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UNA NUOVA IMPRESA? WOOD DEMON

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Cosa vuol dire fare impresa oggi? Come nasce qualcosa da zero? E’ possibile che nel 2014 esistano nuove idee che hanno un mercato anche senza essere start up tecnologiche?

Wood Demon è una di queste e un video (clicca qui) dà un assaggio dell’idea e della filosofia che ci stanno dietro.

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REINVENTA TE STESSO

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L’uomo sopravvive perchè sa cambiare, ad ogni età, seppur con intensità differenti.

E il cambiamento non nasce dalla riflessione pensosa e teorica, nasce dall’incontro col mondo lì fuori, con il dialogo, con la lettura, con la visione di luoghi nuovi, persone nuove, pensieri nuovi.

Sembra quasi che il cambiamento nasca dal cambiamento, un gioco di azione e reazione.

E questa storia ne è l’ennesima prova.

Buon cambiamento a chi non sta bene!

 

 

ASPIRANTI AVVOCATI!

imaggesEhi! Aspiranti avvocati! Sapete com’è la situazione? Forse prima di imbarcarsi in un’avventura universitaria piuttosto pesante meglio capire un po’ cosa sta succedendo in Italia nel settore.

Personalmente è il secondo anno che mi viene chiesto di pensare un intervento per i Giovani Avvocati e facendo alcune ricerche nel settore ho trovato dei “buchi” che non credevo… come se il settore vivesse su un binario parallelo rispetto al resto del mondo imprenditoriale. Ma fare l’avvocato e avviare uno studio legale o entrarvi non è molto differente dal “fare impresa” più tradizionale. O pensate il contrario?

In questo link ci sono alcuni considerazioni importanti: il dito è già nella piaga e anche l’avvocatura vive nella globalizzazione. Meglio attrezzarsi per tempo!

NON C’E’ LAVORO?

la più grande opportunità dell’Italia è proprio la mancanza di opportunità: dovremmo guardare i problemi che ci sono e poi cercare il modo di risolverli”. Non a caso il settore da tenere d’occhio è quello dei servizi (oltre all’entertainment).

”Scontrandosi con i problemi della vita di tutti i giorni arrivano le idee per risolverli, e queste si possono trasformare in imprese di successo”.

(Massimo Ciociola, fondatore di MusixMatch)

(per vedere l’interno articolo, clicca qui)

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NON VOLTARTI INDIETRO

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Sento storie di giovani che vanno all’estero e disegnano con soddisfazione una loro strada professionale e affettiva (matrimonio, casa, lavoro a tempo indeterminato, buon guadagno…) e poi, alla nascita di un figlio pensano di ritornare in Italia per dare al figlio “tutto quello che ho avuto io”. Argomento delicato, delicatissimo, ma mi chiedo se ha veramente senso questa inversione di rotta. E se quello che si è avuto in gioventù, da cui comunque si è scappati, sia davvero il meglio da offrire ad un figlio. Comprendo quelli che sono tornati in Italia a seguito di esperienze negative all’estero, ma chi ha avuto un’esperienza positiva, perchè si volta indietro? Scegliere l’instabilità, l’incertezza, le difficoltà, l’immobilismo per un presunto benessere, un amarcord dei propri ricordi, è davvero un’opzioni valida per il benessere del proprio figlio, della famiglia e di se stessi? Spingersi più in là, scoprire nuovi paesi non solo per turismo giovanile ma per cercare un luogo migliore per sè e per i propri cari, è una scelta di vera maturità.
 
Il benessere non è soltanto misurabile in termini di guadagno come negli anni 80-90, il benessere è la qualità della vita, reale, tangibile, diffusa.
Il benessere passa per i servizi e le strutture che un luogo offre, l’attenzione ai cittadini, soprattutto bambini, anziani e coppie giovani, si misura con i progetti sociali e culturali, con l’attenzione per l’ambiente e la meritocrazia sul posto di lavoro. Tutto questo è ben-essere e ben-vivere, tutto questo sono valori e concetti preziosi a cui noi tutti dovremmo aspirare, cercare, afferrare, fare nostri e non voltarci indietro.
Torneresti in una situazione arretrata? E perchè mettere tuo figlio nelle stesse condizioni?

COSA VUOL DIRE ANDARE ALL’ESTERO?

485175_10151420934662305_1313628850_nTempo d’estate, ho salutato un altro giovane amico in patenza per una grande capitale mondiale per un ciclo di colloqui di lavoro cercando di avere successo e soddisfazione con il proprio mestiere di grafico fino ad oggi mortificato in Italia. Mi è tornata alla mente una giovane laureata in Antropologia che all’interno di un dibattito organizzato in un liceo ha evidenziato come altrove questo mestiere sia “riconosciuto” mentre in Italia sembra che nessuno sappia nemmeno cosa sia.

I due episodi non sono così distanti.

Molti ragazzi mi chiedono se è giusto che debbano andare all’estero per lavorare, ma io credo che il discorso anzichè arenarsi nella sciocca pretesa secondo cui “io sono italiano e il lavoro devo trovarlo in Italia” dovrebbe essere portato su di un altro livello: o scegli di essere laddove il tuo studio e il tuo lavoro servono (ovunque sia, anche in Italia!) o scegli uno studio/lavoro richiesto nel territorio che hai prescelto come tuo luogo di vita. Personalmente trovo la seconda via impervia anche se all’apparenza sembra la più facile mentre la prima potrebbe riservare molte sorprese positive oltre che garantire una crescita umana e professionale. Ad ognuno la sua scelta.

MA ALLORA C’E’ LAVORO! (L’ARTE DI LEGGERE TRA LE RIGHE)

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Oggi ultimo giorno del progetto per i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile e la domanda che ha scatenato gli animi è stata ma c’è lavoro?

Avevo una copia con me di “Il Lavoro”, un settimanale che si trova in edicola e consiglierei a chiunque volesse capire cosa viene ricercato…pagine e pagine di annunci, senza perdersi in internet.

I ragazzi si sono subito motivati perchè hanno toccato con mano che il lavoro c’è, le richieste esistono davvero e sono anche di vario tipo. Non è vero che vogliono solo commesse diciottenni e agenti di vendita!

Nello scorrere gli annunci però è venuto a galla anche uno dei comportamenti più diffusi e autolimitante. In un annuncio di lavoro spesso si trovano parole che non si conoscono (relative a ruoli professionali, competenze specifiche, mansioni da svolgere,…) e anzichè cercare di sapere cosa vogliano dire, in moltissimi scartano l’annuncio a priori. Perchè?! Perchè buttare via occasioni interessanti?

Dietro ad alcune parole nuove, straniere o apparentemente complicate, si possono nascondere attività semplici, interessanti e addirittura già conosciute. Me ne accorgo quando nei miei incontri leggo io gli annunci e spiego cosa viene richiesto e spesso qualche ragazzo salta fuori con un aaaaaah sì, ma io questo lo so fare! oppure io lo so che cosa vogliono, l’ho già visto fare, è facile!

Meglio allora non perdere l’occasione di conoscere qualcosa di nuovo e cercare il significato delle parole lette. Da questo punto di vista google è un validissimo aiutante!

Basta così poco per allargare gli orizzonti e darsi più chance! 😉

UN LAVORO BELLO O UN LAVORO UTILE?

calcoli...

calcoli!

Oggi è il primo giorno della maturità 2013, tanta ansia e tanta concentrazione, paure, speranze, notti a studiare e Venditti che aleggia nell’aria da giorni come un classico refrain nazionale. In bocca al lupo a tutti gli studenti ovviamente, ma con un occhio al domani, sempre. Perchè l’esame di maturità passa ma la chiarezza sul futuro è qualcosa che non avviene in un solo giorno o in una settimana, è una prova di maturità che si sostiene giorno dopo giorno.

Quindi come scegliere per il proprio futuro?

Le persone esprimono ammirazione per un lavoro affascinante, altruista, particolare, fuori dal comune, esotico, sognante. Però pagano per un lavoro che non vorrebbero fare o per un problema che non sanno risolvere.

Nel mondo del lavoro, quando si cerca un collaboratore o si richiede un servizio ad un professionista, si cerca sempre di ottenere o un guadagno (di soldi, di tempo, di divertimento, di benessere,…) o un risparmio (di soldi, di tempo, di fatica, di stress, di problemi,…).

Nella prospettiva che stai per prendere, nei passi che stai muovendo, tra studio e lavoro, quale bisogno ti prepari a soddisfare?

E IO VADO ALL’ESTERO

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Avete mai pensato di andare all’estero? Tra quelli che hanno fatto esperienze all’estero, quanti sono tornati e hanno trovato più soddisfazione in Italia che fuori?

Una volta decidere di bruciare la laurea e inventarsi un futuro diverso da quanto avevano pensato, progettato e preimpostato i genitori era un gesto rivoluzionario, oggi è rivoluzionario chi senza pensarci due volte parte per paesi sconosciuti per fare il lavoro che in Italia non gli fanno fare. Insomma, è rivoluzionario fare come i nostri nonni. Loro sono partiti per il Belgio, l’America, l’Australia, la Germania, noi potremmo partire per la Cina, il Vietnam, la Russia.

E’ proprio vero: la vita va per cicli.

Solo questa settimana ho salutato tre persone che stanno per raggiungere Paesi più o meno lontani dove possono fare ciò che amano fare, il lavoro per cui si sono preparati. E’ giusto? Non è giusto? Dipende direbbe qualcuno.

Se vai a fare l’architetto in un paese emergente perchè ti piace viaggiare allora sembra giusto, se vai all’estero perchè qui non ti assumono allora sembra ingiusto. Secondo me le cose dovrebbe essere viste da un’altra prospettiva: se il lavoro che vuoi fare ti piace veramente, vai dove sai di poterlo fare bene, imparare di più, crescere in esperienza e soddisfazione. Da questo punto di vista, non ci sono nè barriere nè confini, ci sono solo opportunità da cogliere. Se invece ragioni partendo dal fatto che ti sei laureato, sei italiano ed è giusto che tu adesso trovi lavoro qui, allora sarà un cammino lungo e poco piacevole. Ho incontrato molti professionisti adulti e molti neolaureati, la sensazione più evidente è la differenza tra chi ha non ha esitato ed è partito per mettersi alla prova creandosi nuovi orizzonti e chi si è impantanato tra pretese, ripicche e polemiche.

Non so se partire sia giusto o no, non so se valga per tutti indistintamente.

Io ho la valigia sempre pronta.

PRIMA DI SCEGLIERE L’UNIVERSITA’

Pontificia Università Gregoriana in Roma. Aula...

Un sacco di gente sceglie l’università partendo da che cosa gli piace studiare. O da cosa non gli piace studiare. Insomma, sceglie l’università come si scelgono le superiori. Ma le superiori sono scuola dell’obbligo, come dire…visto che sono obbligato almeno studio quello che mi piace! Scegliere l’università però è diverso, non sei affatto obbligato, anzi!, il principio che dovresti seguire in questa scelta dovrebbe essere cosa mi serve studiare per fare il lavoro che mi interessa?

Partendo da questa domanda (difficile, lo so ) si aprono molti altri quesiti in un gioco a catena, ma fondamentalmente ti devi chiedere 2 cose:

1) che lavoro vuoi fare? (domanda che meriterà molti altri approfondimenti)

2) quale studio è maggiormente richiesto, in Italia, per questo lavoro?

Rispondere alla prima domanda richiede lo sforzo di domandare: a te stesso, a gente del settore, a tutor universitari, a parenti, ad estranei. Domandare per avere informazioni utili in modo da non trovarti a piedi una volta laureato o laureata (non serve forse a questo questo blog????).

Rispondere alla seconda domanda richiede invece guardare in faccia la realtà: potresti scoprire che lo studio che ritenevi così importante per te ha pochissimo valore nel mondo del lavoro, oppure scoprire che la laurea che stavi inseguendo non è quella più richiesta per il mestiere che hai in mente. Magari ne basta una più facile, oppure occorre una specializzazione che non avevi previsto. Insomma, se non chiedi prima di scegliere, rischi di buttare via soldi e fatica. E sogni.

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