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UNA NUOVA IMPRESA? WOOD DEMON

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Cosa vuol dire fare impresa oggi? Come nasce qualcosa da zero? E’ possibile che nel 2014 esistano nuove idee che hanno un mercato anche senza essere start up tecnologiche?

Wood Demon è una di queste e un video (clicca qui) dà un assaggio dell’idea e della filosofia che ci stanno dietro.

REINVENTA TE STESSO

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L’uomo sopravvive perchè sa cambiare, ad ogni età, seppur con intensità differenti.

E il cambiamento non nasce dalla riflessione pensosa e teorica, nasce dall’incontro col mondo lì fuori, con il dialogo, con la lettura, con la visione di luoghi nuovi, persone nuove, pensieri nuovi.

Sembra quasi che il cambiamento nasca dal cambiamento, un gioco di azione e reazione.

E questa storia ne è l’ennesima prova.

Buon cambiamento a chi non sta bene!

 

 

ASPIRANTI AVVOCATI!

imaggesEhi! Aspiranti avvocati! Sapete com’è la situazione? Forse prima di imbarcarsi in un’avventura universitaria piuttosto pesante meglio capire un po’ cosa sta succedendo in Italia nel settore.

Personalmente è il secondo anno che mi viene chiesto di pensare un intervento per i Giovani Avvocati e facendo alcune ricerche nel settore ho trovato dei “buchi” che non credevo… come se il settore vivesse su un binario parallelo rispetto al resto del mondo imprenditoriale. Ma fare l’avvocato e avviare uno studio legale o entrarvi non è molto differente dal “fare impresa” più tradizionale. O pensate il contrario?

In questo link ci sono alcuni considerazioni importanti: il dito è già nella piaga e anche l’avvocatura vive nella globalizzazione. Meglio attrezzarsi per tempo!

LINKEDIN…PER ORIENTARSI MEGLIO

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Può un social network essere qualcosa di più di un superficiale passatempo? Io credo di sì e quando ogni giorno mi trovo nel mio lavoro a spiegare quella che è una piccolissima parte del funzionamento di Linkedin, per la ricerca del lavoro, mi rendo conto di quanto serio è lo strumento.

I social sono molto accessibili e questo fa pensare che siano sciocchi ma non è così e un nuovo tool di Linkedin può tornare molto utile per orientarsi. Si chiama “Linkedin University Page”, in Italia la trovate sotto la voce “Interessi/Formazione” e può aiutare molto nel capire chi ha frequentato una determinata scuola o università e soprattutto ti fa vedere che strada ha fatto dopo, che carriera, quanto successo ha avuto, che percorso ha intrapreso. E’ una funzionalità eccezionale, soprattutto per difendersi dal marketing universitario. Sapete quando le università si pavoneggiano dei loro numeri (quanti iscritti, quanti laureati, ecc…) o vi raccontano quante possibilità potete avere con quella o quell’altra laurea? Ecco, qua non c’è via di scampo, si vedono i profili delle persone, il lavoro che fanno e che scuola hanno frequentato, si ricavano quali studi hanno intrapreso  le persone di successo e le persone a cui aspirate, si vede quanta strada hanno fatto quelli che contano e gli altri. E’ un aiuto molto utile per decidere del proprio futuro (ecco il link per un articolo di approfondimento).

DEDICATO AGLI ASPIRANTI ARCHITETTI E NON SOLO….

images In mezzo alle voci di coloro che vogliono venderci un ateneo o un corso di laurea, perchè non ascoltare una voce diversa, magari di qualcuno che ha fatto un’indagine, un approfondimento, senza alcun interesse personale o privato?

Ecco qualcosa di interessante (vedi link). Quando ci si chiede se una facoltà può dare sbocchi lavorativi meglio saperle certe cose: ad esempio il numero dei laureati che sforna rispetto alla popolazione italiana e la quantità di scambi con l’estero che richiede ai propri docenti e studenti.

UNIVERSITA’: QUANTO SIAMO INDIETRO?

Ecco un articolo (clicca qui) che ci ributta nella crisi della nostra università. Ma possibile che sia dia ancora tanto peso a questa scelta anzichè al dopo-università? In quasi 10 anni di lavoro ho visto splendidi Bocconiani avere grosse difficoltà nel mondo del lavoro e frequentatori di università secondarie andare via come treni al lavoro. La scelta dell’università, secondo voi, non dovrebbe avvenire dopo aper scelto l’ambito di lavoro? E una volta scelto l’ambito, soldi permettendo, non sarebbe il caso di cercare l’università più adatta alla preparazione a prescindere dalla vicinanza da casa, da mamma e papà, dalle comodità insomma?

Leggo l’articolo segnalato e parla di università italiane come “super licei locali” e da quel che vedo in giro faccio fatica a dissentire. Rispetto a quanto si studia all’università, quanti corsi sono realmente pensati per incontrare i bisogni del mondo del lavoro? Tempo fa ho avuto modo di scambiare interessanti battute con un prof. universitario che mi ribadiva che non è questa la funzione dell’università. Ah no? A cosa servirebbe Allora? Per accrescere la cultura generale? Io continuo a dissentire. E i ragazzi sanno di cosa parlo 😉

NON C’E’ LAVORO?

la più grande opportunità dell’Italia è proprio la mancanza di opportunità: dovremmo guardare i problemi che ci sono e poi cercare il modo di risolverli”. Non a caso il settore da tenere d’occhio è quello dei servizi (oltre all’entertainment).

”Scontrandosi con i problemi della vita di tutti i giorni arrivano le idee per risolverli, e queste si possono trasformare in imprese di successo”.

(Massimo Ciociola, fondatore di MusixMatch)

(per vedere l’interno articolo, clicca qui)

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ATTUALITA’ SETTEMBRE 2013: BEN DETTO MINISTRO!

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Il ministro Carrozza dice “non voglio più che gli studenti italiani arrivino a 25 anni senza aver mai lavorato un solo giorno nella loro vita”, ben detto! E poi aggiunge “La scuola e l’università devono meritarsi l’investimento”, meglio ancora! Messagigo chiarissimo: scuola e università devono occuparsi della transizione dei giovani verso il mercato del lavoro. E sto immaginando stage, esperienze professionali, tirocinii, collaborazioni con enti e aziende. Meno prof. in cattedra distanti anni luce dai ragazzi e dal mondo esterno e più coinvolgimento attivo. Penso al mio Liceo, il Classico Antonio Canova di Treviso, che su questi fronti è molto attivo e ne raccoglie i frutti. Quante altre scuole sono così? E quante università? Segnalatemi le vostre esperienze e promuoviamo insieme chi davvero si muove per i ragazzi!

NON VOLTARTI INDIETRO

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Sento storie di giovani che vanno all’estero e disegnano con soddisfazione una loro strada professionale e affettiva (matrimonio, casa, lavoro a tempo indeterminato, buon guadagno…) e poi, alla nascita di un figlio pensano di ritornare in Italia per dare al figlio “tutto quello che ho avuto io”. Argomento delicato, delicatissimo, ma mi chiedo se ha veramente senso questa inversione di rotta. E se quello che si è avuto in gioventù, da cui comunque si è scappati, sia davvero il meglio da offrire ad un figlio. Comprendo quelli che sono tornati in Italia a seguito di esperienze negative all’estero, ma chi ha avuto un’esperienza positiva, perchè si volta indietro? Scegliere l’instabilità, l’incertezza, le difficoltà, l’immobilismo per un presunto benessere, un amarcord dei propri ricordi, è davvero un’opzioni valida per il benessere del proprio figlio, della famiglia e di se stessi? Spingersi più in là, scoprire nuovi paesi non solo per turismo giovanile ma per cercare un luogo migliore per sè e per i propri cari, è una scelta di vera maturità.
 
Il benessere non è soltanto misurabile in termini di guadagno come negli anni 80-90, il benessere è la qualità della vita, reale, tangibile, diffusa.
Il benessere passa per i servizi e le strutture che un luogo offre, l’attenzione ai cittadini, soprattutto bambini, anziani e coppie giovani, si misura con i progetti sociali e culturali, con l’attenzione per l’ambiente e la meritocrazia sul posto di lavoro. Tutto questo è ben-essere e ben-vivere, tutto questo sono valori e concetti preziosi a cui noi tutti dovremmo aspirare, cercare, afferrare, fare nostri e non voltarci indietro.
Torneresti in una situazione arretrata? E perchè mettere tuo figlio nelle stesse condizioni?

COSA VUOL DIRE ANDARE ALL’ESTERO?

485175_10151420934662305_1313628850_nTempo d’estate, ho salutato un altro giovane amico in patenza per una grande capitale mondiale per un ciclo di colloqui di lavoro cercando di avere successo e soddisfazione con il proprio mestiere di grafico fino ad oggi mortificato in Italia. Mi è tornata alla mente una giovane laureata in Antropologia che all’interno di un dibattito organizzato in un liceo ha evidenziato come altrove questo mestiere sia “riconosciuto” mentre in Italia sembra che nessuno sappia nemmeno cosa sia.

I due episodi non sono così distanti.

Molti ragazzi mi chiedono se è giusto che debbano andare all’estero per lavorare, ma io credo che il discorso anzichè arenarsi nella sciocca pretesa secondo cui “io sono italiano e il lavoro devo trovarlo in Italia” dovrebbe essere portato su di un altro livello: o scegli di essere laddove il tuo studio e il tuo lavoro servono (ovunque sia, anche in Italia!) o scegli uno studio/lavoro richiesto nel territorio che hai prescelto come tuo luogo di vita. Personalmente trovo la seconda via impervia anche se all’apparenza sembra la più facile mentre la prima potrebbe riservare molte sorprese positive oltre che garantire una crescita umana e professionale. Ad ognuno la sua scelta.

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