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COLLOQUIO DI LAVORO

Mentre preparo una serata per genitori ho le antenne dritte per cogliere spunti, avvertimenti e consigli da trasformare in utili linee guida. L’attualità di certi articoli (vedi link) mi riporta indietro con la memoria ad altre situazioni già raccontate in questo blog (vedi il post “VITA VERA”), situazioni che girano tutte attorno ad un unico tema: insicurezza dei ragazzi ed eccesso di pretezione da parte dei genitori.

Tutti sappiamo che il miglior modo perchè un bimbo si ammali è tenerlo sempre eccessivamente protetto dal freddo, coperto o al coperto: appena mette il naso fuori di casa o si toglie il berretto si prende un accidente. Allo stesso modo, proteggere e accompagnare per mano un figlio in situazioni dove la maturità viene dedotta anche dal comportamento e dall’approccio, non è certamente un giusto modo di aiutare il proprio figlio. Sto parlando dell’esame di maturità, delle prove all’università o dei colloqui di lavoro: cari genitori, se sono abbastanza grandi per votare, guidare ed essere responsabili delle proprie azioni, non sono forse abbastanza grandi per uscire di casa da soli diretti verso i “loro” momenti di vita e di crescita?

SAPER FERMARSI A RIFLETTERE

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negli ultimi giorni non ho postato nulla, forse avrei dovuto ma non ho voluto forzarmi la mano, sono stato più concentrato a capire come far evolvere questo progetto. Mi sono chiesto se fosse giusto, se non avessi dovuto continuare a scrivere e postare e non pensare a nulla. Qualcuno mi dice vai avanti, la soluzione verrà da sè.

Io però penso che a volte bisogna avere la testa per fermarsi e cercare di capire quale direzione vuoi prendere, smettere di fare qualcosa che prima facevi quasi in automatico per vedere se poi vuoi ancora fare quella cosa. Allontanarsi per ritornare e tornare con nuove idee.

E mi sono pure confrontato, con amici cari e nuovi conoscenti e continuerò a farlo perchè credo che il confronto sia sempre salutare per controllare che tutto sia a posto e stia procedendo nella direzione che hai in mente.

In fondo che cosa faccio con Il Mio Domani? Cerco di far capire l’importanza di fermarsi a riflettere nei momenti in cui bisogna prendere delle decisioni importanti e non procedere a casaccio. Quanto può valere una riflessione fatta con cura e professionalità dinanzi alla possibilità di buttare via soldi e anni di studio?

5 minuti fa mi ha contattato un’altra ragazza che quest’inverno ha seguito un mio corso, non ci speravo più dopo tanti mesi e invece sono felice che mi abbia chiesto un incontro per orientarsi e diradare un po’ la nebbia tra i pensieri.

Qualcuno crede poco nell’utilità dell’orientamento individuale, io ci credo tantissimo perchè ne vedo i risultati e credo che i genitori siano d’accordo. Un po’ alla volta i punti si avvicineranno…

SITTERLANDIA.IT – LA QUALITA’ AL SERVIZIO DELLE FAMIGLIE

logo_sitterlandiaPiù volte su Il Mio Domani ho parlato di mestieri innovativi e di quanto occorre inventare un lavoro anziché cercarlo. Navigando in rete ho Conosciuto questa nuova realtà, Sitterlandia.it e l’ho trovata una bella idea frutto della mente giovane e brillante di Martina Monaco.

La sua storia credo possa essere di ispirazione per molti che hanno un’idea e vorrebbero testarla, avviarla, farla fiorire.

Innanzitutto credo sia opportuno tracciare il tuo identikit: chi è Martina Monaco?

martina_sitterlandia_smallSono nata a Venezia nel 1977 e vivo a Padova da 12 anni.  Mi sono diplomata in informatica e dopo una breve esperienza impiegatizia (per capire quale fosse la scelta accademica migliore), decido di cambiare totalmente indirizzo di studi, iscrivendomi a Psicologia a Padova. Ho scelto l’indirizzo psicobiologico, per analizzare e comprendere il contesto sociale e tecnologico e permettermi, attraverso lo studio dei dati, di creare, o migliorare, processi di innovazione organizzativa.

Il primo passo verso questa voglia di ottimizzare le interazioni e le comunicazioni sociali, attraverso la tecnologia, l’ho fatto con la mia tesi di laurea: analisi automatica dei curricula. Un motore di ricerca semantico per la valutazione dei profili, per un mappatura in tempo reale delle competenze. Un progetto che è approdato in alcuni Centri per l’Impiego.

Con il tempo e grazie a un tirocinio nell’ambito dell’orientamento professionale per neolaureati, si faceva sempre più forte la convinzione che mancava un orientamento lavorativo: i giovani italiani sono lasciati soli a decidere sulle scelte che cambieranno il loro futuro. Sia la scelta dell’università sia la valutazione delle offerte di lavoro.

Decido, così, di toccare ancora più con mano la situazione e accetto un posto di lavoro in un’agenzia di lavoro interinale. Nessun apporto tecnologico e psicologico per le selezioni e, soprattutto, nessuna voglia di migliorare e investire. L’unico obiettivo da perseguire erano gli utili, lasciando la qualità su un piano totalmente ininfluente ai fini del successo e della carriera lavorativa.

Quindi, l’assunzione della consapevolezza che in Italia non c’è moltissimo spazio per l’innovazione, mi ha portato a stabilire delle priorità: un lavoro che mi permettesse di “campare” e di costruire una rete di conoscenze per capire quali muri era utile scavalcare e quali aggirare. Volevo creare uno strumento che potesse migliorare la condizione sociale, soprattutto delle donne. Insomma, volevo creare un nuovo bisogno e volevo farlo su Internet.

Caspita, tocchi temi importanti e attualissimi. Come puoi immaginare condivido in pieno la tua ricerca di innovazione e la tua attenzione all’orientamento. Soprattutto mi piace molto il tuo punto di partenza: l’osservazione della realtà circostante e dei bisogni della gente. Raccontaci quindi di Sitterlandia…

Partendo dal presupposto di voler creare uno strumento per le donne, ho iniziato ad analizzare vari aspetti, concentrandomi su quello che più di tutti rientrava nella categoria “le cose all’italiana”. Ecco approdata al mondo “sitter”: in Italia, chiunque può fare la babysitter o la badante. Non ci sono linee guida per queste professioni e, soprattutto, sono professioni che spesso vengono viste come toppe in attesa di qualcosa di più serio e professionale. Per questo, le mamme si trovano ad affrontare ricerche estenuanti per arrivare ad incontrare una babysitter almeno “decente”. Arrivando a rinunciare sia alla babysitter che, ovviamente, ad una carriera professionale.

Il miglior modo per testare la valenza della mia idea di costruire una piattaforma di offerta e ricerca sitter è stato partecipare alle feste di addio al nubilato, dove molte donne presenti sono mamme. Ecco, alle feste di addio al nubilato, le mamme si scatenano nella loro felicità, non per la festa in sé, ma per essere finalmente riuscite a concedersi una serata per se stesse senza dover badare ai propri piccoli. Tra un’acqua tonica (la mia) e un gin lemon (il loro) riuscivo ad avere delle risposte al mio “sondaggio”.

Ahahaha, ottima strategia di indagine!

Conclusione: queste donne non riuscivano a trovare un proprio spazio durante la giornata solo per se stesse o anche per condividere preziosi momenti con i propri mariti, proprio perché non riuscivano a trovare una figura a cui affidare, anche solo per qualche ora, i propri figli. Il mito del passaparola è caduto rovinosamente perché “è una seconda scelta di altre mamme”. “Le bacheche? Le hai mai provate per cercare una babysitter?”. Dopo le feste di addio al nubilato, ho provato ad inserire un annuncio di ricerca su una bacheca online. Risultato? Dopo 200 telefonate, alcune in lingue a me sconosciute e dopo aver risposto ad un imbianchino in cerca di nuovi clienti, ho buttato la sim del cellulare. La mail che ho usato, ancora oggi, a distanza di 2 anni, riceve spam di ogni tipo.

Mi ero convinta. Volevo creare una piattaforma che tutelasse anche le famiglie dagli “stalker” in cerca di lavoro, da quelli che ti chiamano ogni giorno per chiedere “volevo sapere se ha trovato. No perché io sono sempre disponibile!”. Dovevo tutelare anche i sitter, soprattutto le ragazze (che per la maggiore si propongono per questi lavori), da chi cerca di trovare facili incontri, magari cavalcando il mito della babysitter “coscia lunga” di Pierino.

Mi sono così resa conto, definitivamente, che nel nostro Paese ci sono molte persone alla ricerca di lavoro come sitter, ma non c’è alcuno strumento utile che possa mettere loro in relazione con le famiglie, attraverso informazioni precise, mirate sui servizi e sulle competenze offerte.

Non restava che trovare un nome. Nasce, così, Sitterlandia.it, il Portale del mondo Sitter.

Con Sitterlandia.it sono riuscita a creare e a dare il “via” alla mappatura delle competenze nel mondo “caregiver”. Se prima una ricerca portava spesso ad un nulla di fatto, ora, grazie a Sitterlandia.it, una ricerca si chiude in meno di 2 settimane e si ha il sitter giusto per le esigenze della famiglia.

Fantastico, hai provato in prima persona quale sia la situazione e quali sono i problemi. Non è così comune tra chi si lancia in una attività anche se dovrebbe essere ovvio fare queste prove per capire la situazione del mercato in cui si vuole entrare.

Sitterlandia.it nasce con le babysitter, ma nel tempo si sono aggiunte altre figure e servizi, tra cui sezioni dedicate alle sitter nel mondo degli adulti (badanti, infermieri), nel mondo della casa (colf, custodi, maggiordomi), nel mondo degli animali (petsitter, dogwalker e addestratori) e nel mondo dello studio (aiuto compiti).

Con il tuo sito tocchi un tema scottante: il riuscire a far quadrare vita lavorativa, vita famigliare e vita personale delle giovani donne. Noto che è un tema assolutamente trascurato nei processi di orientamento. Secondo te andrebbe affrontato fin dalla scelta universitaria o professionale? Tu che sensazione hai dalla tua scrivania di Sitterlandia? 

Sitterlandia.it è nato proprio con lo scopo di cercare di rendere la vita più facile alle mamme.

Il mondo del lavoro, nella maggior parte dei casi, non tiene molto conto delle necessità di una persona con famiglia e a farne le spese sono, quasi sempre, le donne. Ho visto, nel corso degli anni, tante mie coetanee lottare contro il tempo e con i sensi di colpa, oberate dal lavoro, dalla casa e dalla famiglia e tutto questo mi ha fatto molto riflettere: lo Stato e le aziende dovrebbero fare di più per agevolare la conciliazione famiglia-lavoro.

La scelta della scuola superiore e, poi, dell’università, si fa ad un età in cui, solitamente, non si pensa alla famiglia e non si ha minimamente idea di quali carichi comporti averne una, soprattutto a livello di conciliazione famiglia-lavoro. Penso, però, che non si debba basare le proprie scelte di studio e professionali su come sarà (forse un giorno) la propria vita famigliare oppure basandosi sul fatto che si è una donna piuttosto che un uomo. Ragionando in questi termini, saranno sempre le donne a pagare per un welfare che non c’è. Bisogna, invece, fare i conti con le proprie necessità e operare sulla soddisfazione dei propri bisogni: svolgere un lavoro che ci piace, può renderci felici e appagati. Il nostro benessere si rifletterà sicuramente sulla nostra famiglia, qualsiasi essa sarà e qualsiasi saranno i problemi da affrontare.

Alle giovani donne, mi sento di consigliare di pensare, prima di tutto, a crearsi una propria autonomia, lottare per avere una propria identità personale e lavorativa. Avere un ruolo nella società permette di fare delle scelte libere, non dettate da altri, e dà la possibilità di far valere le proprie idee, per chiedere alle istituzioni maggiore attenzione sulle necessità di una madre che lavora.

Sono d’accordo, l’autonomia delle donne credo sia un gran traguardo e richiede molto lavoro, a 360°. A proposito di autonomia, per creare il tuo sito e gestire il lavoro che c’è dietro, in quanti siete? Con quali competenze? 

Il portale è stato concepito a ottobre 2010 e, dopo una prima fase di studio del settore e poi di test della piattaforma, è stato aperto alle famiglie il 7 marzo del 2011. La parte di programmazione e la grafica l’ha seguita Andrea Apollonio, il mio attuale socio, un vero talento nel campo informatico, che è riuscito a creare un portale funzionale e dall’utilizzo semplice. Invece, la parte di realizzazione delle schede professionali e il recruitment dei sitter è stato il mio compito. In pratica, i costi di start-up li abbiamo ammortizzati molto con le sue competenze informatiche e le mie competenze nell’ambito della psicologia e della selezione del personale.

dir_sitterlandiaCon Andrea, abbiamo inserito anche un sistema informatico, basato su rete neurale, che assegna al singolo sitter una percentuale di attinenza per la candidatura al singolo annuncio. Così, le famiglie in cerca di sitter, quasi mai esperte in ricerca e selezione, hanno un validissimo aiuto per capire chi chiamare a colloquio. Così si dà un servizio vero.

Caspita, bella questa trovata, davvero un aiuto per chi non sa da dove partire nella ricerca. Mi sembra tutto ben studiato, i presupposti per una crescita! Come vedi quindi il futuro di Sitterlandia, cosa immagini per Il Tuo Domani? 

Sono riuscita a creare sul serio uno strumento utile per le famiglie e soprattutto per le donne. Ogni giorno riceviamo telefonate di ringraziamento per il servizio che offriamo. Ogni telefonata di mamme o papà, rinforza il mio entusiasmo. Fino ad arrivare ad un’altra consapevolezza: in Italia non c’è una guida valida per orientare le famiglie alla scelta della struttura migliore per i bisogni dei propri figli. Oltre ai soliti elenchi di nominativi, non c’è niente che dia informazioni mirate. Informazioni realmente utili per una scelta, appunto, informata. Abbiamo deciso, quindi, di creare, all’interno del portale, una sezione dedicata alle strutture per l’infanzia, dove si dà la possibilità di parlare innanzitutto al target di riferimento, presentare nel dettaglio la propria realtà, i servizi e le competenze, aumentando la propria visibilità e permettendo alle famiglie di venire a conoscenza della struttura nella zona di riferimento.

Ogni giorno infatti ricevo numerose richieste di genitori disperati che mi richiedono di fornire loro un aiuto concreto attraverso informazioni dettagliate e affidabili sulle strutture per l’infanzia nella zona di riferimento a cui affidare i propri figli.

Insomma, vedo che piani di espansioni ce ne sono eccome. Se dovessi cercare dei collaboratori, che tipo di persone cercheresti? Diplomati o laureati in cosa? Con che tipo di esperienze?

 

Dalla mia esperienza di selezione del personale ho imparato che il tipo di diploma o di laurea conta fino ad un certo punto. Se si vuole lavorare nell’ambito web bisogna saper essere eclettici e curiosi, ma questo, probabilmente, vale anche per molti altri campi lavorativi. Io cerco persone che dimostrano interesse e voglia di scoprire nuove strade e orientate alle esigenze del cliente. Il nostro è un servizio innovativo, ma allo stesso tempo riguarda una sfera molto delicata come la cura dei propri cari. Per questo, cerchiamo persone che condividono la nostra mission e che dimostrano sensibilità. Non deve però mai mancare la precisione perché come dice sempre mia madre: “le cose o si fanno bene o non si fanno”.

Visto che il blog è per i ragazzi alle prese con le “grandi scelte” del post diploma, hai qualche buon suggerimento per loro? 

C’è chi ha le idee molto chiare e, da subito, sa ciò che vuole, ma c’è anche chi, e in questo gruppo mi sento inclusa, ha bisogno di capire e di provare il lavoro giusto. Consiglio, in questo caso, di fare più esperienze possibili, di qualsiasi tipo, per capire ciò che si vuole o non si vuole fare. Informarsi, parlare con chi fa un determinato mestiere che ci attrae, fare stage, tutto può essere utile per creare la propria identità e conoscere se stessi. Prima di scegliere un percorso di studi, domandarsi ciò che si vorrebbe fare ed informarsi che strada è necessario percorrere per arrivare a quella determinata professione. Può capitare di farsi un’idea totalmente sbagliata e il supporto di centri di orientamento possono essere molto utili in questa fase. Durante il corso degli studi sarà, poi, più facile affinare il proprio programma, ma la scelta dell’area professionale in cui si vorrà lavorare viene fatta quando si sceglie il percorso universitario ed è molto importante.

Ti ringrazio, condivido in pieno le tue parole: la propria identità si crea esperienza dopo esperienza e da ogni esperienza si può imparare qualcosa, di sé, del mondo intorno, del proprio orientamento.

Ti auguro buona fortuna e, da neo genitore, ti ringrazio particolarmente per il lavoro che fai.

 

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PRIMA DI SCEGLIERE L’UNIVERSITA’

Pontificia Università Gregoriana in Roma. Aula...

Un sacco di gente sceglie l’università partendo da che cosa gli piace studiare. O da cosa non gli piace studiare. Insomma, sceglie l’università come si scelgono le superiori. Ma le superiori sono scuola dell’obbligo, come dire…visto che sono obbligato almeno studio quello che mi piace! Scegliere l’università però è diverso, non sei affatto obbligato, anzi!, il principio che dovresti seguire in questa scelta dovrebbe essere cosa mi serve studiare per fare il lavoro che mi interessa?

Partendo da questa domanda (difficile, lo so ) si aprono molti altri quesiti in un gioco a catena, ma fondamentalmente ti devi chiedere 2 cose:

1) che lavoro vuoi fare? (domanda che meriterà molti altri approfondimenti)

2) quale studio è maggiormente richiesto, in Italia, per questo lavoro?

Rispondere alla prima domanda richiede lo sforzo di domandare: a te stesso, a gente del settore, a tutor universitari, a parenti, ad estranei. Domandare per avere informazioni utili in modo da non trovarti a piedi una volta laureato o laureata (non serve forse a questo questo blog????).

Rispondere alla seconda domanda richiede invece guardare in faccia la realtà: potresti scoprire che lo studio che ritenevi così importante per te ha pochissimo valore nel mondo del lavoro, oppure scoprire che la laurea che stavi inseguendo non è quella più richiesta per il mestiere che hai in mente. Magari ne basta una più facile, oppure occorre una specializzazione che non avevi previsto. Insomma, se non chiedi prima di scegliere, rischi di buttare via soldi e fatica. E sogni.

VITA VERA…

Oggi un post cattivo…..

Ieri un cliente mi ha raccontato un episodio accaduto la scorsa estate, al lavoro in un bar di Lignano Sabbiadoro. Una giovane collega, appena diplomata e al suo primo lavoro estivo, aveva dei comportamenti sul posto di lavoro non proprio adatti: quando gli altri colleghi o il titolare cercavano di insegnarle il mestiere rispondeva a tono presumendo di non aver bisogno di aiuto, sbagliava a dare il resto o a battere gli scontrini senza ammeterlo, non riusciva a sostenere il ritmo di lavoro richiesto in piena stagione al mare. Riuscite a immaginare la situazione? Tutti episodi che creano difficoltà in un ambiente di lavoro e potrebbero già bastare perchè il datoro di lavoro non confermi un dipendente al termine del periodo di prova iniziale. Ma in questo caso il rapporto di lavoro è andato avanti. L’episodio più grave però secondo me è avvenuto quando il titolare ha ripreso legittimamente la ragazza per un comportamento inopportuno tenuto al lavoro e il giorno dopo si è visto arrivare il padre della ragazza arrabbiato in bar a difendere la figlia e il suo operato e anzi a ribadire che la figlia è stanca e bisognava capirla. Ecco, qui proprio non ci siamo.

Genitori iper protettivi che continuano a difendere a oltranza l’operato dei figli e la loro posizione indipendentemente da tutto e da tutti. Ma stiamo scherzando? Molto spesso sento che questo accade anche nei confronti dei professori e mi sembra un’assurdità (sarebbe meglio smettere finchè si è in tempo!), ma addirittura sentire che genitori intervengono contro datori di lavoro a difesa dei propri figli è quantomeno inopportuno e dimostra di non capire il contesto in cui ci si muove.

Un luogo di lavoro non è un ambiente democratico e non si corre da mamma o papà, c’è un capo che dà degli ordini (e se ne prende la responsabilità) e altre persone che li eseguono. Si ascolta, si cerca di imparare con umiltà, si chiede se non si sa, si avverte in caso di errore. Se ti senti inadatto o non pronto lo ammetti, saluti e vai a casa, non pretendi che gli altri si adeguino a te. Non sono le elementari e nemmeno le scuole medie e soprattutto, se vedi mamma o papà lanciarsi contro il datore di lavoro per difenderti, fermali, ti stanno facendo un danno senza volerlo, ma pur sempre un danno.

Vi è mai capitato nulla di simile? Avete mai visto qualcosa del genere?

ATTUALITA’ MAGGIO 2013

Inauguro la categoria “attualità” con questo post.

Togliamoci ogni dubbio: l’attualità può essere vista da tante angolature differenti ma in questo blog voglio usare una sola prospettiva, quella dei giovani che devono scegliere per il proprio futuro. Provare a decifrare la realtà circostante in funzione delle proprie scelte è un passo importante e doveroso (mi sto rivolgendo a te che hai diciotto anni, ma anche ai tuoi genitori che dovrebbero supportarti in questo). Ehi!, come fai a scendere in campo se non sai qual’è il terreno di gioco, quali insidie presenta e con quali regole si gioca? Niente polemiche quindi, solo qualche onesto ragionamento pensato per i più giovani.

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Maggio 2013: le stime sul lavoro al momento sono sempre più negative e se mi trovassi in un periodo di scelte post diploma la tentazione di girarmi di là e tornare a dormire sarebbe forte. Ma a che servirebbe? a nulla. Come non serve a nulla aspettare, rinviare, restare a casa al sicuro con mamma e papà. Allora coraggio, guardiamo ai fatti e cerchiamo di venirne fuori in qualche modo sensato. Orientamento vuol dire anche questo, mica solo scegliere l’università! Quindi, apriamo i giornali e leggiamo i dati.

Al momento l’Italia continua a trovarsi in una brutta situazione, soprattutto al confronto di altri Stati che hanno come noi subito una forte crisi a partire dal 2008, anno terribile. In Germania la disoccupazione è arrivata ai minimi storici dagli anni 90, negli Stati Uniti continua a scendere. In Europa in generale le cose non vanno così bene (disoccupazione al 12,1%) e in Italia siamo all’11,5%. Attenzione: i parametri con cui si calcolano questi indicatori non sono gli stessi in tutti i Paesi, quindi andrebbero letti con attenzione e tra le righe. Ma su 3 punti possiamo essere tutti d’accordo nel dire che siamo obbiettivamente indietro:

1) il passaggio scuola-lavoro che non funziona affatto bene favorendo il fenomeno dei “bamboccioni” e allontanando sempre più i giovani dal mondo del lavoro e dalla conoscenza delle effettive richieste di competenze e professionalità;

2) l’occupazione femminile troppo bassa, cosa che rappresenta uno spreco di risorse oltre che un segno di arretratezza culturale della nostra società;

3) il lavoro part-time scarsamente utilizzato, mentre al contrario potrebbe aiutare ad aumentare le esperienze di ciascuno, i servizi ai consumatori, le entrate a fine mese per giovani e meno giovani.

Quindi come ti dovresti muovere oggi? Potresti fare così: prima di scegliere l’università o la specializzazione, chiediti “cosa vuole il mercato?”, “cosa voglio io?” e poi, solo poi, cerchi un percorso di studi che ti permetta di soddisfare aspirazioni e bisogni. E mentre studi, non chiuderti in una bolla di sapone: cerca di fare esperienza.

Oltre a ciò, secondo vari studi, la disoccupazione in Italia resterà piuttosto alta ancora a lungo (si dice almeno per altri 5 anni), complice il nostro sistema di tutela del lavoro. Perchè? Perchè è pensato per favorire prima l’assunzione di persone che hanno perso un lavoro e poi di chi ancora un lavoro non ce l’ha. Giusto? Sbagliato? Per mestiere so bene che non è in atto una guerra tra giovani e anziani per il lavoro ma so anche che tu che oggi hai l’opportunità di formarti, puoi pensare a professionalità nuove rispetto a chi ti ha preceduto, soprattutto quando vedi che alcuni studi, diplomi o specializzazioni sono state fallimentari per molti delle generazioni precedenti. Insomma, è come puntare ad un muro dove vedi che già altri ci hanno sbattutto la testa!

Quindi, riassumendo,2 consigli:

1) studia di più di chi ti ha preceduto;

2) studia meglio, in base a quello che viene richiesto.

Stando così le cose, anzichè cercare lavoro, sarà meglio fare lavoro, inventare nuove soluzioni personali.

 

QUANTA INFLUENZA HANNO I MIEI GENITORI? #2

A volte l’influenza dei genitori e della famiglia è evidente, a volte è più sottile. In ogni caso c’è. Ci si vuole differenziare dai genitori, si vuole dimostrare loro qualcosa, si sceglie di lavorare con loro per comodità o per trovare solamente un modo per stare insieme un po’ di più (in quest’ultimo caso soprattutto quando si è cresciuti con genitori rapiti dal lavoro). A volte ci si identifica talmente con quello che fanno che sembra naturale voler partecipare e proseguire (così si affermano molte fortune e dinastie), a volte si sceglie di fare qualcosa di completamente diverso da loro per sottolineare la volontà di non voler vivere come loro. In ogni caso, si cerca di definire la propria identità.

Ecco, partirei da qua, perchè prima capisci come la pensi riguardo ai tuoi e alle loro scelte e prima ti sarà chiaro perchè stai scegliendo una strada od un’altra.

QUANTA INFLUENZA HANNO I MIEI GENITORI?

Quando incontro i ragazzi nei seminari sull’orientamento una delle prime domande che faccio è “che cosa pensano i vostri genitori di voi?” e loro mi rispondono di solito parlando di quale università vedono meglio per il futuro. Ma che risposta è? Al centro non c’è l’università, al centro c’è la persona, ci sei tu.

Il grande valore del poter parlare con i propri genitori è di avere un dialogo sincero con qualcuno che ti conosce da quando sei nato, suppergiù da 18 anni, che ti osserva quando dormi e quando ridi, quando sei incazzato per una sconfitta e quando sei soddisfatto per un risultato raggiunto. Anche se ti sembra di non aver mai trascorso molto tempo con tuo padre o tua madre, che non ci sia molto da dire, che avete vissuto vite separate, anche se ti sembra che non capiscano niente del mondo di oggi, tieni a mente: loro, nel mondo di oggi, ci vivono almeno quanto te. Loro qualcosa sanno, non tutto ma molto.

Se stai iniziando a domandarti cosa fare da grande inizia con un approccio intelligente: coinvolgi i tuoi.

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