il mio domani

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LO SPORT INSEGNA

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Tante volte uso lo sport come argomento per capire chi ho davanti e aiutarlo a trarre il meglio da sè.

Non tutti amano praticare sport ma anche da spettatori o da non-spettatori si possono trarre indicazioni utili per capire molto di una persona, delle sue propensioni, interessi, paure.
L’approccio dell’atleta (come dice il mio amico Alessio) è una palestra incredibilmente valida per i giovani che si lanciano verso nuove sfide. E’ una cartina di tornasole. Essere proattivi, competitivi, supporter della squadra, attenti al miglioramento,…sono tutte doti che dallo sport poi si trasferiscono sul lavoro.
Anche capire perchè ad una persona non piace lo sport agonistico, o di scontro, o di gruppo, e’ utile.

Per costruire il proprio domani, occorre sapere chi sei: conosci te stesso, e il resto verrà da sè.

QUANTE VOLTE TI FARANNO LAVORARE GRATIS?

Pubblico questo post di Silvia Bencivelli (link completo qui) che tocca un tema purtroppo troppo frequente soprattutto tra i giovani e in particolare nel ramo delle professioni intellettuali, umanistiche, letterarie.

Lavorare (anche) gratis mentre si studia vuol dire fare delle esperienze importanti di orientamento personale, per capirsi meglio e testarsi su un terreno del tutto nuovo e inesplorato, sia dal punto di vista teorico che pratico.

Lavorare gratis una volta terminati gli studi non dovrebbe accadere (ehi! non è un mondo gentile e nessuno ama pagare se può avere un servizio gratuito, o almeno provarci, no?) ma se invece è tutto quello che ti viene offerto allora meglio riflettere su un paio di punti:

– o c’è troppa offerta per le competenze che offri;

– o sei debole nel proporti e cedi facilmente sperando in una svolta, chissà, un domani…

Per ovviare al primo caso, occorre subito ampliare/specializzare le competenze offerte; per il secondo caso occorre guardare in faccia la realtà che spesso è fatta di bollette da pagare, auto da acquistare, l’indipendenza dai genitori, le vacanze che gli altri fanno e tu non fai mai….insomma, si guardano in faccia i propri bisogni, le spese e gli obiettivi e si trova il coraggio; oppure ammetti a te stesso che proporti e contrattare non è il tuo forte e cerchi qualcuno che lo faccia per te e le tue competenze (vedi anche qui).

Buona lettura…

La generazione “lavoro gratis per avere una vetrina”

Drogati di lavoro ma senza stipendio: i giovani delle professioni intellettuali di fronte al mercato

Dopo il dubbio, ecco l’inganno: la favola della passione-per-il-lavoro a volte conduce a una falsa morale, quella per cui si può anche lavorare gratis. E ci si casca, oh se ci si casca. Perché si pensa: il mio lavoro è così bello che lo farei gratis.
Ennò! Fermo, fermo e non ti muovere. Tu non devi fare niente gratis!
È difficile, lo so, ma gratis niente. Niente.
Lo so che il lavoro è come la droga. Figurati se non lo so.
Ma hai mai sentito di un idraulico che ti aggiusta il tubo gratis? Perché l’unica categoria per cui si crede normale fare qualcosa gratis è quella dei lavoratori sedicenti della cultura, a cui si chiede di scrivere, parlare, presenziare gratis? Attenzione: non è solo un problema personale. Quella per cui il lavoro va difeso prima di tutto da noi perché costruisce il mondo di tutti e blabla… è una questione di mercato. Anche il mercato va difeso. Per il bene di tutti.
Mi spiego.
Nel mio caso, si tratta di alcune situazioni standard. La prima comincia con la mail di un signore in pensione, colto, elegante, curioso, anche simpatico. In genere ha letto il mio nome su qualcosa di lusinghiero, oppure mi ha ascoltato alla radio o vista in tivvù oppure, meglio, ha letto qualcosa di mio. Mi invita con buon anticipo a un evento intelligente di venerdì sera o di sabato pomeriggio, in una città a tre ore di regionale, una di quelle che per una strana euristica finisco per pensare che valgano il viaggio. E zac! È un attimo. Mi sono fatta fregare.

Il pensionato di buona volontà mi spiega che tutti i partecipanti all’evento vengono senza essere pagati perché l’organizzazione è di un piccolo circolo culturale che ha il patrocinio del Comune ma lavora solo su base volontaristica. Vorrei fargli notare che lui tutti i mesi prende una pensione garantita, mentre io tutti i mesi non prendo un bel niente se non mi sbatto a recuperare euro per euro i soldi che mi devono i miei quaranta clienti di cui trentotto morosi. Che forse anche per questa diversa modalità di foraggiamento del conto corrente, il mio lavoro a lui pare un po’ troppo simile a un hobby anche se un hobby non è. Mentre il suo è un hobby davvero, ma lui se lo può permettere.
Vorrei farlo, ma alla fine vince sempre lui. Anche perché forse un po’ ha ragione: nel nostro Paese, nelle nostre province, è bello e giusto che ci sia qualcuno come il pensionato di buona volontà che si dà da fare per portare un po’ di aria nuova a gente che altrimenti avrebbe poche possibilità di vedere il mondo là fuori.
Vince lui e io mi sento addosso una sensazione a metà tra la gratificazione del filantropo e la coglioneria del fesso. Quella volta che mi hanno elargito i tramezzini avanzati dal buffet, la seconda sensazione ha prevalso nettamente.

Poi ci sono quelli che mi chiedono un contributo per un libro. Gratis, si intende, perché non ci sono nemmeno i soldi per pagare l’editore (si chiama tipografo, in quel caso, ma vabbè) figuriamoci per pagare chi ha scritto dieci paginette timesnewroman12. Figuriamoci.
Tanto tu hai già scritto altre volte di quella cosa, mi dicono. E per me, ma penso per chiunque, è impossibile pensare di tirare via e di fare un copia e incolla in quaranta minuti: ci va la mia firma, e poi non si fa. Ecco due pomeriggi di lavoro gratis, forse nove, undici con la rilettura.

Ci sono quelli che se si risparmiano un biglietto del treno è meglio: già che sei da queste parti (e che sei venuta a tue spese, aggiungo io), fai un salto da noi così facciamo una riunione? Ci sono quelli che non mi pagano e ogni volta mi promettono che lo faranno, e io continuo a scrivere per loro perché in fondo è una buona vetrina. Finché la vetrina non viene chiusa e si dichiara la liquidazione coatta. Quelli che ammettono candidamente da subito che non mi pagheranno mai, e io sono una che apprezza l’onestà, e la premia. Quelli che mi contattano loro, però poi mi chiedono di fare una prova non pagata. Quelli che mi chiamano a un colloquio ma non rimborsano il treno. Quelli che mi scrivono chiedendomi consigli o facendomi proposte di lavoro così confuse che non mi accorgo nemmeno che non si fa nessuna menzione al vile denaro. Quelli che hanno avuto un’idea, quelli che hanno finalmente capito che cosa fare da grandi, quelli che hanno organizzato il congresso della vita, quelli che sono amici di mamma, quelli che mi hanno visto a una conferenza e quelli che sono ansiosi di collaborare con me, proprio con me, e non si chiedono perché dovrei fare i salti di gioia, io, all’idea di lavorare con loro. E tutti mi vogliono coinvolgere perché mi stimano un sacco, ma non mi possono pagare.

Se accettassi, farei molto male al mio investimento numero uno, cioè al mio lavoro. E farei un danno importante al mercato. Perché lavorando gratis è quasi certo che si venga scelti senza una valutazione della professionalità, ma solo per il prezzo. In questo modo si innesca un meccanismo viziato di ribasso continuo e implacabile della qualità del lavoro, a detrimento di chi quel lavoro lo fa e di chi dovrebbe goderne i frutti. Mi spiego.
Un editore poco interessato alla qualità di quel che pubblica, tra un lavoratore bravo che costa X e uno medio che costa X/2, preferirà quest’ultimo. E il costo di quel servizio sarà fissato a X/2, così come, probabilmente, la sua qualità. Se l’editore deciderà di abbassarlo a X/3, il lavoratore medio potrà fare due cose: accettare e quindi essere complice dell’abbassamento del valore di quella prestazione. O rifiutare, lottando per il mantenimento del valore a X/2, che peraltro è comunque bassino visto che eravamo partiti da X.

Se poi ci sarà uno stagista con esperienza (figura professionale sempre più diffusa, corrispondente a un lavoratore intorno ai 28 anni plurititolato e ricco di famiglia) che accetterà di farlo gratis, il valore di quella roba diventerà zero. Il primo lavoratore e il secondo si troveranno disoccupati e soprattutto vedranno il loro lavoro svalutarsi fino allo zero: quel patrimonio di competenze e credibilità non varrà più niente, nessuno pagherà più per le loro prestazioni. E il pubblico avrà un servizio di qualità più bassa.
Per me, la colpa più grave ce l’ha il secondo lavoratore, quello che ha inaugurato la china al ribasso. Il primo lo salvo, anche se probabilmente è uno che ha entrate fastidiosamente superiori alle mie. Lo stagista lo assolvo per i primi tre mesi. E il caso che l’editore sia interessato alla qualità, ammettiamolo, non è poi così frequente.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/lavorare-gratis#ixzz2XZghkvip

UN LAVORO BELLO O UN LAVORO UTILE?

calcoli...

calcoli!

Oggi è il primo giorno della maturità 2013, tanta ansia e tanta concentrazione, paure, speranze, notti a studiare e Venditti che aleggia nell’aria da giorni come un classico refrain nazionale. In bocca al lupo a tutti gli studenti ovviamente, ma con un occhio al domani, sempre. Perchè l’esame di maturità passa ma la chiarezza sul futuro è qualcosa che non avviene in un solo giorno o in una settimana, è una prova di maturità che si sostiene giorno dopo giorno.

Quindi come scegliere per il proprio futuro?

Le persone esprimono ammirazione per un lavoro affascinante, altruista, particolare, fuori dal comune, esotico, sognante. Però pagano per un lavoro che non vorrebbero fare o per un problema che non sanno risolvere.

Nel mondo del lavoro, quando si cerca un collaboratore o si richiede un servizio ad un professionista, si cerca sempre di ottenere o un guadagno (di soldi, di tempo, di divertimento, di benessere,…) o un risparmio (di soldi, di tempo, di fatica, di stress, di problemi,…).

Nella prospettiva che stai per prendere, nei passi che stai muovendo, tra studio e lavoro, quale bisogno ti prepari a soddisfare?

ATTUALITA’ MAGGIO 2013

Inauguro la categoria “attualità” con questo post.

Togliamoci ogni dubbio: l’attualità può essere vista da tante angolature differenti ma in questo blog voglio usare una sola prospettiva, quella dei giovani che devono scegliere per il proprio futuro. Provare a decifrare la realtà circostante in funzione delle proprie scelte è un passo importante e doveroso (mi sto rivolgendo a te che hai diciotto anni, ma anche ai tuoi genitori che dovrebbero supportarti in questo). Ehi!, come fai a scendere in campo se non sai qual’è il terreno di gioco, quali insidie presenta e con quali regole si gioca? Niente polemiche quindi, solo qualche onesto ragionamento pensato per i più giovani.

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Maggio 2013: le stime sul lavoro al momento sono sempre più negative e se mi trovassi in un periodo di scelte post diploma la tentazione di girarmi di là e tornare a dormire sarebbe forte. Ma a che servirebbe? a nulla. Come non serve a nulla aspettare, rinviare, restare a casa al sicuro con mamma e papà. Allora coraggio, guardiamo ai fatti e cerchiamo di venirne fuori in qualche modo sensato. Orientamento vuol dire anche questo, mica solo scegliere l’università! Quindi, apriamo i giornali e leggiamo i dati.

Al momento l’Italia continua a trovarsi in una brutta situazione, soprattutto al confronto di altri Stati che hanno come noi subito una forte crisi a partire dal 2008, anno terribile. In Germania la disoccupazione è arrivata ai minimi storici dagli anni 90, negli Stati Uniti continua a scendere. In Europa in generale le cose non vanno così bene (disoccupazione al 12,1%) e in Italia siamo all’11,5%. Attenzione: i parametri con cui si calcolano questi indicatori non sono gli stessi in tutti i Paesi, quindi andrebbero letti con attenzione e tra le righe. Ma su 3 punti possiamo essere tutti d’accordo nel dire che siamo obbiettivamente indietro:

1) il passaggio scuola-lavoro che non funziona affatto bene favorendo il fenomeno dei “bamboccioni” e allontanando sempre più i giovani dal mondo del lavoro e dalla conoscenza delle effettive richieste di competenze e professionalità;

2) l’occupazione femminile troppo bassa, cosa che rappresenta uno spreco di risorse oltre che un segno di arretratezza culturale della nostra società;

3) il lavoro part-time scarsamente utilizzato, mentre al contrario potrebbe aiutare ad aumentare le esperienze di ciascuno, i servizi ai consumatori, le entrate a fine mese per giovani e meno giovani.

Quindi come ti dovresti muovere oggi? Potresti fare così: prima di scegliere l’università o la specializzazione, chiediti “cosa vuole il mercato?”, “cosa voglio io?” e poi, solo poi, cerchi un percorso di studi che ti permetta di soddisfare aspirazioni e bisogni. E mentre studi, non chiuderti in una bolla di sapone: cerca di fare esperienza.

Oltre a ciò, secondo vari studi, la disoccupazione in Italia resterà piuttosto alta ancora a lungo (si dice almeno per altri 5 anni), complice il nostro sistema di tutela del lavoro. Perchè? Perchè è pensato per favorire prima l’assunzione di persone che hanno perso un lavoro e poi di chi ancora un lavoro non ce l’ha. Giusto? Sbagliato? Per mestiere so bene che non è in atto una guerra tra giovani e anziani per il lavoro ma so anche che tu che oggi hai l’opportunità di formarti, puoi pensare a professionalità nuove rispetto a chi ti ha preceduto, soprattutto quando vedi che alcuni studi, diplomi o specializzazioni sono state fallimentari per molti delle generazioni precedenti. Insomma, è come puntare ad un muro dove vedi che già altri ci hanno sbattutto la testa!

Quindi, riassumendo,2 consigli:

1) studia di più di chi ti ha preceduto;

2) studia meglio, in base a quello che viene richiesto.

Stando così le cose, anzichè cercare lavoro, sarà meglio fare lavoro, inventare nuove soluzioni personali.

 

COMPETIZIONE #2

5  passi verso il miglioramento:

1 – Rispetta te stesso. Basta fare quello che gli altri pensano tu debba fare, basta fare finta che ti piaccia qualcosa quando non è così. Se non hai il coraggio di uscire allo scoperto probabilmente non è ancora il momento ma se ti concedi il tempo di approfondire quello che senti dentro, se ti concentri su te stesso e ti confronti con persone nuove con nuovi punti di vista da quelli dei tuoi soliti amici – amici? – allora poi sarai forte abbastanza per incominciare a rispettare te stesso e a seguire la tua strada.

2 – Rispetta gli altri. Seguire la tua strada non vuol dire sminuire le scelte o le idee altrui. Il tuo spazio d’azione finisce laddove inizia quello di chi ti sta vicino. Rispettalo e soprattutto, rispetta chi è venuto prima di te.

3 – Comunica meglio. Ehi! Non siamo forse nel mondo della comunicazione? Anche troppa dirà qualcuno, ok, ci sto, anche troppa, ma questo non vuol dire che siamo esonerati dal comunicare. E visto che non comunicare è impossibile e ognuno è sempre responsabile di quello che dice, se gli altri non ti capiscono, forse è anche perchè comunichi male le tue idee, no?

4 – Rispetta i tuoi impegni. Non importa quanto grandi o piccoli siano i tuoi piani, per realizzarli dovrai affrontare una serie di piccoli sfide che ti metteranno alla prova, gioie e dolori, ma sempre stimolanti. Rispetta i tuoi impegni e sarà il modo migliore per rispettare te stesso, gli altri e far sapere a tutti che tipo di persona sei.

5 – Ama. Ama quello che fai, quello che sei, chi ti sta accanto. Nessun risultato sarà soddisfacente se perdi una parte importante di te, dei tuoi interessi, dei tuoi affetti.

COMPETIZIONE

COMPETIZIONE

Prima ancora che con gli altri, la competizione è con te stesso.
La grande sfida è diventare migliore giorno dopo giorno, punto per punto.

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