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IDRAULICO O LAUREATO?

New York Mayor, Michael R. Bloomberg.

New York Michael R. Bloomberg. (Photo credit: Wikipedia)

Pochi giorni fa hanno fatto scalpore le dichiarazioni del sindaco di New York, Michael Bloomberg, secondo cui è meglio diventare idraulici anzichè investire tanti soldi per arrivare a laurearsi mediocremente e non trovare poi un lavoro. Discorso spinoso, ma merita attenzione.

Al di là delle differenze tra Stati Uniti e Italia (lì il college è molto competitivo e molto costoso, pochi se lo possono permettere, molti ragazzi si indebitano personalmente per pagarselo e poi devono lavorare per restitutire i soldi ricevuti), tanti ragazzi si laureano svogliatamente, senza testa e senza impegno e poi si ritrovano fuori dal mercato del lavoro perchè non hanno la preparazione giusta per essere selezionati dalle aziende o per mettersi in proprio. E questo è un dramma, perchè da una parte i ragazzi vengono illusi sul “pezzo di carta” e dall’altra le università se ne lavano le mani senza consigliare nè affiancare seriamente nei piani di studio e nell’orientamento durante gli studi gli studenti. Quindi che fare? Meglio gli idraulici come dice Bloomberg? Io credo che non sia così semplice. Se non sai “essere imprenditore”, se non sai come comunicare il tuo lavoro e cercarti i clienti, se non sai come organizzarti e come curare l’amministrazione del tuo lavoro, anche mettersi in proprio e fare – semplicemente? – l’idraulico è una sfida complicata. Mi piacerebbe che nelle scuole professionalizzanti si studiasse di più come crearsi un lavoro a partire dall’apprendimento di un sapere pratico. Lo stesso potremmo dire dell’università no? La nostra università è troppo teorica per il mercato del lavoro e  tralascia troppo spesso di formare o avviare alle applicazioni pratiche di certi studi. Guardare la realtà solo da una prospettiva, che sia la pura teoria del pensiero filosofico o il puro fare disorganizzato, non garantiscono granchè. E così ci ritroviamo con mezze abilità, mezzi sogni, mezzi risultati.

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VITA VERA…

Oggi un post cattivo…..

Ieri un cliente mi ha raccontato un episodio accaduto la scorsa estate, al lavoro in un bar di Lignano Sabbiadoro. Una giovane collega, appena diplomata e al suo primo lavoro estivo, aveva dei comportamenti sul posto di lavoro non proprio adatti: quando gli altri colleghi o il titolare cercavano di insegnarle il mestiere rispondeva a tono presumendo di non aver bisogno di aiuto, sbagliava a dare il resto o a battere gli scontrini senza ammeterlo, non riusciva a sostenere il ritmo di lavoro richiesto in piena stagione al mare. Riuscite a immaginare la situazione? Tutti episodi che creano difficoltà in un ambiente di lavoro e potrebbero già bastare perchè il datoro di lavoro non confermi un dipendente al termine del periodo di prova iniziale. Ma in questo caso il rapporto di lavoro è andato avanti. L’episodio più grave però secondo me è avvenuto quando il titolare ha ripreso legittimamente la ragazza per un comportamento inopportuno tenuto al lavoro e il giorno dopo si è visto arrivare il padre della ragazza arrabbiato in bar a difendere la figlia e il suo operato e anzi a ribadire che la figlia è stanca e bisognava capirla. Ecco, qui proprio non ci siamo.

Genitori iper protettivi che continuano a difendere a oltranza l’operato dei figli e la loro posizione indipendentemente da tutto e da tutti. Ma stiamo scherzando? Molto spesso sento che questo accade anche nei confronti dei professori e mi sembra un’assurdità (sarebbe meglio smettere finchè si è in tempo!), ma addirittura sentire che genitori intervengono contro datori di lavoro a difesa dei propri figli è quantomeno inopportuno e dimostra di non capire il contesto in cui ci si muove.

Un luogo di lavoro non è un ambiente democratico e non si corre da mamma o papà, c’è un capo che dà degli ordini (e se ne prende la responsabilità) e altre persone che li eseguono. Si ascolta, si cerca di imparare con umiltà, si chiede se non si sa, si avverte in caso di errore. Se ti senti inadatto o non pronto lo ammetti, saluti e vai a casa, non pretendi che gli altri si adeguino a te. Non sono le elementari e nemmeno le scuole medie e soprattutto, se vedi mamma o papà lanciarsi contro il datore di lavoro per difenderti, fermali, ti stanno facendo un danno senza volerlo, ma pur sempre un danno.

Vi è mai capitato nulla di simile? Avete mai visto qualcosa del genere?

CURRICULUM #1 (fare esperienza)

Una delle domande più frequenti poste dai ragazzi è come si scrive un curriculum per cercare lavoro? Allora, premesso che il modo di compilare un curriculum cambia a seconda del grado di esperienza professionale (se sei un neo diplomato o neo laureato chiaramente avrai un cv diverso da quello di un professionista con anni di esperienza), il modo in cui si scrive, quale modello usare, con o senza foto, eccetera…, è secondario rispetto ad avere qualcosa da dire nel curriculum.

In ogni cv quello che conta di più sono le esperienze. Le domande più tipiche che un selezionatore può farti sono di questo tipo: che esperienze hai maturato, in che ambito, facendo cosa, che cosa pensi di avere imparato in quello che hai fatto, cosa vuoi fare adesso, come ti vedi tra 5 anni. Cosi, per metterti a tuo agio. Quindi, se ti presenti per un colloquio e fino ad ora hai solo studiato, che cosa puoi raccontare? Ben poco, purtroppo. Allora, giusto per non arrivare spiazzato ai primi colloqui e restare senza parole, inizia ora a fare esperienza in modo che nessun selezionatore pensi ma tu fino ad oggi hai solo studiato?.  Potrà sembrare crudele, ma è molto reale.

QUANTA INFLUENZA HANNO I MIEI GENITORI?

Quando incontro i ragazzi nei seminari sull’orientamento una delle prime domande che faccio è “che cosa pensano i vostri genitori di voi?” e loro mi rispondono di solito parlando di quale università vedono meglio per il futuro. Ma che risposta è? Al centro non c’è l’università, al centro c’è la persona, ci sei tu.

Il grande valore del poter parlare con i propri genitori è di avere un dialogo sincero con qualcuno che ti conosce da quando sei nato, suppergiù da 18 anni, che ti osserva quando dormi e quando ridi, quando sei incazzato per una sconfitta e quando sei soddisfatto per un risultato raggiunto. Anche se ti sembra di non aver mai trascorso molto tempo con tuo padre o tua madre, che non ci sia molto da dire, che avete vissuto vite separate, anche se ti sembra che non capiscano niente del mondo di oggi, tieni a mente: loro, nel mondo di oggi, ci vivono almeno quanto te. Loro qualcosa sanno, non tutto ma molto.

Se stai iniziando a domandarti cosa fare da grande inizia con un approccio intelligente: coinvolgi i tuoi.

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