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UNA NUOVA IMPRESA? WOOD DEMON

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Cosa vuol dire fare impresa oggi? Come nasce qualcosa da zero? E’ possibile che nel 2014 esistano nuove idee che hanno un mercato anche senza essere start up tecnologiche?

Wood Demon è una di queste e un video (clicca qui) dà un assaggio dell’idea e della filosofia che ci stanno dietro.

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REINVENTA TE STESSO

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L’uomo sopravvive perchè sa cambiare, ad ogni età, seppur con intensità differenti.

E il cambiamento non nasce dalla riflessione pensosa e teorica, nasce dall’incontro col mondo lì fuori, con il dialogo, con la lettura, con la visione di luoghi nuovi, persone nuove, pensieri nuovi.

Sembra quasi che il cambiamento nasca dal cambiamento, un gioco di azione e reazione.

E questa storia ne è l’ennesima prova.

Buon cambiamento a chi non sta bene!

 

 

QUANTO SEI INTRAPRENDENTE?

INTRAPRENDENZA

Crea le “condizioni per”…. qualcuno se ne accorgerà!

E SE APRISSI UN NEGOZIO?

starbucks-concept-storeSembra che molti giovani, terminati gli studi e vista l’aria che tira, anzichè darsi alla ricerca di un lavoro si stiano ripensando negozianti, come se fosse più facile ma non è così: occorre sapere quello che si sta facendo. Che cosa serve per essere dei bravi negozianti?

c’era una volta un negozio…

C’era una volta un negozio nella mia città, ma c’è qualcosa di simile anche nella vostra città, che vendeva prodotti alimentari tipici, da asporto o da consumare all’interno dell’ampio locale. Prodotti buonissimi, di ottima qualità e in un punto perfetto del centro storico. Un locale con un nome evocativo che mi ha attirato fin dai primi giorni di apertura. Cucina: buonissima.

Purtroppo il locale non era affatto all’altezza del prodotto e tanto meno la gestione. Affidato a un pocopiùcheventenne moltopiùchescansafatiche, il posto era arredato in maniera misera, con una scelta di arredi errata (rispetto alla tradizione del cibo venduto) e senza alcuna indicazione invitante sui prodotti esposti in banchi frigo più tipici di una macelleria che di un locale caratteristico. Quando chiedevo al ragazzo-gestore di spiegarmi i prodotti mi rispondeva annoiato per monosillabi.

Il cibo era ottimo, i prezzi anche, era un piacere comprare da mangiare lì, un po’ meno restare lì a mangiare. E i tavoli restavano vuoti e il ragazzo solo, ma non sembrava un problema per lui perchè che ci fossero clienti o no, l’ho sempre visto intento a chattare al computer piuttosto noncurante di quel che gli stava intorno. Finchè il locale all’imprivviso ha chiuso. Mi sembra non sia durato un anno.

Ancora adesso avrei voglia di mangiare quelle cose e se penso al locale e alla gestione prima sorrido per il modo assurdo con cui veniva portato avanti e poi mi domando che fine abbia fatto quel tipo. E soprattutto mi chiedo: avrà mai capito perchè il locale ha chiuso?

NON C’E’ LAVORO?

la più grande opportunità dell’Italia è proprio la mancanza di opportunità: dovremmo guardare i problemi che ci sono e poi cercare il modo di risolverli”. Non a caso il settore da tenere d’occhio è quello dei servizi (oltre all’entertainment).

”Scontrandosi con i problemi della vita di tutti i giorni arrivano le idee per risolverli, e queste si possono trasformare in imprese di successo”.

(Massimo Ciociola, fondatore di MusixMatch)

(per vedere l’interno articolo, clicca qui)

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SITTERLANDIA.IT – LA QUALITA’ AL SERVIZIO DELLE FAMIGLIE

logo_sitterlandiaPiù volte su Il Mio Domani ho parlato di mestieri innovativi e di quanto occorre inventare un lavoro anziché cercarlo. Navigando in rete ho Conosciuto questa nuova realtà, Sitterlandia.it e l’ho trovata una bella idea frutto della mente giovane e brillante di Martina Monaco.

La sua storia credo possa essere di ispirazione per molti che hanno un’idea e vorrebbero testarla, avviarla, farla fiorire.

Innanzitutto credo sia opportuno tracciare il tuo identikit: chi è Martina Monaco?

martina_sitterlandia_smallSono nata a Venezia nel 1977 e vivo a Padova da 12 anni.  Mi sono diplomata in informatica e dopo una breve esperienza impiegatizia (per capire quale fosse la scelta accademica migliore), decido di cambiare totalmente indirizzo di studi, iscrivendomi a Psicologia a Padova. Ho scelto l’indirizzo psicobiologico, per analizzare e comprendere il contesto sociale e tecnologico e permettermi, attraverso lo studio dei dati, di creare, o migliorare, processi di innovazione organizzativa.

Il primo passo verso questa voglia di ottimizzare le interazioni e le comunicazioni sociali, attraverso la tecnologia, l’ho fatto con la mia tesi di laurea: analisi automatica dei curricula. Un motore di ricerca semantico per la valutazione dei profili, per un mappatura in tempo reale delle competenze. Un progetto che è approdato in alcuni Centri per l’Impiego.

Con il tempo e grazie a un tirocinio nell’ambito dell’orientamento professionale per neolaureati, si faceva sempre più forte la convinzione che mancava un orientamento lavorativo: i giovani italiani sono lasciati soli a decidere sulle scelte che cambieranno il loro futuro. Sia la scelta dell’università sia la valutazione delle offerte di lavoro.

Decido, così, di toccare ancora più con mano la situazione e accetto un posto di lavoro in un’agenzia di lavoro interinale. Nessun apporto tecnologico e psicologico per le selezioni e, soprattutto, nessuna voglia di migliorare e investire. L’unico obiettivo da perseguire erano gli utili, lasciando la qualità su un piano totalmente ininfluente ai fini del successo e della carriera lavorativa.

Quindi, l’assunzione della consapevolezza che in Italia non c’è moltissimo spazio per l’innovazione, mi ha portato a stabilire delle priorità: un lavoro che mi permettesse di “campare” e di costruire una rete di conoscenze per capire quali muri era utile scavalcare e quali aggirare. Volevo creare uno strumento che potesse migliorare la condizione sociale, soprattutto delle donne. Insomma, volevo creare un nuovo bisogno e volevo farlo su Internet.

Caspita, tocchi temi importanti e attualissimi. Come puoi immaginare condivido in pieno la tua ricerca di innovazione e la tua attenzione all’orientamento. Soprattutto mi piace molto il tuo punto di partenza: l’osservazione della realtà circostante e dei bisogni della gente. Raccontaci quindi di Sitterlandia…

Partendo dal presupposto di voler creare uno strumento per le donne, ho iniziato ad analizzare vari aspetti, concentrandomi su quello che più di tutti rientrava nella categoria “le cose all’italiana”. Ecco approdata al mondo “sitter”: in Italia, chiunque può fare la babysitter o la badante. Non ci sono linee guida per queste professioni e, soprattutto, sono professioni che spesso vengono viste come toppe in attesa di qualcosa di più serio e professionale. Per questo, le mamme si trovano ad affrontare ricerche estenuanti per arrivare ad incontrare una babysitter almeno “decente”. Arrivando a rinunciare sia alla babysitter che, ovviamente, ad una carriera professionale.

Il miglior modo per testare la valenza della mia idea di costruire una piattaforma di offerta e ricerca sitter è stato partecipare alle feste di addio al nubilato, dove molte donne presenti sono mamme. Ecco, alle feste di addio al nubilato, le mamme si scatenano nella loro felicità, non per la festa in sé, ma per essere finalmente riuscite a concedersi una serata per se stesse senza dover badare ai propri piccoli. Tra un’acqua tonica (la mia) e un gin lemon (il loro) riuscivo ad avere delle risposte al mio “sondaggio”.

Ahahaha, ottima strategia di indagine!

Conclusione: queste donne non riuscivano a trovare un proprio spazio durante la giornata solo per se stesse o anche per condividere preziosi momenti con i propri mariti, proprio perché non riuscivano a trovare una figura a cui affidare, anche solo per qualche ora, i propri figli. Il mito del passaparola è caduto rovinosamente perché “è una seconda scelta di altre mamme”. “Le bacheche? Le hai mai provate per cercare una babysitter?”. Dopo le feste di addio al nubilato, ho provato ad inserire un annuncio di ricerca su una bacheca online. Risultato? Dopo 200 telefonate, alcune in lingue a me sconosciute e dopo aver risposto ad un imbianchino in cerca di nuovi clienti, ho buttato la sim del cellulare. La mail che ho usato, ancora oggi, a distanza di 2 anni, riceve spam di ogni tipo.

Mi ero convinta. Volevo creare una piattaforma che tutelasse anche le famiglie dagli “stalker” in cerca di lavoro, da quelli che ti chiamano ogni giorno per chiedere “volevo sapere se ha trovato. No perché io sono sempre disponibile!”. Dovevo tutelare anche i sitter, soprattutto le ragazze (che per la maggiore si propongono per questi lavori), da chi cerca di trovare facili incontri, magari cavalcando il mito della babysitter “coscia lunga” di Pierino.

Mi sono così resa conto, definitivamente, che nel nostro Paese ci sono molte persone alla ricerca di lavoro come sitter, ma non c’è alcuno strumento utile che possa mettere loro in relazione con le famiglie, attraverso informazioni precise, mirate sui servizi e sulle competenze offerte.

Non restava che trovare un nome. Nasce, così, Sitterlandia.it, il Portale del mondo Sitter.

Con Sitterlandia.it sono riuscita a creare e a dare il “via” alla mappatura delle competenze nel mondo “caregiver”. Se prima una ricerca portava spesso ad un nulla di fatto, ora, grazie a Sitterlandia.it, una ricerca si chiude in meno di 2 settimane e si ha il sitter giusto per le esigenze della famiglia.

Fantastico, hai provato in prima persona quale sia la situazione e quali sono i problemi. Non è così comune tra chi si lancia in una attività anche se dovrebbe essere ovvio fare queste prove per capire la situazione del mercato in cui si vuole entrare.

Sitterlandia.it nasce con le babysitter, ma nel tempo si sono aggiunte altre figure e servizi, tra cui sezioni dedicate alle sitter nel mondo degli adulti (badanti, infermieri), nel mondo della casa (colf, custodi, maggiordomi), nel mondo degli animali (petsitter, dogwalker e addestratori) e nel mondo dello studio (aiuto compiti).

Con il tuo sito tocchi un tema scottante: il riuscire a far quadrare vita lavorativa, vita famigliare e vita personale delle giovani donne. Noto che è un tema assolutamente trascurato nei processi di orientamento. Secondo te andrebbe affrontato fin dalla scelta universitaria o professionale? Tu che sensazione hai dalla tua scrivania di Sitterlandia? 

Sitterlandia.it è nato proprio con lo scopo di cercare di rendere la vita più facile alle mamme.

Il mondo del lavoro, nella maggior parte dei casi, non tiene molto conto delle necessità di una persona con famiglia e a farne le spese sono, quasi sempre, le donne. Ho visto, nel corso degli anni, tante mie coetanee lottare contro il tempo e con i sensi di colpa, oberate dal lavoro, dalla casa e dalla famiglia e tutto questo mi ha fatto molto riflettere: lo Stato e le aziende dovrebbero fare di più per agevolare la conciliazione famiglia-lavoro.

La scelta della scuola superiore e, poi, dell’università, si fa ad un età in cui, solitamente, non si pensa alla famiglia e non si ha minimamente idea di quali carichi comporti averne una, soprattutto a livello di conciliazione famiglia-lavoro. Penso, però, che non si debba basare le proprie scelte di studio e professionali su come sarà (forse un giorno) la propria vita famigliare oppure basandosi sul fatto che si è una donna piuttosto che un uomo. Ragionando in questi termini, saranno sempre le donne a pagare per un welfare che non c’è. Bisogna, invece, fare i conti con le proprie necessità e operare sulla soddisfazione dei propri bisogni: svolgere un lavoro che ci piace, può renderci felici e appagati. Il nostro benessere si rifletterà sicuramente sulla nostra famiglia, qualsiasi essa sarà e qualsiasi saranno i problemi da affrontare.

Alle giovani donne, mi sento di consigliare di pensare, prima di tutto, a crearsi una propria autonomia, lottare per avere una propria identità personale e lavorativa. Avere un ruolo nella società permette di fare delle scelte libere, non dettate da altri, e dà la possibilità di far valere le proprie idee, per chiedere alle istituzioni maggiore attenzione sulle necessità di una madre che lavora.

Sono d’accordo, l’autonomia delle donne credo sia un gran traguardo e richiede molto lavoro, a 360°. A proposito di autonomia, per creare il tuo sito e gestire il lavoro che c’è dietro, in quanti siete? Con quali competenze? 

Il portale è stato concepito a ottobre 2010 e, dopo una prima fase di studio del settore e poi di test della piattaforma, è stato aperto alle famiglie il 7 marzo del 2011. La parte di programmazione e la grafica l’ha seguita Andrea Apollonio, il mio attuale socio, un vero talento nel campo informatico, che è riuscito a creare un portale funzionale e dall’utilizzo semplice. Invece, la parte di realizzazione delle schede professionali e il recruitment dei sitter è stato il mio compito. In pratica, i costi di start-up li abbiamo ammortizzati molto con le sue competenze informatiche e le mie competenze nell’ambito della psicologia e della selezione del personale.

dir_sitterlandiaCon Andrea, abbiamo inserito anche un sistema informatico, basato su rete neurale, che assegna al singolo sitter una percentuale di attinenza per la candidatura al singolo annuncio. Così, le famiglie in cerca di sitter, quasi mai esperte in ricerca e selezione, hanno un validissimo aiuto per capire chi chiamare a colloquio. Così si dà un servizio vero.

Caspita, bella questa trovata, davvero un aiuto per chi non sa da dove partire nella ricerca. Mi sembra tutto ben studiato, i presupposti per una crescita! Come vedi quindi il futuro di Sitterlandia, cosa immagini per Il Tuo Domani? 

Sono riuscita a creare sul serio uno strumento utile per le famiglie e soprattutto per le donne. Ogni giorno riceviamo telefonate di ringraziamento per il servizio che offriamo. Ogni telefonata di mamme o papà, rinforza il mio entusiasmo. Fino ad arrivare ad un’altra consapevolezza: in Italia non c’è una guida valida per orientare le famiglie alla scelta della struttura migliore per i bisogni dei propri figli. Oltre ai soliti elenchi di nominativi, non c’è niente che dia informazioni mirate. Informazioni realmente utili per una scelta, appunto, informata. Abbiamo deciso, quindi, di creare, all’interno del portale, una sezione dedicata alle strutture per l’infanzia, dove si dà la possibilità di parlare innanzitutto al target di riferimento, presentare nel dettaglio la propria realtà, i servizi e le competenze, aumentando la propria visibilità e permettendo alle famiglie di venire a conoscenza della struttura nella zona di riferimento.

Ogni giorno infatti ricevo numerose richieste di genitori disperati che mi richiedono di fornire loro un aiuto concreto attraverso informazioni dettagliate e affidabili sulle strutture per l’infanzia nella zona di riferimento a cui affidare i propri figli.

Insomma, vedo che piani di espansioni ce ne sono eccome. Se dovessi cercare dei collaboratori, che tipo di persone cercheresti? Diplomati o laureati in cosa? Con che tipo di esperienze?

 

Dalla mia esperienza di selezione del personale ho imparato che il tipo di diploma o di laurea conta fino ad un certo punto. Se si vuole lavorare nell’ambito web bisogna saper essere eclettici e curiosi, ma questo, probabilmente, vale anche per molti altri campi lavorativi. Io cerco persone che dimostrano interesse e voglia di scoprire nuove strade e orientate alle esigenze del cliente. Il nostro è un servizio innovativo, ma allo stesso tempo riguarda una sfera molto delicata come la cura dei propri cari. Per questo, cerchiamo persone che condividono la nostra mission e che dimostrano sensibilità. Non deve però mai mancare la precisione perché come dice sempre mia madre: “le cose o si fanno bene o non si fanno”.

Visto che il blog è per i ragazzi alle prese con le “grandi scelte” del post diploma, hai qualche buon suggerimento per loro? 

C’è chi ha le idee molto chiare e, da subito, sa ciò che vuole, ma c’è anche chi, e in questo gruppo mi sento inclusa, ha bisogno di capire e di provare il lavoro giusto. Consiglio, in questo caso, di fare più esperienze possibili, di qualsiasi tipo, per capire ciò che si vuole o non si vuole fare. Informarsi, parlare con chi fa un determinato mestiere che ci attrae, fare stage, tutto può essere utile per creare la propria identità e conoscere se stessi. Prima di scegliere un percorso di studi, domandarsi ciò che si vorrebbe fare ed informarsi che strada è necessario percorrere per arrivare a quella determinata professione. Può capitare di farsi un’idea totalmente sbagliata e il supporto di centri di orientamento possono essere molto utili in questa fase. Durante il corso degli studi sarà, poi, più facile affinare il proprio programma, ma la scelta dell’area professionale in cui si vorrà lavorare viene fatta quando si sceglie il percorso universitario ed è molto importante.

Ti ringrazio, condivido in pieno le tue parole: la propria identità si crea esperienza dopo esperienza e da ogni esperienza si può imparare qualcosa, di sé, del mondo intorno, del proprio orientamento.

Ti auguro buona fortuna e, da neo genitore, ti ringrazio particolarmente per il lavoro che fai.

 

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IDRAULICO O LAUREATO?

New York Mayor, Michael R. Bloomberg.

New York Michael R. Bloomberg. (Photo credit: Wikipedia)

Pochi giorni fa hanno fatto scalpore le dichiarazioni del sindaco di New York, Michael Bloomberg, secondo cui è meglio diventare idraulici anzichè investire tanti soldi per arrivare a laurearsi mediocremente e non trovare poi un lavoro. Discorso spinoso, ma merita attenzione.

Al di là delle differenze tra Stati Uniti e Italia (lì il college è molto competitivo e molto costoso, pochi se lo possono permettere, molti ragazzi si indebitano personalmente per pagarselo e poi devono lavorare per restitutire i soldi ricevuti), tanti ragazzi si laureano svogliatamente, senza testa e senza impegno e poi si ritrovano fuori dal mercato del lavoro perchè non hanno la preparazione giusta per essere selezionati dalle aziende o per mettersi in proprio. E questo è un dramma, perchè da una parte i ragazzi vengono illusi sul “pezzo di carta” e dall’altra le università se ne lavano le mani senza consigliare nè affiancare seriamente nei piani di studio e nell’orientamento durante gli studi gli studenti. Quindi che fare? Meglio gli idraulici come dice Bloomberg? Io credo che non sia così semplice. Se non sai “essere imprenditore”, se non sai come comunicare il tuo lavoro e cercarti i clienti, se non sai come organizzarti e come curare l’amministrazione del tuo lavoro, anche mettersi in proprio e fare – semplicemente? – l’idraulico è una sfida complicata. Mi piacerebbe che nelle scuole professionalizzanti si studiasse di più come crearsi un lavoro a partire dall’apprendimento di un sapere pratico. Lo stesso potremmo dire dell’università no? La nostra università è troppo teorica per il mercato del lavoro e  tralascia troppo spesso di formare o avviare alle applicazioni pratiche di certi studi. Guardare la realtà solo da una prospettiva, che sia la pura teoria del pensiero filosofico o il puro fare disorganizzato, non garantiscono granchè. E così ci ritroviamo con mezze abilità, mezzi sogni, mezzi risultati.

TE.LE.TRASPORTO

Mi fa piacere qui pubblicare un’intervista con un giovane imprenditore, Andrea Carturan di Treviso, che ha creato un servizio di consegne a domicilio dal titolo perfetto: Te.le.trasporto (www.teletrasporto.tv). Su Il Mio Domani tante parole le spendo io in prima persona, ma dar voce a chi giovanissimo si lancia in nuove e innovative avventure penso possa essere d’ispirazione per tutti.

teletrasporto food delivery

Il Mio DomaniCiao Andrea, piacere di conoscerti, devo dire che Te.le.trasporto l’ho notato subito in alcuni locali e mi ha incuriosito, per il nome che non si dimentica e per la cura con cui hai pensato la comunicazione, lo start up e soprattutto perché nasce da un giovanissimo imprenditore. Aiutami a tracciare il tuo identikit.

Andrea Carturan – Ho 31 anni e sono sposato dal 2012; come studi, ho fatto prima il Liceo Scientifico, poi mi sono laureato in Scienze della Comunicazione Aziendale e ho frequentato un master in Economia, Impresa e International Management.

IMDMi spieghi in dettaglio che cos’è Te.le.trasporto e come ti è venuta in mente questa idea?

AC – Te.le.trasporto è la realizzazione di quello che io, per me stesso in primis, ho da sempre desiderato: avere nella mia città un servizio tipo quello del Te.le.trasporto dei film di fantascienza, che nelle serate di estrema pigrizia, quando non ho la minima voglia di uscire, sia in grado di farmi arrivare direttamente a casa quello che in quel momento desidero mangiare dal ristorante o locale che preferisco. L’idea ovviamente è partita come spesso succede da una banale esperienza personale e mi è continuata a frullare in mente per 4-5 anni anche se solo come gioco. Poi col tempo, per una serie di cambiamenti a livello familiare e lavorativo, ho deciso di investirci davvero, trovando il coraggio di abbandonare un lavoro a stipendio fisso per realizzare quello che secondo me sarebbe stato un progetto molto utile non solo per me, ma anche per molti miei concittadini. Ho tentato di rendere il servizio il più completo possibile, affiancando all’idea di base delle consegne a casa dai ristoranti per cena, un servizio di consegne di pranzi in ufficio, con menù appositamente creati dai ristoranti, un servizio di acquisto prodotti su prenotazione, come la spesa on-line o come l’acquisto di prodotti tipici o di erboristeria, direttamente dal negozio di fiducia di chi ci contatta.

IMDComplimenti, un progetto articolato. E come ti sei organizzato?

AC – Per l’organizzazione mi sono quasi totalmente arrangiato. Ovviamente ne ho parlato con mia moglie quasi ogni sera, visto che continuavano a venirci in mente nuove idee e servizi da poter inserire nel progetto, e con dei cari amici che hanno fatto studi più tecnici di me sia a livello economico che legale e che mi hanno saputo consigliare. Ma non mi sono affidato totalmente a consulenti specializzati, prima di tutto perché non potevo permettermi di pagare ogni consulenza di cui avrei avuto bisogno e in secondo luogo perché volevo essere dentro al progetto al 100%, informandomi da solo di tutto ciò che serviva fare per avviare un’attività del genere.

IMDGiusto, condivido, bisogna documentarsi bene all’inizio e in prima persona.

AC – Per lo stesso motivo non ho ricercato alcun investitore, ho voluto contare solamente sulla mia disponibilità economica e su un aiuto datomi dai miei genitori che provvederò appena possibile a ripagare.

IMDIn quanti siete a lavorarci?

AC – Io come titolare unico e Matteo Lorenzi, un mio amico, che si occupa totalmente della grafica e dell’immagine aziendale di Te.le.trasporto. E poi ci sono dei ragazzi universitari che a rotazione vengono chiamati in base al numero di consegne previste. Ovviamente per tutto il periodo di partenza, fino a che il progetto non girerà autonomamente e si autoripagherà, anche io faccio le consegne ai clienti. Questo mi permette intanto di presentarmi e far capire che dietro a tutto c’è un ragazzo giovane vissuto e cresciuto nella loro stessa città, ma soprattutto ho la possibilità di rendermi conto di quali siano le problematiche che possono sorgere a livello logistico e organizzativo.

BANNER VUOTO

IMDCome si posiziona sul mercato Te.le.trasporto?

AC – Non ci sono al momento altri servizi come il nostro in Veneto, ci sono molti Speedy Pizza e alcuni locali si sono organizzati per le consegne a domicilio. Te.le.trasporto è diverso perché ha creato una rete unica e in continuo sviluppo di attività ristorative e commerciali che permette al cittadino di richiedere all’interno di uno stesso sito qualsiasi cosa di cui abbiano bisogno, quando lo vuole e dove lo vuole, partendo dalla cena a casa in famiglia o con gli amici o dal pranzo salutare in ufficio, fino ad ordinare on-line la spesa e vedersela recapitare a casa. Al momento stiamo anche prendendo contatto con altre persone che vivono in città medio-piccole come Treviso e che sono interessate ad importare lo stesso tipo di servizio per i propri cittadini e commercianti.

IMDQuali esperienze professionali hai avuto prima di questa?

AC – Ho fatto l’export manager e questo mi ha permesso di sfruttare ogni volta che mi trovavo all’estero servizi simili al mio (solo cibo) nelle grandi capitali del mondo e di prendere il meglio da ognuno.

IMDQual è la parte più difficile del tuo lavoro?

AC – La parte più difficile, soprattutto nei primi tempi, è quando si sta a casa e ti accorgi che ci sono periodi in cui nessuno ordina e pensi che magari era solo tutta una tua illusione e nessuno effettivamente desidera poi un servizio del genere.

IMDImmagino, dev’essere dura…, e la parte più soddisfacente?

AC – Vedere che dopo la dovuta comunicazione pubblicitaria, gente completamente sconosciuta sa che esisti e utilizza costantemente i tuoi servizi e ti dice quando vai a consegnare “mi avete cambiato la qualità della vita”. E poi quando ti accorgi che gli ordini continuano ad arrivare e che la gente ne inizia a parlare e questo aumenta ancor di più il numero dei nuovi clienti.

IMDPensando ai lettori del blog, che tipo di collaboratori cercheresti per il tuo lavoro? che figure professionali, età e formazione prediligeresti?

AC – i ragazzi che cerco ora sono persone molto semplici, a modo e soprattutto oneste. E si vede subito chi lo è e chi no. Ho bisogno di potermi fidare perché gestiscono soldi di altri e non posso permettermi di avere persone attorno a me che mi obbligano ogni giorno a controllare che sia tutto a posto. Più avanti avrò bisogno di persone da assumere fisse e credo che quando sarà il momento sceglierò tra i ragazzi che già collaborano con me quelli che dimostrano di sapersi arrangiare nei momenti di difficoltà e che sono sicuro abbiano preso a cuore il lavoro che stanno facendo tanto quanto me.

IMDTi capisco, stai avvalorando la tesi di molti imprenditori e professionisti che invitano i giovani a iniziare a lavorare e dimostrare di essere affidabili prima di cercare solo il posto fisso. Visto che stiamo pensando al futuro, come vedi il tuo domani?

AC – Vorrei che Te.le.trasporto diventasse un modello di servizio da poter portare in diverse città perché è di vantaggio sia per i cittadini che per i commercianti che non possono permettersi di investire su un dipendente e su un mezzo di trasporto solo per le consegne. Te.le.trasporto permette loro di non investire nulla e di ampliare notevolmente le vendite grazie al servizio a domicilio e al bacino di utenti di Te.le.trasporto.

IMDsono d’accordo con te, anzi, avrei già un locale che vorrei segnalarti, so che non ha il servizio a domicilio ma fa una pizza che merita davvero! Intanto ti faccio i complimenti per l’idea e ti auguro il meglio. Buon lavoro Andrea.

per saperne di più…

Andrea Carturan (creatore di Te.le.trasporto)

Andrea Carturan (creatore di Te.le.trasporto)

ATTUALITA’ MAGGIO 2013

Inauguro la categoria “attualità” con questo post.

Togliamoci ogni dubbio: l’attualità può essere vista da tante angolature differenti ma in questo blog voglio usare una sola prospettiva, quella dei giovani che devono scegliere per il proprio futuro. Provare a decifrare la realtà circostante in funzione delle proprie scelte è un passo importante e doveroso (mi sto rivolgendo a te che hai diciotto anni, ma anche ai tuoi genitori che dovrebbero supportarti in questo). Ehi!, come fai a scendere in campo se non sai qual’è il terreno di gioco, quali insidie presenta e con quali regole si gioca? Niente polemiche quindi, solo qualche onesto ragionamento pensato per i più giovani.

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Maggio 2013: le stime sul lavoro al momento sono sempre più negative e se mi trovassi in un periodo di scelte post diploma la tentazione di girarmi di là e tornare a dormire sarebbe forte. Ma a che servirebbe? a nulla. Come non serve a nulla aspettare, rinviare, restare a casa al sicuro con mamma e papà. Allora coraggio, guardiamo ai fatti e cerchiamo di venirne fuori in qualche modo sensato. Orientamento vuol dire anche questo, mica solo scegliere l’università! Quindi, apriamo i giornali e leggiamo i dati.

Al momento l’Italia continua a trovarsi in una brutta situazione, soprattutto al confronto di altri Stati che hanno come noi subito una forte crisi a partire dal 2008, anno terribile. In Germania la disoccupazione è arrivata ai minimi storici dagli anni 90, negli Stati Uniti continua a scendere. In Europa in generale le cose non vanno così bene (disoccupazione al 12,1%) e in Italia siamo all’11,5%. Attenzione: i parametri con cui si calcolano questi indicatori non sono gli stessi in tutti i Paesi, quindi andrebbero letti con attenzione e tra le righe. Ma su 3 punti possiamo essere tutti d’accordo nel dire che siamo obbiettivamente indietro:

1) il passaggio scuola-lavoro che non funziona affatto bene favorendo il fenomeno dei “bamboccioni” e allontanando sempre più i giovani dal mondo del lavoro e dalla conoscenza delle effettive richieste di competenze e professionalità;

2) l’occupazione femminile troppo bassa, cosa che rappresenta uno spreco di risorse oltre che un segno di arretratezza culturale della nostra società;

3) il lavoro part-time scarsamente utilizzato, mentre al contrario potrebbe aiutare ad aumentare le esperienze di ciascuno, i servizi ai consumatori, le entrate a fine mese per giovani e meno giovani.

Quindi come ti dovresti muovere oggi? Potresti fare così: prima di scegliere l’università o la specializzazione, chiediti “cosa vuole il mercato?”, “cosa voglio io?” e poi, solo poi, cerchi un percorso di studi che ti permetta di soddisfare aspirazioni e bisogni. E mentre studi, non chiuderti in una bolla di sapone: cerca di fare esperienza.

Oltre a ciò, secondo vari studi, la disoccupazione in Italia resterà piuttosto alta ancora a lungo (si dice almeno per altri 5 anni), complice il nostro sistema di tutela del lavoro. Perchè? Perchè è pensato per favorire prima l’assunzione di persone che hanno perso un lavoro e poi di chi ancora un lavoro non ce l’ha. Giusto? Sbagliato? Per mestiere so bene che non è in atto una guerra tra giovani e anziani per il lavoro ma so anche che tu che oggi hai l’opportunità di formarti, puoi pensare a professionalità nuove rispetto a chi ti ha preceduto, soprattutto quando vedi che alcuni studi, diplomi o specializzazioni sono state fallimentari per molti delle generazioni precedenti. Insomma, è come puntare ad un muro dove vedi che già altri ci hanno sbattutto la testa!

Quindi, riassumendo,2 consigli:

1) studia di più di chi ti ha preceduto;

2) studia meglio, in base a quello che viene richiesto.

Stando così le cose, anzichè cercare lavoro, sarà meglio fare lavoro, inventare nuove soluzioni personali.

 

FARE E’ MEGLIO DI NON FARE

E’ il momento di qualcosa di autentico, concreto, attivo.
C’è stato il tempo di giocare e il tempo di essere fan, il tempo della moda e dell’Iphone, c’è stato tanto tempo per fruire, consumare o immedesimarsi in qualcosa, adesso è il tempo più bello, quello di essere se stessi, scegliere per sè. Ci sono stati anni di consumo consumo consumo, adesso è il tempo del creare, fare, inventare; anni di strade già segnate, rassegnazione e vite già programmate, adesso occorrono nuove idee, nuove forze, nuove visioni. Anzichè farti convincere a fare qualcosa, comprare qualcosa, consumare qualcosa, adesso puoi fare qualcosa (di te), creare qualcosa (per te), offrire qualcosa (agli altri). Adesso è il tempo dei cambiamenti e aspettare non fa bene, attendere è una scelta secondaria.

In questo tempo, fare è meglio di non fare.

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