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MA ALLORA C’E’ LAVORO! (L’ARTE DI LEGGERE TRA LE RIGHE)

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Oggi ultimo giorno del progetto per i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile e la domanda che ha scatenato gli animi è stata ma c’è lavoro?

Avevo una copia con me di “Il Lavoro”, un settimanale che si trova in edicola e consiglierei a chiunque volesse capire cosa viene ricercato…pagine e pagine di annunci, senza perdersi in internet.

I ragazzi si sono subito motivati perchè hanno toccato con mano che il lavoro c’è, le richieste esistono davvero e sono anche di vario tipo. Non è vero che vogliono solo commesse diciottenni e agenti di vendita!

Nello scorrere gli annunci però è venuto a galla anche uno dei comportamenti più diffusi e autolimitante. In un annuncio di lavoro spesso si trovano parole che non si conoscono (relative a ruoli professionali, competenze specifiche, mansioni da svolgere,…) e anzichè cercare di sapere cosa vogliano dire, in moltissimi scartano l’annuncio a priori. Perchè?! Perchè buttare via occasioni interessanti?

Dietro ad alcune parole nuove, straniere o apparentemente complicate, si possono nascondere attività semplici, interessanti e addirittura già conosciute. Me ne accorgo quando nei miei incontri leggo io gli annunci e spiego cosa viene richiesto e spesso qualche ragazzo salta fuori con un aaaaaah sì, ma io questo lo so fare! oppure io lo so che cosa vogliono, l’ho già visto fare, è facile!

Meglio allora non perdere l’occasione di conoscere qualcosa di nuovo e cercare il significato delle parole lette. Da questo punto di vista google è un validissimo aiutante!

Basta così poco per allargare gli orizzonti e darsi più chance! 😉

MA TU CHE LAVORO FAI?

quale mestiereOggi uno dei ragazzi detenuti all’Istituto Penale Minorile mi ha chiesto ma tu che lavoro fai? L’orientatore (parlare di outplacement e coaching sarebbe stato troppo complesso); e ti pagano per questo? …

Ottima domanda, magari ce la si ponesse più spesso, no?

Di solito ci facciamo un’idea vaga della redditività di un mestiere in base a quello che si sente dire in giro, oppure si guarda come è vestito o che auto guida o che casa ha una persona e a partire da questo ci si fa un’idea di quanto si possa guadagnare con il lavoro che fa. Ma non è il modo giusto.

Spesso i ragazzi nella valutazione della scelta universitaria e professionale mi chiedono di indicare loro un lavoro ben pagato o almeno un’università che garantisca un’entrata soddisfacente…e allora procediamo con ordine.

Un lavoro è ben pagato se:

– c’è richiesta;

– la gente è disposta a pagare per quello che offri.

Tutto qui? Beh non è poco. La richiesta dipende dal bisogno reale (c’è richiesta di tanti servizi o prodotti ma è una richiesta superficiale, apparente. La richiesta è concreta quando si è disposti a pagare per quello che offri).

Quindi le domande da porsi sarebbero:

– a che serve quello che sai fare?

– Ci sono prodotti alternativi a quello che offri?

– Quello che offri in quale parte del mondo serve (siamo in un mondo globale no?)?

– Chi compra quello che offri (sempre più spesso chi compra è una persona diversa da chi usa quello che offri)?

– Il prezzo richiesto è giusto per chi compra e, soprattutto, per garantirti il tuo guadagno ogni mese?

Domande non facile, ma comunque da porsi.

Se da questi quesiti hai la sensazione che non hai nulla di interessante da offrire o che non ci sia abbastanza mercato per quello che hai in mente, beh, forse è il caso di approfondire e pensare ad un piano B, magari qualcosa che possa completare quello che hai in mente.

QUANTI SOLDI PENSI DI GUADAGNARE?

Secondo incontro con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile, non sono obbligati a partecipare, il fatto che ci siano è già un buon segno. Oggi l’argomento che ha più fortemente acceso il dibattito è stato il guadagno. Quanto si guadagna lavorando onestamente? E quindi, per quanti soldi ha senso lavorare? E quindi ancora, studiare serve o è una perdita di tempo?

La discussione è stata molto interessante, anche perchè guadagnare “molto” o “poco” è un concetto relativo: per te quant’è molto? E quant’è poco? Ma soprattutto quanti soldi pensi che ti servano per vivere?.

Spesso chi non sa nulla del mondo del lavoro pensa che un professionista guadagni automaticamente tanto solo perchè ha un titolo di studio prestigioso, ma non è affatto così. Una volta compreso questo, alcuni si demoralizzano eccessivamente, altri si esaltano sentendosi giustificati a studiare meno, soprattutto se ne hanno poca voglia o sono più portati per il fare. Quello che è lampante è che mancano le informazioni tra i giovani. Come posso fare per sapere quanto guadagnerà un neo avvocato, medico, psicologo, barista, cameriere, elettrauto, commesso? E che propensione di incremento posso attendermi? Basta domandare:

1) domandare a chi questi lavori già li fa;

2) domandare a chi questi lavori li procura (cioè le Agenzie per il Lavoro, più note come Agenzie Interinali).

I ragazzi di solito non chiedono a chi ne sa di più, si informano solo orizzontalmente nel giro dei coetanei e amici.

I ragazzi svegli non si perdono in chiacchiere, si informano verticalmente: vanno dritti alla fonte.

L’orientamento passa anche da qui.

ORIENTAMENTO PER MINORI DETENUTI

Istituto penale minorile

Istituto penale minorile (Photo credit: Emanuele Rosso)

Ieri è iniziato un nuovo progetto di orientamento per ragazzi temporaneamente detenuti in un Istituto Penale Minorile. Le vicende personali di ciascuno e le motivazioni per cui si trovano in carcere sono varie ma in generale a portarli a delinquere sono stati il bisogno di guadagnare qualcosa o il desiderio di raggiungere velocemente il benessere che altri ragazzi più fortunati hanno già. Spesso si nota una profonda ingenuità di fondo.

E’ la seconda volta che seguo un progetto simile e devo dire che l’emozione è sempre forte.

A che serve fare orientamento in un Istituto Penale Minorile? Serve, eccome!, soprattutto perchè durante la detenzione i ragazzi possono scegliere in che direzione studiare e possono anche fare alcuni lavori o partecipare a gruppi di approfondimenti su singole materie o competenze (ad esempio la creazione e impaginazione grafica). L’orientamento serve quindi anche in questo caso per coniugare interessi e inclinazioni personali con esigenze professionali.

Ieri ho conosciuto i ragazzi e quello che mi ha colpito è che le loro idee sul mondo della scuola e del lavoro sono molto simili a quelle dei ragazzi che incontro nelle scuole: non c’è lavoro, a che serve studiare?, occorrono le raccomandazioni, un laureato guadagna molto più di un diplomato.

Uno dei ragazzi è fermamente convinto di voler finire gli studi e laurearsi, uno vuole fare il calciatore e non gli interessa studiare, uno ha già lavorato, gli è piaciuto e vorrebbe continuare il mestiere intrapreso, uno dice che farebbe qualunque lavoro per guadagnare bene. Un altro paio di ragazzi per il momento ascoltano un po’ scettici, ma sento che qualcosa dei discorsi avviati sta passando loro sottopelle. Una certezza però è forte: la via breve per raggiungere i propri obiettivi non funziona e loro lo hanno capito bene. Così come stanno imparando che per arrivare ad un obiettivo occorre costruire un percorso, di studi ed esperienze, con tenacia e pazienza.

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