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FARE O GUARDARE?

Nel film Harry ti presento Sally c’è una battuta folgorante: i giovani Harry e Sally, in viaggio verso l’università della Grande Mela, iniziano a conoscersi e Harry chiede a Sally cosa vai a studiare a New York? e Sally risponde giornalismo e lui acidamente contraccambia dicendo così racconti la vita degli altri anzichè viverla. Magari non ricordo perfettamente le battute ma il concetto è questo: vuoi fare o guardare? Vuoi vivere la tua vita o assistere, come al cinema, alla vita degli altri?

Oggi c’è moltissimo da fare e possiamo eesere certi che il nostro ruolo all’interno dell’economia di questo Paese non ce lo dirà un rettore universitario nè tanto meno un prof illuminato o un selezionatore. Ce lo dirà invece la nostra passione  che va misurata sulla base del quanto sarà lo sforzo per raggiungere l’obiettivo e sulla base della nostra disponibilità a guardarci attorno e a chiedere a chi conosciamo che già lavora scusa ma nella tua azienda/ufficio/società che tipo di competenze state cercando?

E poi ci vuole l’umiltà e il coraggio di sbagliare, essere bocciati, andare dal prof a chiedere consiglio per la volta successiva, cercare qualcuno con cui studiare, chiedere aiuto ad amici e conoscenti anche via Facebook per arrivare velocemente ad avere le informazioni che ci servono per fare le scelte più corrette per l’avvenire.

SU COSA COSTRUISCI?

http://gettingahealthybody.tumblr.com/post/85496650029/ignoring-your-passion-is-slow-suicide-never

ISPIRAZIONE: KEN ROBINSON

Questo video mi fa impazzire, grafica e contenuto sono troppo stimolanti. E ce n’è di materiale per riflettere.

Un sistema organizzato come la scuola e più in generale il sistema educativo, fin dove può essere di massa e fin dove può essere persononalizzato? Forse dobbiamo essere tutti sinceri e riconoscere che su grandi numeri è un’utopia la personalizzazione estrema. Di certo però si possono fare dei passi avanti importanti in questa situazione.
Se l’educazione e l’istruzione di base dev’essere comune e quindi di massa, quanto meno per logiche di gestione, anche l’orientamento e la specializzazione devono essere di massa? E’ giusto che l’orientamento nasca e finisca in un incontro di gruppo, un’assemblea, una riunione? E dov’è lo spazio per l’individuo in tutto questo?

SOUNDCHECK: UNO, DUE, PROVA!

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I musicisti prima dei concerti fanno un sound check per accordare gli strumenti, provare i volumi dei microfoni, mettere a punto gli ultimi dettagli prima di presentarsi al pubblico. A che serve? Ad assicurarsi che gli strumenti siano accordati, che i volumi siano giusti, che il concerto sia una festa e un successo per tutti. Ma noi, facciamo mai un sound check?

Nel nostro mondo tendiamo a buttarci, senza paracadute, convinti che il solo fatto di avere in mano qualcosa di buono (una laurea brillante, un’idea rivoluzionaria, una soluzione innovativa, una bella canzone) possa bastare. Ma poi non è così. Possibile che piccoli dettagli mandino all’aria grandi piani? E se è così, quante volte ci è capitato e non ce ne siamo nemmeno accorti?

Forse una buona abitudine sarebbe quella di fare anche noi un sound check prima di andare in scena. Quando stendiamo un piano, è meglio fare delle prove di “fattibilità” prima di lanciarsi nel vuoto, chiedere feedback a chi ne sa di più (forse amici e parenti sono i meno adatti, meglio professionisti più grandi di noi), e poi fare dei check del progetto dopo 1, 2, 3, 6, 12 mesi.

Un’idea vincente è fatta davvero di sola sostanza o la forma è ormai definitivamente più importante della sostanza? Sicuramente la forma arriva prima della sostanza.

LO SPORT INSEGNA

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Tante volte uso lo sport come argomento per capire chi ho davanti e aiutarlo a trarre il meglio da sè.

Non tutti amano praticare sport ma anche da spettatori o da non-spettatori si possono trarre indicazioni utili per capire molto di una persona, delle sue propensioni, interessi, paure.
L’approccio dell’atleta (come dice il mio amico Alessio) è una palestra incredibilmente valida per i giovani che si lanciano verso nuove sfide. E’ una cartina di tornasole. Essere proattivi, competitivi, supporter della squadra, attenti al miglioramento,…sono tutte doti che dallo sport poi si trasferiscono sul lavoro.
Anche capire perchè ad una persona non piace lo sport agonistico, o di scontro, o di gruppo, e’ utile.

Per costruire il proprio domani, occorre sapere chi sei: conosci te stesso, e il resto verrà da sè.

ESSERCI O NON ESSERCI (SUI SOCIAL NETWORK)?

quando incontro uno dei ragazzi che si rivolge a me e dal vivo gli commento o gli chiedo info su cose che ho notato sul suo profilo facebook, vedo che tende a irrigidirsi, come se… non se l’aspettasse. Beh, le cose stanno cambiando. Dobbiamo essere intelligenti e usare bene le info che rilasciamo on line.

Se la scommessa per il futuro è dimostrare di essere una persona in gamba e affidabile, oggi che tutto è visibile, dev’essere un visibile coerente, credibile, interessante. Come noi scegliamo una meta o un prodotto qualsiasi anche cercando info su internet, così fanno i datori di lavoro con le persone. Il mezzo (facebook o qualunque altro social network) è potentissimo e amplifica quello che noi diciamo ed esprimiamo, con le foto, i commenti, i video, i “like”. non per niente si parla sempre più di personal branding e riguarda tutti!, soprattutto i giovanissimi. Qualcuno azzarda che non è giusto guardare sul profilo facebook, qualcun’altro obietta che allora è meglio non essere sui social network. Dai!, siamo seri, non sono obiezioni da persone mature.

Quindi, la domanda da porsi è: meglio incuriosire o alimentare diffidenza?

GIOCO DI RUOLO #2, DI CHE STOFFA SEI FATTO?

971570_10151620431167305_874865996_nSe nel precedente post abbiamo visto come ad ogni ruolo corrisponde un grado variabile di: 1) capacità di guidare e influenzare gli altri, 2) capacità di visione e immaginazione, 3) autonomia, 4) proattività, 5) capacità di raggiungere un obiettivo prefissato, 6) dipendenza dagli altri, ora è utile capire che questi fattori si combinano in maniera differente secondo i principali ruoli che si possono ricoprire.

A prescindere dal settore o dagli studi (non mi stancherò mai di ripeterlo) i ruoli sono 4 e sono sempre gli stessi:

1) imprenditore: chi tende a perseguire una propria idea di business, è pronto ad accollarsi il rischio imprenditoriale, sa che per realizzare il proprio obiettivo ha bisogno del lavoro altrui, di mezzi e strumentazioni (alta capacità di guidare e influenzare gli altri, alta capacità di visione e immaginazione, buona capacità di raggiungere un obiettivo prefissato, buona proattività, bassa autonomia, bassa dipendenza dagli altri)

2) autonomo: chi esercita una professione derivante da un titolo conseguito o da una specializzazione, tende a lavorare da solo e a trattenere per sè il know how del proprio mestiere (alta proattività, alta autonomia, buona capacità di visione e immaginazione, buona capacità di raggiungere un obiettivo prefissato, bassa capacità di guidare e influenzare gli altri, bassa dipendenza dagli altri).

3) collaborativo/tecnico: chi è esperto in un ambito utile ad un gruppo di lavoro, all’interno di una azienda, uno studio professionale o una organizzazione, il suo lavoro tende al miglioramento della qualità del lavoro del gruppo o serve all’ampliamento delle aree di business (alta proattività, buona capacità di visione e immaginazione, buona autonomia, buona dipendenza dagli altri, bassa capacità di guidare e influenzare gli altri, bassa capacità di raggiungere un obiettivo prefissato).

4) dipendente/esecutivo: chi esegue un lavoro in maniera non esclusiva al’interno di un gruppo di persone, un’azienda, uno studio o una organizzazione senza accollarsi una particolare responsabilità della riuscita dell’impresa (alta dipendenza dagli altri, buona capacità di raggiungere un obiettivo prefissato, bassa capacità di guidare e influenzare gli altri, bassa capacità di visione e immaginazione, bassa proattività, bassa autonomia).

Nel momento della scelta, imparare a collocarsi in uno di queste posizioni è molto utile per POI pensare cosa studiare o come specializzarsi.

GIOCHI DI RUOLO

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Lavorando con gli adulti alcune riflessioni tornano spesso, ad esempio il rapporto tra ruolo e soddisfazione personale. Come dire…. non tutti amano avere le responsabilità del capo o lavorare in squadra, non tutti sono interessati al successo ad ogni costo, per esempio.

Ognuno ha il suo ruolo e nel proprio ruolo trova la sua soddisfazione; ad ogni ruolo corrisponde un grado variabile di:

– capacità di guidare e influenzare gli altri,

– capacità di visione e immaginazione,

– autonomia,

– proattività,

– capacità di raggiungere un obiettivo prefissato senza mollare,

– dipendenza dagli altri, dal gruppo.

 

Tutto  questo a prescindere dagli studi che si fanno e dal settore che si sceglie.

E tu? Per ciascuna di queste voci, da 1 a 10 che punteggio ti dai?

GIOCANDO SI IMPARA

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I bambini apprendono attraverso il gioco, gli adulti non sono da meno, solo che tendono a dimenticarlo.
L’estate è ideale per giocare, sperimentare, provare novità.
se penso al gioco penso anche a parole come gara e squadra, a scelte di coraggio, avventura, cura o esplorazione, ordine o confusione. Ma soprattutto penso al ruolo personale che via via si va definendo.
Ami gareggiare? Ami la competizione? Con te stesso o con gli altri? Il gioco di squadra o la sfida uno a uno?
Definire se stessi è uno dei passaggi più stimolanti: ognuno ha il suo ruolo, trovarlo è un viaggio bellissimo.

PUNTI DI FORZA

tumblr_mqpz19Qxrg1s9w5l0o1_500L’estate è il periodo migliore per fermarsi a riflettere, approfondire, ripartire. Più delle feste di Natale: il vero capodanno è il primo settembre. Quindi è il momento giusto per fare nuove esperienze e andare alla scoperta di sè. In previsione di scelte importanti per il proprio futuro vale la pena concentrarsi sui propri punti di forza, sia nel trovarli (molti dicono di non averne, ma non è mai così) che nell’esaltarli (metabolizzandoli, mettendoli alla prova, dimostrandoli).

Partiamo con qualcosa di facile:

1) Elenca 3 aspetti di te con cui gli altri ti identificano positivamente;

2) Valuta se questi aspetti ti hanno mai dato vantaggi (nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni con gli altri, nel perseguire degli obiettivi). Se non ti hanno dato vantaggi reali, pensa ad altri 3 aspetti.

A questo punto considera gli aspetti identificati e rifletti se:

1) secondo te sono realmente positivi e utili (allora vai! Costruisci la tua strada con determinazione);

2) non ti sembrano granchè (però visto che gli altri ti stanno apprezzando perchè non fidarsi?);

3) pensi che siano altre le caratteristiche che contano e tu non le possiedi (questo punto di vista merita un approfondimento più specifico e personale. Potresti contattarmi e condividere quello che ti sta succedendo).

PER IL FUTURO SERVONO I TUOI PUNTI DI FORZA, NON DI DEBOLEZZA.

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