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E ALLA FINE ARRIVANO I GENITORI

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E finalmente, dopo 5 anni di progetti, mi viene chiesto di parlare anche ai genitori. Obiettivo: costruire un progetto di orientamento per i ragazzi delle superiori ma anche parlare ai loro genitori così spaventati dal non riuscire a garantire ai figli il loro passato, dall’ansia del presente, dalla mancanza di prospettive future.

Questa proposta è un’occasione bellissima per inizare un dialogo a tre, un’occasione per far tornare a parlare generazioni che non si parlavano, per riunire intorno a nuove sfide le famiglie.

Se il costo di un errato orientamento oltre a pesare sui giovani e il loro futuro pesa sui genitori (quanto tempo ci vuole prima che un figlio sia davvero autonomo? Per quanti anni, dopo la laurea, i genitori sostengono le spese dei figli? Ecco, l’orientamento che ho in mente punta a ridurre questo periodo), perchè non dichiarare apertamente che questa questione è una questione di famiglia?

UNIVERSITA’: QUANTO SIAMO INDIETRO?

Ecco un articolo (clicca qui) che ci ributta nella crisi della nostra università. Ma possibile che sia dia ancora tanto peso a questa scelta anzichè al dopo-università? In quasi 10 anni di lavoro ho visto splendidi Bocconiani avere grosse difficoltà nel mondo del lavoro e frequentatori di università secondarie andare via come treni al lavoro. La scelta dell’università, secondo voi, non dovrebbe avvenire dopo aper scelto l’ambito di lavoro? E una volta scelto l’ambito, soldi permettendo, non sarebbe il caso di cercare l’università più adatta alla preparazione a prescindere dalla vicinanza da casa, da mamma e papà, dalle comodità insomma?

Leggo l’articolo segnalato e parla di università italiane come “super licei locali” e da quel che vedo in giro faccio fatica a dissentire. Rispetto a quanto si studia all’università, quanti corsi sono realmente pensati per incontrare i bisogni del mondo del lavoro? Tempo fa ho avuto modo di scambiare interessanti battute con un prof. universitario che mi ribadiva che non è questa la funzione dell’università. Ah no? A cosa servirebbe Allora? Per accrescere la cultura generale? Io continuo a dissentire. E i ragazzi sanno di cosa parlo 😉

DA HERMES AL RESTO DEL MONDO

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Sapete chi è Jean Claude Ellena? E’ il Naso creatore di profumi per la maison di moda Hermes. Purtroppo non lo conosco di persona ma solo di fama e ne ammiro il lavoro; di recente ho letto il suo diario e mi sono trovato spiazzato nel leggere certe righe che mi hanno fatto domandare …un creatore ha bisogno di apprendistato? Il genio ha bisogno di essere aiutato? Di certo, chiunque ha bisogno di attenzione, soprattutto da giovane. Il talento va coccolato, come un bimbo nei primi anni di vita.

“Ho scelto il profumo per caso, o meglio è stato il profumo a scegliere me… ricordo che, adolescente, nel periodo in cui abitavamo a Nizza, mi ero cimentato per qualche mese col pianoforte, però nessuno si interessava del mio apprendimento. Fu diverso quando entrai a sedici anni negli stabilimenti Antoine Chiris a Grasse. Lì ho conosciuto donne e uomini che si sono interessati a me fin dall’inizio, che hanno guidato i miei primi passi; così sorretto, progredivo. Tutto catturava la mia attenzione… fu l’inizio dell’apprendistato: è così che mi sono costruito”.

(tratto da Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo, di Jean-Claude Ellena)

NON VOLTARTI INDIETRO

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Sento storie di giovani che vanno all’estero e disegnano con soddisfazione una loro strada professionale e affettiva (matrimonio, casa, lavoro a tempo indeterminato, buon guadagno…) e poi, alla nascita di un figlio pensano di ritornare in Italia per dare al figlio “tutto quello che ho avuto io”. Argomento delicato, delicatissimo, ma mi chiedo se ha veramente senso questa inversione di rotta. E se quello che si è avuto in gioventù, da cui comunque si è scappati, sia davvero il meglio da offrire ad un figlio. Comprendo quelli che sono tornati in Italia a seguito di esperienze negative all’estero, ma chi ha avuto un’esperienza positiva, perchè si volta indietro? Scegliere l’instabilità, l’incertezza, le difficoltà, l’immobilismo per un presunto benessere, un amarcord dei propri ricordi, è davvero un’opzioni valida per il benessere del proprio figlio, della famiglia e di se stessi? Spingersi più in là, scoprire nuovi paesi non solo per turismo giovanile ma per cercare un luogo migliore per sè e per i propri cari, è una scelta di vera maturità.
 
Il benessere non è soltanto misurabile in termini di guadagno come negli anni 80-90, il benessere è la qualità della vita, reale, tangibile, diffusa.
Il benessere passa per i servizi e le strutture che un luogo offre, l’attenzione ai cittadini, soprattutto bambini, anziani e coppie giovani, si misura con i progetti sociali e culturali, con l’attenzione per l’ambiente e la meritocrazia sul posto di lavoro. Tutto questo è ben-essere e ben-vivere, tutto questo sono valori e concetti preziosi a cui noi tutti dovremmo aspirare, cercare, afferrare, fare nostri e non voltarci indietro.
Torneresti in una situazione arretrata? E perchè mettere tuo figlio nelle stesse condizioni?

SAPER FERMARSI A RIFLETTERE

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negli ultimi giorni non ho postato nulla, forse avrei dovuto ma non ho voluto forzarmi la mano, sono stato più concentrato a capire come far evolvere questo progetto. Mi sono chiesto se fosse giusto, se non avessi dovuto continuare a scrivere e postare e non pensare a nulla. Qualcuno mi dice vai avanti, la soluzione verrà da sè.

Io però penso che a volte bisogna avere la testa per fermarsi e cercare di capire quale direzione vuoi prendere, smettere di fare qualcosa che prima facevi quasi in automatico per vedere se poi vuoi ancora fare quella cosa. Allontanarsi per ritornare e tornare con nuove idee.

E mi sono pure confrontato, con amici cari e nuovi conoscenti e continuerò a farlo perchè credo che il confronto sia sempre salutare per controllare che tutto sia a posto e stia procedendo nella direzione che hai in mente.

In fondo che cosa faccio con Il Mio Domani? Cerco di far capire l’importanza di fermarsi a riflettere nei momenti in cui bisogna prendere delle decisioni importanti e non procedere a casaccio. Quanto può valere una riflessione fatta con cura e professionalità dinanzi alla possibilità di buttare via soldi e anni di studio?

5 minuti fa mi ha contattato un’altra ragazza che quest’inverno ha seguito un mio corso, non ci speravo più dopo tanti mesi e invece sono felice che mi abbia chiesto un incontro per orientarsi e diradare un po’ la nebbia tra i pensieri.

Qualcuno crede poco nell’utilità dell’orientamento individuale, io ci credo tantissimo perchè ne vedo i risultati e credo che i genitori siano d’accordo. Un po’ alla volta i punti si avvicineranno…

RITORNIAMO A PARLARCI

Padre e figlio/Father and son

Padre e figlio/Father and son (Photo credit: screanzatopo)

Rimbalzo l’articolo qui sotto (il link completo lo trovate qui) perchè pone l’accento su una grande verità: occorre ritornare a parlarsi tra generazioni.

E’ vero, c’è stato un tempo in cui i giovani avevano varie motivazioni per chiudere col passato (generazioni molto diverse tra loro vivevano questioni molto diverse e avevano visioni del mondo discordanti) ma oggi invece tra generazioni ci sono tante analogie. Alcune fatiche, alcuni sacrifici mi ricordano quelli di mio nonno, a volte quelli di mio padre. Sarà capitato anche a voi?

C’è un forte bisogno di dialogo per chiedere ma tu come facevi? Ma tu come affrontavi questa o quella situazione?

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Ci mancano i consigli di quelli più grandi

Eccoci all’appuntamento settimanale con CuorePrecario. Ci hanno scritto Bruno e Cucciola

Ci stiamo sposando e in questo periodo non è semplice avere nel cuore una voglia ma in banca niente. A chi ci chiede se siamo pronti, rispondiamo che ovviamente no, non lo siamo.

Eppure, ci sembra giusto continuare per la nostra strada, e in qualche modo dare un esempio. Solo, vorremmo i consigli di quelli più grandi: mamme, papà, nonni, zii di tutta Italia, o d’Europa, se le generazioni si parlassero forse sarebbe più facile dirsi di sì.

QUANTI SOLDI PENSI DI GUADAGNARE?

Secondo incontro con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile, non sono obbligati a partecipare, il fatto che ci siano è già un buon segno. Oggi l’argomento che ha più fortemente acceso il dibattito è stato il guadagno. Quanto si guadagna lavorando onestamente? E quindi, per quanti soldi ha senso lavorare? E quindi ancora, studiare serve o è una perdita di tempo?

La discussione è stata molto interessante, anche perchè guadagnare “molto” o “poco” è un concetto relativo: per te quant’è molto? E quant’è poco? Ma soprattutto quanti soldi pensi che ti servano per vivere?.

Spesso chi non sa nulla del mondo del lavoro pensa che un professionista guadagni automaticamente tanto solo perchè ha un titolo di studio prestigioso, ma non è affatto così. Una volta compreso questo, alcuni si demoralizzano eccessivamente, altri si esaltano sentendosi giustificati a studiare meno, soprattutto se ne hanno poca voglia o sono più portati per il fare. Quello che è lampante è che mancano le informazioni tra i giovani. Come posso fare per sapere quanto guadagnerà un neo avvocato, medico, psicologo, barista, cameriere, elettrauto, commesso? E che propensione di incremento posso attendermi? Basta domandare:

1) domandare a chi questi lavori già li fa;

2) domandare a chi questi lavori li procura (cioè le Agenzie per il Lavoro, più note come Agenzie Interinali).

I ragazzi di solito non chiedono a chi ne sa di più, si informano solo orizzontalmente nel giro dei coetanei e amici.

I ragazzi svegli non si perdono in chiacchiere, si informano verticalmente: vanno dritti alla fonte.

L’orientamento passa anche da qui.

PRIMA DI SCEGLIERE L’UNIVERSITA’

Pontificia Università Gregoriana in Roma. Aula...

Un sacco di gente sceglie l’università partendo da che cosa gli piace studiare. O da cosa non gli piace studiare. Insomma, sceglie l’università come si scelgono le superiori. Ma le superiori sono scuola dell’obbligo, come dire…visto che sono obbligato almeno studio quello che mi piace! Scegliere l’università però è diverso, non sei affatto obbligato, anzi!, il principio che dovresti seguire in questa scelta dovrebbe essere cosa mi serve studiare per fare il lavoro che mi interessa?

Partendo da questa domanda (difficile, lo so ) si aprono molti altri quesiti in un gioco a catena, ma fondamentalmente ti devi chiedere 2 cose:

1) che lavoro vuoi fare? (domanda che meriterà molti altri approfondimenti)

2) quale studio è maggiormente richiesto, in Italia, per questo lavoro?

Rispondere alla prima domanda richiede lo sforzo di domandare: a te stesso, a gente del settore, a tutor universitari, a parenti, ad estranei. Domandare per avere informazioni utili in modo da non trovarti a piedi una volta laureato o laureata (non serve forse a questo questo blog????).

Rispondere alla seconda domanda richiede invece guardare in faccia la realtà: potresti scoprire che lo studio che ritenevi così importante per te ha pochissimo valore nel mondo del lavoro, oppure scoprire che la laurea che stavi inseguendo non è quella più richiesta per il mestiere che hai in mente. Magari ne basta una più facile, oppure occorre una specializzazione che non avevi previsto. Insomma, se non chiedi prima di scegliere, rischi di buttare via soldi e fatica. E sogni.

IDRAULICO O LAUREATO?

New York Mayor, Michael R. Bloomberg.

New York Michael R. Bloomberg. (Photo credit: Wikipedia)

Pochi giorni fa hanno fatto scalpore le dichiarazioni del sindaco di New York, Michael Bloomberg, secondo cui è meglio diventare idraulici anzichè investire tanti soldi per arrivare a laurearsi mediocremente e non trovare poi un lavoro. Discorso spinoso, ma merita attenzione.

Al di là delle differenze tra Stati Uniti e Italia (lì il college è molto competitivo e molto costoso, pochi se lo possono permettere, molti ragazzi si indebitano personalmente per pagarselo e poi devono lavorare per restitutire i soldi ricevuti), tanti ragazzi si laureano svogliatamente, senza testa e senza impegno e poi si ritrovano fuori dal mercato del lavoro perchè non hanno la preparazione giusta per essere selezionati dalle aziende o per mettersi in proprio. E questo è un dramma, perchè da una parte i ragazzi vengono illusi sul “pezzo di carta” e dall’altra le università se ne lavano le mani senza consigliare nè affiancare seriamente nei piani di studio e nell’orientamento durante gli studi gli studenti. Quindi che fare? Meglio gli idraulici come dice Bloomberg? Io credo che non sia così semplice. Se non sai “essere imprenditore”, se non sai come comunicare il tuo lavoro e cercarti i clienti, se non sai come organizzarti e come curare l’amministrazione del tuo lavoro, anche mettersi in proprio e fare – semplicemente? – l’idraulico è una sfida complicata. Mi piacerebbe che nelle scuole professionalizzanti si studiasse di più come crearsi un lavoro a partire dall’apprendimento di un sapere pratico. Lo stesso potremmo dire dell’università no? La nostra università è troppo teorica per il mercato del lavoro e  tralascia troppo spesso di formare o avviare alle applicazioni pratiche di certi studi. Guardare la realtà solo da una prospettiva, che sia la pura teoria del pensiero filosofico o il puro fare disorganizzato, non garantiscono granchè. E così ci ritroviamo con mezze abilità, mezzi sogni, mezzi risultati.

COSA STUDIARE?

John Adams

John Adams (Photo credit: Wikipedia)

John Adams (2° presidente degli Stati Uniti) nel 1786 scriveva “devo studiare la politica e la guerra in modo che i miei figli abbiano la possibilità di studiare la matematica e la filosofia, la navigazione, il commercio e l’agricoltura, per poter fornire ai loro figli la possibilità di studiare la pittura, la poesia, la musica”. Lodevole. E illuminante. Capacità di visione e altruismo. Oggi siamo al termine dell’affermazione di John Adams, abbiamo visto tutte le fasi che aveva desiderato e ipotizzato, oggi siamo davanti a nuove prospettive. Cosa studieremo ora? E rifacendoci alla vera essenza della frase di John Adams, cosa sentiamo il bisogno di studiare oggi? Quali studi sono necessari?

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