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KEEP CALM… AND GO TO LONDON!

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Vi capita di passare davanti ad una libreria e farvi catturare da una copertina? Ecco, certi avvistamenti non sono mai casuali, rispondono secondo me a sogni precisi, gusti personali o rappresentano delle vere e proprie porte girevoli e ancora non lo sapete.
Questo libro tocca il vecchio tema dell’andarsene dall’Italia in nome di un futuro migliore, maggiori opportunità, vita più serena.
L’assunto di base dell’autrice non fa una piega e suggerisce un approccio equilibrato all’argomento: “A Londra si vive peggio ma si sta meglio. Perché è un posto normale, è l’Italia a non esserlo”.
chi legge questo blog lo sa: io non sono d’accordo con chi pretende che la società o lo stato (???) garantiscano il lavoro sotto casa, per me nel mondo globale in cui siamo si può e a volte si deve andare dove il tuo mestiere è richiesto. Ecco allora una lettura utile per riflettere, soprattutto ora che arriva l’estate, stagione migliore per viaggiare ed esplorare nuove possibilità.

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DEDICATO AGLI ASPIRANTI ARCHITETTI E NON SOLO….

images In mezzo alle voci di coloro che vogliono venderci un ateneo o un corso di laurea, perchè non ascoltare una voce diversa, magari di qualcuno che ha fatto un’indagine, un approfondimento, senza alcun interesse personale o privato?

Ecco qualcosa di interessante (vedi link). Quando ci si chiede se una facoltà può dare sbocchi lavorativi meglio saperle certe cose: ad esempio il numero dei laureati che sforna rispetto alla popolazione italiana e la quantità di scambi con l’estero che richiede ai propri docenti e studenti.

NON VOLTARTI INDIETRO

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Sento storie di giovani che vanno all’estero e disegnano con soddisfazione una loro strada professionale e affettiva (matrimonio, casa, lavoro a tempo indeterminato, buon guadagno…) e poi, alla nascita di un figlio pensano di ritornare in Italia per dare al figlio “tutto quello che ho avuto io”. Argomento delicato, delicatissimo, ma mi chiedo se ha veramente senso questa inversione di rotta. E se quello che si è avuto in gioventù, da cui comunque si è scappati, sia davvero il meglio da offrire ad un figlio. Comprendo quelli che sono tornati in Italia a seguito di esperienze negative all’estero, ma chi ha avuto un’esperienza positiva, perchè si volta indietro? Scegliere l’instabilità, l’incertezza, le difficoltà, l’immobilismo per un presunto benessere, un amarcord dei propri ricordi, è davvero un’opzioni valida per il benessere del proprio figlio, della famiglia e di se stessi? Spingersi più in là, scoprire nuovi paesi non solo per turismo giovanile ma per cercare un luogo migliore per sè e per i propri cari, è una scelta di vera maturità.
 
Il benessere non è soltanto misurabile in termini di guadagno come negli anni 80-90, il benessere è la qualità della vita, reale, tangibile, diffusa.
Il benessere passa per i servizi e le strutture che un luogo offre, l’attenzione ai cittadini, soprattutto bambini, anziani e coppie giovani, si misura con i progetti sociali e culturali, con l’attenzione per l’ambiente e la meritocrazia sul posto di lavoro. Tutto questo è ben-essere e ben-vivere, tutto questo sono valori e concetti preziosi a cui noi tutti dovremmo aspirare, cercare, afferrare, fare nostri e non voltarci indietro.
Torneresti in una situazione arretrata? E perchè mettere tuo figlio nelle stesse condizioni?

E IO VADO ALL’ESTERO

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Avete mai pensato di andare all’estero? Tra quelli che hanno fatto esperienze all’estero, quanti sono tornati e hanno trovato più soddisfazione in Italia che fuori?

Una volta decidere di bruciare la laurea e inventarsi un futuro diverso da quanto avevano pensato, progettato e preimpostato i genitori era un gesto rivoluzionario, oggi è rivoluzionario chi senza pensarci due volte parte per paesi sconosciuti per fare il lavoro che in Italia non gli fanno fare. Insomma, è rivoluzionario fare come i nostri nonni. Loro sono partiti per il Belgio, l’America, l’Australia, la Germania, noi potremmo partire per la Cina, il Vietnam, la Russia.

E’ proprio vero: la vita va per cicli.

Solo questa settimana ho salutato tre persone che stanno per raggiungere Paesi più o meno lontani dove possono fare ciò che amano fare, il lavoro per cui si sono preparati. E’ giusto? Non è giusto? Dipende direbbe qualcuno.

Se vai a fare l’architetto in un paese emergente perchè ti piace viaggiare allora sembra giusto, se vai all’estero perchè qui non ti assumono allora sembra ingiusto. Secondo me le cose dovrebbe essere viste da un’altra prospettiva: se il lavoro che vuoi fare ti piace veramente, vai dove sai di poterlo fare bene, imparare di più, crescere in esperienza e soddisfazione. Da questo punto di vista, non ci sono nè barriere nè confini, ci sono solo opportunità da cogliere. Se invece ragioni partendo dal fatto che ti sei laureato, sei italiano ed è giusto che tu adesso trovi lavoro qui, allora sarà un cammino lungo e poco piacevole. Ho incontrato molti professionisti adulti e molti neolaureati, la sensazione più evidente è la differenza tra chi ha non ha esitato ed è partito per mettersi alla prova creandosi nuovi orizzonti e chi si è impantanato tra pretese, ripicche e polemiche.

Non so se partire sia giusto o no, non so se valga per tutti indistintamente.

Io ho la valigia sempre pronta.

ATTUALITA’ MAGGIO 2013

Inauguro la categoria “attualità” con questo post.

Togliamoci ogni dubbio: l’attualità può essere vista da tante angolature differenti ma in questo blog voglio usare una sola prospettiva, quella dei giovani che devono scegliere per il proprio futuro. Provare a decifrare la realtà circostante in funzione delle proprie scelte è un passo importante e doveroso (mi sto rivolgendo a te che hai diciotto anni, ma anche ai tuoi genitori che dovrebbero supportarti in questo). Ehi!, come fai a scendere in campo se non sai qual’è il terreno di gioco, quali insidie presenta e con quali regole si gioca? Niente polemiche quindi, solo qualche onesto ragionamento pensato per i più giovani.

**

Maggio 2013: le stime sul lavoro al momento sono sempre più negative e se mi trovassi in un periodo di scelte post diploma la tentazione di girarmi di là e tornare a dormire sarebbe forte. Ma a che servirebbe? a nulla. Come non serve a nulla aspettare, rinviare, restare a casa al sicuro con mamma e papà. Allora coraggio, guardiamo ai fatti e cerchiamo di venirne fuori in qualche modo sensato. Orientamento vuol dire anche questo, mica solo scegliere l’università! Quindi, apriamo i giornali e leggiamo i dati.

Al momento l’Italia continua a trovarsi in una brutta situazione, soprattutto al confronto di altri Stati che hanno come noi subito una forte crisi a partire dal 2008, anno terribile. In Germania la disoccupazione è arrivata ai minimi storici dagli anni 90, negli Stati Uniti continua a scendere. In Europa in generale le cose non vanno così bene (disoccupazione al 12,1%) e in Italia siamo all’11,5%. Attenzione: i parametri con cui si calcolano questi indicatori non sono gli stessi in tutti i Paesi, quindi andrebbero letti con attenzione e tra le righe. Ma su 3 punti possiamo essere tutti d’accordo nel dire che siamo obbiettivamente indietro:

1) il passaggio scuola-lavoro che non funziona affatto bene favorendo il fenomeno dei “bamboccioni” e allontanando sempre più i giovani dal mondo del lavoro e dalla conoscenza delle effettive richieste di competenze e professionalità;

2) l’occupazione femminile troppo bassa, cosa che rappresenta uno spreco di risorse oltre che un segno di arretratezza culturale della nostra società;

3) il lavoro part-time scarsamente utilizzato, mentre al contrario potrebbe aiutare ad aumentare le esperienze di ciascuno, i servizi ai consumatori, le entrate a fine mese per giovani e meno giovani.

Quindi come ti dovresti muovere oggi? Potresti fare così: prima di scegliere l’università o la specializzazione, chiediti “cosa vuole il mercato?”, “cosa voglio io?” e poi, solo poi, cerchi un percorso di studi che ti permetta di soddisfare aspirazioni e bisogni. E mentre studi, non chiuderti in una bolla di sapone: cerca di fare esperienza.

Oltre a ciò, secondo vari studi, la disoccupazione in Italia resterà piuttosto alta ancora a lungo (si dice almeno per altri 5 anni), complice il nostro sistema di tutela del lavoro. Perchè? Perchè è pensato per favorire prima l’assunzione di persone che hanno perso un lavoro e poi di chi ancora un lavoro non ce l’ha. Giusto? Sbagliato? Per mestiere so bene che non è in atto una guerra tra giovani e anziani per il lavoro ma so anche che tu che oggi hai l’opportunità di formarti, puoi pensare a professionalità nuove rispetto a chi ti ha preceduto, soprattutto quando vedi che alcuni studi, diplomi o specializzazioni sono state fallimentari per molti delle generazioni precedenti. Insomma, è come puntare ad un muro dove vedi che già altri ci hanno sbattutto la testa!

Quindi, riassumendo,2 consigli:

1) studia di più di chi ti ha preceduto;

2) studia meglio, in base a quello che viene richiesto.

Stando così le cose, anzichè cercare lavoro, sarà meglio fare lavoro, inventare nuove soluzioni personali.

 

SI DICE IN GIRO… #1

Generation jobless, il ritratto (impietoso) dell’Economist | La nuvola del lavoro.

E voi cosa ne pensate?

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