il mio domani

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NON C’E’ LAVORO?

la più grande opportunità dell’Italia è proprio la mancanza di opportunità: dovremmo guardare i problemi che ci sono e poi cercare il modo di risolverli”. Non a caso il settore da tenere d’occhio è quello dei servizi (oltre all’entertainment).

”Scontrandosi con i problemi della vita di tutti i giorni arrivano le idee per risolverli, e queste si possono trasformare in imprese di successo”.

(Massimo Ciociola, fondatore di MusixMatch)

(per vedere l’interno articolo, clicca qui)

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RICOMINCIARE DA CAPO DOPO L’UNIVERSITA’

ricominciareAlcuni mi chiedono se questo blog può avere senso anche per chi ha passato il periodo del diploma da un po’. Certo che sì. Purtroppo sì. Perchè a volte è un po’ come ricominciare, a volte è proprio un cominciare da zero, anche se con il titolo in tasca.

Avete mai visto quelle case addobbate con i palloncini e i nastri rossi? Sono le case dove si festeggia un neo laureato, si festeggia l’aver conquistato qualcosa. Ma forse si sa poco di quanto questo qualcosa sia poco definitivo e soprattutto poco risolutivo.

Quando si ha già il titolo in tasca e ci si rende conto di aver sbagliato strada, reindirizzarsi richiede uno sforzo differente rispetto a orientarsi.

1 – fermarsi a riflettere, cercando di gestire anche il senso di frustrazione e il senso di colpa. In questi casi un coach può essere molto d’aiuto, sia per capire che alcuni errori sono tutt’altro che irrecuperabili (alcuni rafforzano!), sia per non perdere tempo, focalizzarsi velocemente su nuovi obiettivi, gestire le resistenze al cambiamento;

2 – impegnarsi per procurarsi un’entrata minima che paghi i conti mentre ci si sta ri-orientando. Non è il momento migliore per fare viaggi costosi o altre spese extra: è il momento di investire la propria energia sull’identificazione del futuro;

3 – condividere il momento così delicato partendo dall’ammettere a se stessi e ai propri cari, compresi quelli che hanno pagato gli studi fin qui, che si è commesso un errore di scelta e che l’obiettivo nuovo consiste proprio nel trovare la nuova via. Perchè condividere? Perchè sono le persone che al momento magari possono anche arrabbiarsi ma di certo sono quelli che possono dare una mano per davvero, perchè è un segno di rispetto, perchè essere soli in certi momenti cruciali non aiuta affatto. Inoltre, ammettere di sbagliare poi ha un grande pregio: fa piazza pulita di tanti pensieri negativi e lascia lo spazio per ripartire e accogliere novità.

E IO VADO ALL’ESTERO

leaving

Avete mai pensato di andare all’estero? Tra quelli che hanno fatto esperienze all’estero, quanti sono tornati e hanno trovato più soddisfazione in Italia che fuori?

Una volta decidere di bruciare la laurea e inventarsi un futuro diverso da quanto avevano pensato, progettato e preimpostato i genitori era un gesto rivoluzionario, oggi è rivoluzionario chi senza pensarci due volte parte per paesi sconosciuti per fare il lavoro che in Italia non gli fanno fare. Insomma, è rivoluzionario fare come i nostri nonni. Loro sono partiti per il Belgio, l’America, l’Australia, la Germania, noi potremmo partire per la Cina, il Vietnam, la Russia.

E’ proprio vero: la vita va per cicli.

Solo questa settimana ho salutato tre persone che stanno per raggiungere Paesi più o meno lontani dove possono fare ciò che amano fare, il lavoro per cui si sono preparati. E’ giusto? Non è giusto? Dipende direbbe qualcuno.

Se vai a fare l’architetto in un paese emergente perchè ti piace viaggiare allora sembra giusto, se vai all’estero perchè qui non ti assumono allora sembra ingiusto. Secondo me le cose dovrebbe essere viste da un’altra prospettiva: se il lavoro che vuoi fare ti piace veramente, vai dove sai di poterlo fare bene, imparare di più, crescere in esperienza e soddisfazione. Da questo punto di vista, non ci sono nè barriere nè confini, ci sono solo opportunità da cogliere. Se invece ragioni partendo dal fatto che ti sei laureato, sei italiano ed è giusto che tu adesso trovi lavoro qui, allora sarà un cammino lungo e poco piacevole. Ho incontrato molti professionisti adulti e molti neolaureati, la sensazione più evidente è la differenza tra chi ha non ha esitato ed è partito per mettersi alla prova creandosi nuovi orizzonti e chi si è impantanato tra pretese, ripicche e polemiche.

Non so se partire sia giusto o no, non so se valga per tutti indistintamente.

Io ho la valigia sempre pronta.

COSA STUDIARE?

John Adams

John Adams (Photo credit: Wikipedia)

John Adams (2° presidente degli Stati Uniti) nel 1786 scriveva “devo studiare la politica e la guerra in modo che i miei figli abbiano la possibilità di studiare la matematica e la filosofia, la navigazione, il commercio e l’agricoltura, per poter fornire ai loro figli la possibilità di studiare la pittura, la poesia, la musica”. Lodevole. E illuminante. Capacità di visione e altruismo. Oggi siamo al termine dell’affermazione di John Adams, abbiamo visto tutte le fasi che aveva desiderato e ipotizzato, oggi siamo davanti a nuove prospettive. Cosa studieremo ora? E rifacendoci alla vera essenza della frase di John Adams, cosa sentiamo il bisogno di studiare oggi? Quali studi sono necessari?

ATTUALITA’ MAGGIO 2013

Inauguro la categoria “attualità” con questo post.

Togliamoci ogni dubbio: l’attualità può essere vista da tante angolature differenti ma in questo blog voglio usare una sola prospettiva, quella dei giovani che devono scegliere per il proprio futuro. Provare a decifrare la realtà circostante in funzione delle proprie scelte è un passo importante e doveroso (mi sto rivolgendo a te che hai diciotto anni, ma anche ai tuoi genitori che dovrebbero supportarti in questo). Ehi!, come fai a scendere in campo se non sai qual’è il terreno di gioco, quali insidie presenta e con quali regole si gioca? Niente polemiche quindi, solo qualche onesto ragionamento pensato per i più giovani.

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Maggio 2013: le stime sul lavoro al momento sono sempre più negative e se mi trovassi in un periodo di scelte post diploma la tentazione di girarmi di là e tornare a dormire sarebbe forte. Ma a che servirebbe? a nulla. Come non serve a nulla aspettare, rinviare, restare a casa al sicuro con mamma e papà. Allora coraggio, guardiamo ai fatti e cerchiamo di venirne fuori in qualche modo sensato. Orientamento vuol dire anche questo, mica solo scegliere l’università! Quindi, apriamo i giornali e leggiamo i dati.

Al momento l’Italia continua a trovarsi in una brutta situazione, soprattutto al confronto di altri Stati che hanno come noi subito una forte crisi a partire dal 2008, anno terribile. In Germania la disoccupazione è arrivata ai minimi storici dagli anni 90, negli Stati Uniti continua a scendere. In Europa in generale le cose non vanno così bene (disoccupazione al 12,1%) e in Italia siamo all’11,5%. Attenzione: i parametri con cui si calcolano questi indicatori non sono gli stessi in tutti i Paesi, quindi andrebbero letti con attenzione e tra le righe. Ma su 3 punti possiamo essere tutti d’accordo nel dire che siamo obbiettivamente indietro:

1) il passaggio scuola-lavoro che non funziona affatto bene favorendo il fenomeno dei “bamboccioni” e allontanando sempre più i giovani dal mondo del lavoro e dalla conoscenza delle effettive richieste di competenze e professionalità;

2) l’occupazione femminile troppo bassa, cosa che rappresenta uno spreco di risorse oltre che un segno di arretratezza culturale della nostra società;

3) il lavoro part-time scarsamente utilizzato, mentre al contrario potrebbe aiutare ad aumentare le esperienze di ciascuno, i servizi ai consumatori, le entrate a fine mese per giovani e meno giovani.

Quindi come ti dovresti muovere oggi? Potresti fare così: prima di scegliere l’università o la specializzazione, chiediti “cosa vuole il mercato?”, “cosa voglio io?” e poi, solo poi, cerchi un percorso di studi che ti permetta di soddisfare aspirazioni e bisogni. E mentre studi, non chiuderti in una bolla di sapone: cerca di fare esperienza.

Oltre a ciò, secondo vari studi, la disoccupazione in Italia resterà piuttosto alta ancora a lungo (si dice almeno per altri 5 anni), complice il nostro sistema di tutela del lavoro. Perchè? Perchè è pensato per favorire prima l’assunzione di persone che hanno perso un lavoro e poi di chi ancora un lavoro non ce l’ha. Giusto? Sbagliato? Per mestiere so bene che non è in atto una guerra tra giovani e anziani per il lavoro ma so anche che tu che oggi hai l’opportunità di formarti, puoi pensare a professionalità nuove rispetto a chi ti ha preceduto, soprattutto quando vedi che alcuni studi, diplomi o specializzazioni sono state fallimentari per molti delle generazioni precedenti. Insomma, è come puntare ad un muro dove vedi che già altri ci hanno sbattutto la testa!

Quindi, riassumendo,2 consigli:

1) studia di più di chi ti ha preceduto;

2) studia meglio, in base a quello che viene richiesto.

Stando così le cose, anzichè cercare lavoro, sarà meglio fare lavoro, inventare nuove soluzioni personali.

 

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