arriva senza che alziamo un dito, anzi…basta strisciare un dito su uno schermo. La fatica finisce qui. Scaricare è facile per cui prendiamo tutto senza scegliere realmente, accumuliamo dati e informazioni ma non le leggiamo nè le mettiamo in correlazione con noi stessi, il solo accesso ci da l’illusione del possesso, e tralasciamo il ragionamento. Anche le università ci arrivano tramite facebook, blog, forum.

Il primo momento in cui il mondo non viene a bussare alla nostra porta è quando arriva il tempo di affacciarsi sul lavoro. Quasi ci evita, spesso ci ignora. Allora ci rendiamo conto che l’avere avuto tutto a portata di mano prima ci ha disabituati a riflettere su cosa ci interessa, a cercare, a inventare nuove strade, a visualizzare una meta e disegnare la strada per arrivarci.

Pensare a cosa fare da grande è la prima vera sfida e va affrontata prima di scegliere l’università.

NON E’ UN MONDO PER TIMIDI

be yourselfSembra che non ci sia spazio per le persone timide, insicure, incerte. E’ tutto più complicato per chi non sa chiedere nè pretendere. Soprattutto quando si tratta di contrattare, farsi avanti per un lavoro, chiedere un aumento.

C’è un sacco di gente in gamba che sa fare il proprio lavoro bene ma che non è in grado di spiegarlo, farlo valere. Ogni giorno ne vedo, ogni giorno vedo gente in gamba superata da gente meno brava ma con più carattere, coraggio, sfrontatezza o bisogno.

Giusto? Non giusto? Che dire… a volte basta un piccolo aiuto. Un intermediario, qualcuno più pratico di noi per presentarci, per parlare al posto nostro quando non sappiamo cosa dire, come farci conoscere, come farci apprezzare, come farci scegliere.

In tanti anni però ho potuto notare una cosa: che in situazioni del genere è utile utilizzare le agenzie per il lavoro, su queste cose ci sanno fare e se vedono che una persona è in gamba la sanno valorizzare.

Proprio oggi parlavo con una persona che mi diceva io non so vendere il mio lavoro, loro (le agenzie) sono bravi a vendere, io voglio solo fare quello che so fare.

Ha ragione, lo capisco, tanti ho incontrato che provano la stessa cosa. Inadeguatezza rispetto a questo mondo competitivo? Io preferisco pensare che è meglio conoscere i propri limiti e saper chiedere aiuto, affidarsi ad altri, concentrarsi su quello che si sa fare meglio.

SITTERLANDIA.IT – LA QUALITA’ AL SERVIZIO DELLE FAMIGLIE

logo_sitterlandiaPiù volte su Il Mio Domani ho parlato di mestieri innovativi e di quanto occorre inventare un lavoro anziché cercarlo. Navigando in rete ho Conosciuto questa nuova realtà, Sitterlandia.it e l’ho trovata una bella idea frutto della mente giovane e brillante di Martina Monaco.

La sua storia credo possa essere di ispirazione per molti che hanno un’idea e vorrebbero testarla, avviarla, farla fiorire.

Innanzitutto credo sia opportuno tracciare il tuo identikit: chi è Martina Monaco?

martina_sitterlandia_smallSono nata a Venezia nel 1977 e vivo a Padova da 12 anni.  Mi sono diplomata in informatica e dopo una breve esperienza impiegatizia (per capire quale fosse la scelta accademica migliore), decido di cambiare totalmente indirizzo di studi, iscrivendomi a Psicologia a Padova. Ho scelto l’indirizzo psicobiologico, per analizzare e comprendere il contesto sociale e tecnologico e permettermi, attraverso lo studio dei dati, di creare, o migliorare, processi di innovazione organizzativa.

Il primo passo verso questa voglia di ottimizzare le interazioni e le comunicazioni sociali, attraverso la tecnologia, l’ho fatto con la mia tesi di laurea: analisi automatica dei curricula. Un motore di ricerca semantico per la valutazione dei profili, per un mappatura in tempo reale delle competenze. Un progetto che è approdato in alcuni Centri per l’Impiego.

Con il tempo e grazie a un tirocinio nell’ambito dell’orientamento professionale per neolaureati, si faceva sempre più forte la convinzione che mancava un orientamento lavorativo: i giovani italiani sono lasciati soli a decidere sulle scelte che cambieranno il loro futuro. Sia la scelta dell’università sia la valutazione delle offerte di lavoro.

Decido, così, di toccare ancora più con mano la situazione e accetto un posto di lavoro in un’agenzia di lavoro interinale. Nessun apporto tecnologico e psicologico per le selezioni e, soprattutto, nessuna voglia di migliorare e investire. L’unico obiettivo da perseguire erano gli utili, lasciando la qualità su un piano totalmente ininfluente ai fini del successo e della carriera lavorativa.

Quindi, l’assunzione della consapevolezza che in Italia non c’è moltissimo spazio per l’innovazione, mi ha portato a stabilire delle priorità: un lavoro che mi permettesse di “campare” e di costruire una rete di conoscenze per capire quali muri era utile scavalcare e quali aggirare. Volevo creare uno strumento che potesse migliorare la condizione sociale, soprattutto delle donne. Insomma, volevo creare un nuovo bisogno e volevo farlo su Internet.

Caspita, tocchi temi importanti e attualissimi. Come puoi immaginare condivido in pieno la tua ricerca di innovazione e la tua attenzione all’orientamento. Soprattutto mi piace molto il tuo punto di partenza: l’osservazione della realtà circostante e dei bisogni della gente. Raccontaci quindi di Sitterlandia…

Partendo dal presupposto di voler creare uno strumento per le donne, ho iniziato ad analizzare vari aspetti, concentrandomi su quello che più di tutti rientrava nella categoria “le cose all’italiana”. Ecco approdata al mondo “sitter”: in Italia, chiunque può fare la babysitter o la badante. Non ci sono linee guida per queste professioni e, soprattutto, sono professioni che spesso vengono viste come toppe in attesa di qualcosa di più serio e professionale. Per questo, le mamme si trovano ad affrontare ricerche estenuanti per arrivare ad incontrare una babysitter almeno “decente”. Arrivando a rinunciare sia alla babysitter che, ovviamente, ad una carriera professionale.

Il miglior modo per testare la valenza della mia idea di costruire una piattaforma di offerta e ricerca sitter è stato partecipare alle feste di addio al nubilato, dove molte donne presenti sono mamme. Ecco, alle feste di addio al nubilato, le mamme si scatenano nella loro felicità, non per la festa in sé, ma per essere finalmente riuscite a concedersi una serata per se stesse senza dover badare ai propri piccoli. Tra un’acqua tonica (la mia) e un gin lemon (il loro) riuscivo ad avere delle risposte al mio “sondaggio”.

Ahahaha, ottima strategia di indagine!

Conclusione: queste donne non riuscivano a trovare un proprio spazio durante la giornata solo per se stesse o anche per condividere preziosi momenti con i propri mariti, proprio perché non riuscivano a trovare una figura a cui affidare, anche solo per qualche ora, i propri figli. Il mito del passaparola è caduto rovinosamente perché “è una seconda scelta di altre mamme”. “Le bacheche? Le hai mai provate per cercare una babysitter?”. Dopo le feste di addio al nubilato, ho provato ad inserire un annuncio di ricerca su una bacheca online. Risultato? Dopo 200 telefonate, alcune in lingue a me sconosciute e dopo aver risposto ad un imbianchino in cerca di nuovi clienti, ho buttato la sim del cellulare. La mail che ho usato, ancora oggi, a distanza di 2 anni, riceve spam di ogni tipo.

Mi ero convinta. Volevo creare una piattaforma che tutelasse anche le famiglie dagli “stalker” in cerca di lavoro, da quelli che ti chiamano ogni giorno per chiedere “volevo sapere se ha trovato. No perché io sono sempre disponibile!”. Dovevo tutelare anche i sitter, soprattutto le ragazze (che per la maggiore si propongono per questi lavori), da chi cerca di trovare facili incontri, magari cavalcando il mito della babysitter “coscia lunga” di Pierino.

Mi sono così resa conto, definitivamente, che nel nostro Paese ci sono molte persone alla ricerca di lavoro come sitter, ma non c’è alcuno strumento utile che possa mettere loro in relazione con le famiglie, attraverso informazioni precise, mirate sui servizi e sulle competenze offerte.

Non restava che trovare un nome. Nasce, così, Sitterlandia.it, il Portale del mondo Sitter.

Con Sitterlandia.it sono riuscita a creare e a dare il “via” alla mappatura delle competenze nel mondo “caregiver”. Se prima una ricerca portava spesso ad un nulla di fatto, ora, grazie a Sitterlandia.it, una ricerca si chiude in meno di 2 settimane e si ha il sitter giusto per le esigenze della famiglia.

Fantastico, hai provato in prima persona quale sia la situazione e quali sono i problemi. Non è così comune tra chi si lancia in una attività anche se dovrebbe essere ovvio fare queste prove per capire la situazione del mercato in cui si vuole entrare.

Sitterlandia.it nasce con le babysitter, ma nel tempo si sono aggiunte altre figure e servizi, tra cui sezioni dedicate alle sitter nel mondo degli adulti (badanti, infermieri), nel mondo della casa (colf, custodi, maggiordomi), nel mondo degli animali (petsitter, dogwalker e addestratori) e nel mondo dello studio (aiuto compiti).

Con il tuo sito tocchi un tema scottante: il riuscire a far quadrare vita lavorativa, vita famigliare e vita personale delle giovani donne. Noto che è un tema assolutamente trascurato nei processi di orientamento. Secondo te andrebbe affrontato fin dalla scelta universitaria o professionale? Tu che sensazione hai dalla tua scrivania di Sitterlandia? 

Sitterlandia.it è nato proprio con lo scopo di cercare di rendere la vita più facile alle mamme.

Il mondo del lavoro, nella maggior parte dei casi, non tiene molto conto delle necessità di una persona con famiglia e a farne le spese sono, quasi sempre, le donne. Ho visto, nel corso degli anni, tante mie coetanee lottare contro il tempo e con i sensi di colpa, oberate dal lavoro, dalla casa e dalla famiglia e tutto questo mi ha fatto molto riflettere: lo Stato e le aziende dovrebbero fare di più per agevolare la conciliazione famiglia-lavoro.

La scelta della scuola superiore e, poi, dell’università, si fa ad un età in cui, solitamente, non si pensa alla famiglia e non si ha minimamente idea di quali carichi comporti averne una, soprattutto a livello di conciliazione famiglia-lavoro. Penso, però, che non si debba basare le proprie scelte di studio e professionali su come sarà (forse un giorno) la propria vita famigliare oppure basandosi sul fatto che si è una donna piuttosto che un uomo. Ragionando in questi termini, saranno sempre le donne a pagare per un welfare che non c’è. Bisogna, invece, fare i conti con le proprie necessità e operare sulla soddisfazione dei propri bisogni: svolgere un lavoro che ci piace, può renderci felici e appagati. Il nostro benessere si rifletterà sicuramente sulla nostra famiglia, qualsiasi essa sarà e qualsiasi saranno i problemi da affrontare.

Alle giovani donne, mi sento di consigliare di pensare, prima di tutto, a crearsi una propria autonomia, lottare per avere una propria identità personale e lavorativa. Avere un ruolo nella società permette di fare delle scelte libere, non dettate da altri, e dà la possibilità di far valere le proprie idee, per chiedere alle istituzioni maggiore attenzione sulle necessità di una madre che lavora.

Sono d’accordo, l’autonomia delle donne credo sia un gran traguardo e richiede molto lavoro, a 360°. A proposito di autonomia, per creare il tuo sito e gestire il lavoro che c’è dietro, in quanti siete? Con quali competenze? 

Il portale è stato concepito a ottobre 2010 e, dopo una prima fase di studio del settore e poi di test della piattaforma, è stato aperto alle famiglie il 7 marzo del 2011. La parte di programmazione e la grafica l’ha seguita Andrea Apollonio, il mio attuale socio, un vero talento nel campo informatico, che è riuscito a creare un portale funzionale e dall’utilizzo semplice. Invece, la parte di realizzazione delle schede professionali e il recruitment dei sitter è stato il mio compito. In pratica, i costi di start-up li abbiamo ammortizzati molto con le sue competenze informatiche e le mie competenze nell’ambito della psicologia e della selezione del personale.

dir_sitterlandiaCon Andrea, abbiamo inserito anche un sistema informatico, basato su rete neurale, che assegna al singolo sitter una percentuale di attinenza per la candidatura al singolo annuncio. Così, le famiglie in cerca di sitter, quasi mai esperte in ricerca e selezione, hanno un validissimo aiuto per capire chi chiamare a colloquio. Così si dà un servizio vero.

Caspita, bella questa trovata, davvero un aiuto per chi non sa da dove partire nella ricerca. Mi sembra tutto ben studiato, i presupposti per una crescita! Come vedi quindi il futuro di Sitterlandia, cosa immagini per Il Tuo Domani? 

Sono riuscita a creare sul serio uno strumento utile per le famiglie e soprattutto per le donne. Ogni giorno riceviamo telefonate di ringraziamento per il servizio che offriamo. Ogni telefonata di mamme o papà, rinforza il mio entusiasmo. Fino ad arrivare ad un’altra consapevolezza: in Italia non c’è una guida valida per orientare le famiglie alla scelta della struttura migliore per i bisogni dei propri figli. Oltre ai soliti elenchi di nominativi, non c’è niente che dia informazioni mirate. Informazioni realmente utili per una scelta, appunto, informata. Abbiamo deciso, quindi, di creare, all’interno del portale, una sezione dedicata alle strutture per l’infanzia, dove si dà la possibilità di parlare innanzitutto al target di riferimento, presentare nel dettaglio la propria realtà, i servizi e le competenze, aumentando la propria visibilità e permettendo alle famiglie di venire a conoscenza della struttura nella zona di riferimento.

Ogni giorno infatti ricevo numerose richieste di genitori disperati che mi richiedono di fornire loro un aiuto concreto attraverso informazioni dettagliate e affidabili sulle strutture per l’infanzia nella zona di riferimento a cui affidare i propri figli.

Insomma, vedo che piani di espansioni ce ne sono eccome. Se dovessi cercare dei collaboratori, che tipo di persone cercheresti? Diplomati o laureati in cosa? Con che tipo di esperienze?

 

Dalla mia esperienza di selezione del personale ho imparato che il tipo di diploma o di laurea conta fino ad un certo punto. Se si vuole lavorare nell’ambito web bisogna saper essere eclettici e curiosi, ma questo, probabilmente, vale anche per molti altri campi lavorativi. Io cerco persone che dimostrano interesse e voglia di scoprire nuove strade e orientate alle esigenze del cliente. Il nostro è un servizio innovativo, ma allo stesso tempo riguarda una sfera molto delicata come la cura dei propri cari. Per questo, cerchiamo persone che condividono la nostra mission e che dimostrano sensibilità. Non deve però mai mancare la precisione perché come dice sempre mia madre: “le cose o si fanno bene o non si fanno”.

Visto che il blog è per i ragazzi alle prese con le “grandi scelte” del post diploma, hai qualche buon suggerimento per loro? 

C’è chi ha le idee molto chiare e, da subito, sa ciò che vuole, ma c’è anche chi, e in questo gruppo mi sento inclusa, ha bisogno di capire e di provare il lavoro giusto. Consiglio, in questo caso, di fare più esperienze possibili, di qualsiasi tipo, per capire ciò che si vuole o non si vuole fare. Informarsi, parlare con chi fa un determinato mestiere che ci attrae, fare stage, tutto può essere utile per creare la propria identità e conoscere se stessi. Prima di scegliere un percorso di studi, domandarsi ciò che si vorrebbe fare ed informarsi che strada è necessario percorrere per arrivare a quella determinata professione. Può capitare di farsi un’idea totalmente sbagliata e il supporto di centri di orientamento possono essere molto utili in questa fase. Durante il corso degli studi sarà, poi, più facile affinare il proprio programma, ma la scelta dell’area professionale in cui si vorrà lavorare viene fatta quando si sceglie il percorso universitario ed è molto importante.

Ti ringrazio, condivido in pieno le tue parole: la propria identità si crea esperienza dopo esperienza e da ogni esperienza si può imparare qualcosa, di sé, del mondo intorno, del proprio orientamento.

Ti auguro buona fortuna e, da neo genitore, ti ringrazio particolarmente per il lavoro che fai.

 

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MA ALLORA C’E’ LAVORO! (L’ARTE DI LEGGERE TRA LE RIGHE)

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Oggi ultimo giorno del progetto per i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile e la domanda che ha scatenato gli animi è stata ma c’è lavoro?

Avevo una copia con me di “Il Lavoro”, un settimanale che si trova in edicola e consiglierei a chiunque volesse capire cosa viene ricercato…pagine e pagine di annunci, senza perdersi in internet.

I ragazzi si sono subito motivati perchè hanno toccato con mano che il lavoro c’è, le richieste esistono davvero e sono anche di vario tipo. Non è vero che vogliono solo commesse diciottenni e agenti di vendita!

Nello scorrere gli annunci però è venuto a galla anche uno dei comportamenti più diffusi e autolimitante. In un annuncio di lavoro spesso si trovano parole che non si conoscono (relative a ruoli professionali, competenze specifiche, mansioni da svolgere,…) e anzichè cercare di sapere cosa vogliano dire, in moltissimi scartano l’annuncio a priori. Perchè?! Perchè buttare via occasioni interessanti?

Dietro ad alcune parole nuove, straniere o apparentemente complicate, si possono nascondere attività semplici, interessanti e addirittura già conosciute. Me ne accorgo quando nei miei incontri leggo io gli annunci e spiego cosa viene richiesto e spesso qualche ragazzo salta fuori con un aaaaaah sì, ma io questo lo so fare! oppure io lo so che cosa vogliono, l’ho già visto fare, è facile!

Meglio allora non perdere l’occasione di conoscere qualcosa di nuovo e cercare il significato delle parole lette. Da questo punto di vista google è un validissimo aiutante!

Basta così poco per allargare gli orizzonti e darsi più chance! 😉

UN LAVORO BELLO O UN LAVORO UTILE?

calcoli...

calcoli!

Oggi è il primo giorno della maturità 2013, tanta ansia e tanta concentrazione, paure, speranze, notti a studiare e Venditti che aleggia nell’aria da giorni come un classico refrain nazionale. In bocca al lupo a tutti gli studenti ovviamente, ma con un occhio al domani, sempre. Perchè l’esame di maturità passa ma la chiarezza sul futuro è qualcosa che non avviene in un solo giorno o in una settimana, è una prova di maturità che si sostiene giorno dopo giorno.

Quindi come scegliere per il proprio futuro?

Le persone esprimono ammirazione per un lavoro affascinante, altruista, particolare, fuori dal comune, esotico, sognante. Però pagano per un lavoro che non vorrebbero fare o per un problema che non sanno risolvere.

Nel mondo del lavoro, quando si cerca un collaboratore o si richiede un servizio ad un professionista, si cerca sempre di ottenere o un guadagno (di soldi, di tempo, di divertimento, di benessere,…) o un risparmio (di soldi, di tempo, di fatica, di stress, di problemi,…).

Nella prospettiva che stai per prendere, nei passi che stai muovendo, tra studio e lavoro, quale bisogno ti prepari a soddisfare?

QUANTI SOLDI PENSI DI GUADAGNARE?

Secondo incontro con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile, non sono obbligati a partecipare, il fatto che ci siano è già un buon segno. Oggi l’argomento che ha più fortemente acceso il dibattito è stato il guadagno. Quanto si guadagna lavorando onestamente? E quindi, per quanti soldi ha senso lavorare? E quindi ancora, studiare serve o è una perdita di tempo?

La discussione è stata molto interessante, anche perchè guadagnare “molto” o “poco” è un concetto relativo: per te quant’è molto? E quant’è poco? Ma soprattutto quanti soldi pensi che ti servano per vivere?.

Spesso chi non sa nulla del mondo del lavoro pensa che un professionista guadagni automaticamente tanto solo perchè ha un titolo di studio prestigioso, ma non è affatto così. Una volta compreso questo, alcuni si demoralizzano eccessivamente, altri si esaltano sentendosi giustificati a studiare meno, soprattutto se ne hanno poca voglia o sono più portati per il fare. Quello che è lampante è che mancano le informazioni tra i giovani. Come posso fare per sapere quanto guadagnerà un neo avvocato, medico, psicologo, barista, cameriere, elettrauto, commesso? E che propensione di incremento posso attendermi? Basta domandare:

1) domandare a chi questi lavori già li fa;

2) domandare a chi questi lavori li procura (cioè le Agenzie per il Lavoro, più note come Agenzie Interinali).

I ragazzi di solito non chiedono a chi ne sa di più, si informano solo orizzontalmente nel giro dei coetanei e amici.

I ragazzi svegli non si perdono in chiacchiere, si informano verticalmente: vanno dritti alla fonte.

L’orientamento passa anche da qui.

COLLOQUIO IN PAUSA PRANZO

Oggi ho pranzato a fianco a un colloquio di selezione, al bar. Non volevo ascoltare (!) ma non ho potuto farne a meno 🙂
E visto che si avvicina la bella stagione e alcuni di voi stanno pensando a qualche lavoretto estivo, approfitterei per 3 consigli di base per un buon colloquio. Soprattutto se non avete mai lavorato prima.

1) Un colloquio non è mai facile, anche quando il selezionatore ti mette a tuo agio devi stare attento a non essere troppo a tuo agio. Insomma, non puoi rilassarti eccessivamente, nei modi, nei termini, nelle parole. Devi mantenere la concentrazione durante tutto l’incontro (30-60 minuti).

2) Spegni il cellulare. Al selezionatore può capitare di ricevere telefonate e interrompere il colloquio, a te non deve capitare. E se il selezionatore è impegnato con una telefonata, non è il caso nè di ascoltare nè di chattare su facebook nel frattempo. Meglio restare in attesa distogliendo lo sguardo.

3) Vietato rispondere per monosillabi: se argomenti le tue risposte hai più chance. Ad esempio nel colloquio che si è svolto a fianco a me il selezionatore ha chiesto “dimmi tre tue caratteristiche” e la ragazza ha risposto “sono precisa, dinamica e flessibile”. Non vuol dire nulla detto così!, occorre spiegare queste caratteristiche con esempi, episodi, esperienze. Un colloquio non è come un’interrogazione a scuola, il selezionatore non cercherà di aiutarti per farti andare bene, non cercherà di strapparti le risposte di bocca. Valuterà quello che dici e quello che non dici. E ancor di più, come lo dici.

VITA VERA…

Oggi un post cattivo…..

Ieri un cliente mi ha raccontato un episodio accaduto la scorsa estate, al lavoro in un bar di Lignano Sabbiadoro. Una giovane collega, appena diplomata e al suo primo lavoro estivo, aveva dei comportamenti sul posto di lavoro non proprio adatti: quando gli altri colleghi o il titolare cercavano di insegnarle il mestiere rispondeva a tono presumendo di non aver bisogno di aiuto, sbagliava a dare il resto o a battere gli scontrini senza ammeterlo, non riusciva a sostenere il ritmo di lavoro richiesto in piena stagione al mare. Riuscite a immaginare la situazione? Tutti episodi che creano difficoltà in un ambiente di lavoro e potrebbero già bastare perchè il datoro di lavoro non confermi un dipendente al termine del periodo di prova iniziale. Ma in questo caso il rapporto di lavoro è andato avanti. L’episodio più grave però secondo me è avvenuto quando il titolare ha ripreso legittimamente la ragazza per un comportamento inopportuno tenuto al lavoro e il giorno dopo si è visto arrivare il padre della ragazza arrabbiato in bar a difendere la figlia e il suo operato e anzi a ribadire che la figlia è stanca e bisognava capirla. Ecco, qui proprio non ci siamo.

Genitori iper protettivi che continuano a difendere a oltranza l’operato dei figli e la loro posizione indipendentemente da tutto e da tutti. Ma stiamo scherzando? Molto spesso sento che questo accade anche nei confronti dei professori e mi sembra un’assurdità (sarebbe meglio smettere finchè si è in tempo!), ma addirittura sentire che genitori intervengono contro datori di lavoro a difesa dei propri figli è quantomeno inopportuno e dimostra di non capire il contesto in cui ci si muove.

Un luogo di lavoro non è un ambiente democratico e non si corre da mamma o papà, c’è un capo che dà degli ordini (e se ne prende la responsabilità) e altre persone che li eseguono. Si ascolta, si cerca di imparare con umiltà, si chiede se non si sa, si avverte in caso di errore. Se ti senti inadatto o non pronto lo ammetti, saluti e vai a casa, non pretendi che gli altri si adeguino a te. Non sono le elementari e nemmeno le scuole medie e soprattutto, se vedi mamma o papà lanciarsi contro il datore di lavoro per difenderti, fermali, ti stanno facendo un danno senza volerlo, ma pur sempre un danno.

Vi è mai capitato nulla di simile? Avete mai visto qualcosa del genere?

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