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COLLOQUIO DI LAVORO

Mentre preparo una serata per genitori ho le antenne dritte per cogliere spunti, avvertimenti e consigli da trasformare in utili linee guida. L’attualità di certi articoli (vedi link) mi riporta indietro con la memoria ad altre situazioni già raccontate in questo blog (vedi il post “VITA VERA”), situazioni che girano tutte attorno ad un unico tema: insicurezza dei ragazzi ed eccesso di pretezione da parte dei genitori.

Tutti sappiamo che il miglior modo perchè un bimbo si ammali è tenerlo sempre eccessivamente protetto dal freddo, coperto o al coperto: appena mette il naso fuori di casa o si toglie il berretto si prende un accidente. Allo stesso modo, proteggere e accompagnare per mano un figlio in situazioni dove la maturità viene dedotta anche dal comportamento e dall’approccio, non è certamente un giusto modo di aiutare il proprio figlio. Sto parlando dell’esame di maturità, delle prove all’università o dei colloqui di lavoro: cari genitori, se sono abbastanza grandi per votare, guidare ed essere responsabili delle proprie azioni, non sono forse abbastanza grandi per uscire di casa da soli diretti verso i “loro” momenti di vita e di crescita?

E ALLA FINE ARRIVANO I GENITORI

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E finalmente, dopo 5 anni di progetti, mi viene chiesto di parlare anche ai genitori. Obiettivo: costruire un progetto di orientamento per i ragazzi delle superiori ma anche parlare ai loro genitori così spaventati dal non riuscire a garantire ai figli il loro passato, dall’ansia del presente, dalla mancanza di prospettive future.

Questa proposta è un’occasione bellissima per inizare un dialogo a tre, un’occasione per far tornare a parlare generazioni che non si parlavano, per riunire intorno a nuove sfide le famiglie.

Se il costo di un errato orientamento oltre a pesare sui giovani e il loro futuro pesa sui genitori (quanto tempo ci vuole prima che un figlio sia davvero autonomo? Per quanti anni, dopo la laurea, i genitori sostengono le spese dei figli? Ecco, l’orientamento che ho in mente punta a ridurre questo periodo), perchè non dichiarare apertamente che questa questione è una questione di famiglia?

DA HERMES AL RESTO DEL MONDO

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Sapete chi è Jean Claude Ellena? E’ il Naso creatore di profumi per la maison di moda Hermes. Purtroppo non lo conosco di persona ma solo di fama e ne ammiro il lavoro; di recente ho letto il suo diario e mi sono trovato spiazzato nel leggere certe righe che mi hanno fatto domandare …un creatore ha bisogno di apprendistato? Il genio ha bisogno di essere aiutato? Di certo, chiunque ha bisogno di attenzione, soprattutto da giovane. Il talento va coccolato, come un bimbo nei primi anni di vita.

“Ho scelto il profumo per caso, o meglio è stato il profumo a scegliere me… ricordo che, adolescente, nel periodo in cui abitavamo a Nizza, mi ero cimentato per qualche mese col pianoforte, però nessuno si interessava del mio apprendimento. Fu diverso quando entrai a sedici anni negli stabilimenti Antoine Chiris a Grasse. Lì ho conosciuto donne e uomini che si sono interessati a me fin dall’inizio, che hanno guidato i miei primi passi; così sorretto, progredivo. Tutto catturava la mia attenzione… fu l’inizio dell’apprendistato: è così che mi sono costruito”.

(tratto da Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo, di Jean-Claude Ellena)

RITORNIAMO A PARLARCI

Padre e figlio/Father and son

Padre e figlio/Father and son (Photo credit: screanzatopo)

Rimbalzo l’articolo qui sotto (il link completo lo trovate qui) perchè pone l’accento su una grande verità: occorre ritornare a parlarsi tra generazioni.

E’ vero, c’è stato un tempo in cui i giovani avevano varie motivazioni per chiudere col passato (generazioni molto diverse tra loro vivevano questioni molto diverse e avevano visioni del mondo discordanti) ma oggi invece tra generazioni ci sono tante analogie. Alcune fatiche, alcuni sacrifici mi ricordano quelli di mio nonno, a volte quelli di mio padre. Sarà capitato anche a voi?

C’è un forte bisogno di dialogo per chiedere ma tu come facevi? Ma tu come affrontavi questa o quella situazione?

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Ci mancano i consigli di quelli più grandi

Eccoci all’appuntamento settimanale con CuorePrecario. Ci hanno scritto Bruno e Cucciola

Ci stiamo sposando e in questo periodo non è semplice avere nel cuore una voglia ma in banca niente. A chi ci chiede se siamo pronti, rispondiamo che ovviamente no, non lo siamo.

Eppure, ci sembra giusto continuare per la nostra strada, e in qualche modo dare un esempio. Solo, vorremmo i consigli di quelli più grandi: mamme, papà, nonni, zii di tutta Italia, o d’Europa, se le generazioni si parlassero forse sarebbe più facile dirsi di sì.

VITA VERA…

Oggi un post cattivo…..

Ieri un cliente mi ha raccontato un episodio accaduto la scorsa estate, al lavoro in un bar di Lignano Sabbiadoro. Una giovane collega, appena diplomata e al suo primo lavoro estivo, aveva dei comportamenti sul posto di lavoro non proprio adatti: quando gli altri colleghi o il titolare cercavano di insegnarle il mestiere rispondeva a tono presumendo di non aver bisogno di aiuto, sbagliava a dare il resto o a battere gli scontrini senza ammeterlo, non riusciva a sostenere il ritmo di lavoro richiesto in piena stagione al mare. Riuscite a immaginare la situazione? Tutti episodi che creano difficoltà in un ambiente di lavoro e potrebbero già bastare perchè il datoro di lavoro non confermi un dipendente al termine del periodo di prova iniziale. Ma in questo caso il rapporto di lavoro è andato avanti. L’episodio più grave però secondo me è avvenuto quando il titolare ha ripreso legittimamente la ragazza per un comportamento inopportuno tenuto al lavoro e il giorno dopo si è visto arrivare il padre della ragazza arrabbiato in bar a difendere la figlia e il suo operato e anzi a ribadire che la figlia è stanca e bisognava capirla. Ecco, qui proprio non ci siamo.

Genitori iper protettivi che continuano a difendere a oltranza l’operato dei figli e la loro posizione indipendentemente da tutto e da tutti. Ma stiamo scherzando? Molto spesso sento che questo accade anche nei confronti dei professori e mi sembra un’assurdità (sarebbe meglio smettere finchè si è in tempo!), ma addirittura sentire che genitori intervengono contro datori di lavoro a difesa dei propri figli è quantomeno inopportuno e dimostra di non capire il contesto in cui ci si muove.

Un luogo di lavoro non è un ambiente democratico e non si corre da mamma o papà, c’è un capo che dà degli ordini (e se ne prende la responsabilità) e altre persone che li eseguono. Si ascolta, si cerca di imparare con umiltà, si chiede se non si sa, si avverte in caso di errore. Se ti senti inadatto o non pronto lo ammetti, saluti e vai a casa, non pretendi che gli altri si adeguino a te. Non sono le elementari e nemmeno le scuole medie e soprattutto, se vedi mamma o papà lanciarsi contro il datore di lavoro per difenderti, fermali, ti stanno facendo un danno senza volerlo, ma pur sempre un danno.

Vi è mai capitato nulla di simile? Avete mai visto qualcosa del genere?

CHI E’ STRANO?

Un bel film, sottile eppure profondo, lieve nei toni ma così vero nei temi di fondo. Il punto è questo: perchè un ragazzo silenzioso, sensibile, intelligente, non omologato deve essere per forza strano? Quello che sembra strano a 16 o 18 anni può diventare speciale più avanti. Basta avere la pazienza di osservare e la cura di guidare. Genitori, insegnanti e altre guide non dovrebbero forse fare questo?

James

James

a volte tra genitori e figli non è così semplice...

a volte tra genitori e figli non è così semplice…

...a volte con i nonni è più facile capirsi,,,

…a volte con i nonni è più facile capirsi…

james e la sua Life Coach

James e la sua Life Coach

Quando mi trovo in aula magna con i ragazzi è difficile che chi si sente come James, il protagonista del film, alzi la mano e dica la sua. Di solito sono quelli con lo sguardo un po’ laterale, seri, che poi a fine incontro mi avvicinano e mi chiedono se possiamo parlare a tu per tu. E poi quando siamo in due allora si aprono, poco a poco, piano piano, aprendo finestre su idee, opinioni, dubbi e incertezze importanti, a volte convinzioni granitiche che cercano un confronto. Ecco il valore dei singoli ragazzi, quelli che in gruppo non alzano la mano e non intervengono ma sai che ti stanno ascoltando e stanno assorbendo. Ti responsabilizzano e ti chiedono competenza e capacità di ascolto. Ma ti ripagano con un grazie davvero profondo.

QUANTA INFLUENZA HANNO I MIEI GENITORI?

Quando incontro i ragazzi nei seminari sull’orientamento una delle prime domande che faccio è “che cosa pensano i vostri genitori di voi?” e loro mi rispondono di solito parlando di quale università vedono meglio per il futuro. Ma che risposta è? Al centro non c’è l’università, al centro c’è la persona, ci sei tu.

Il grande valore del poter parlare con i propri genitori è di avere un dialogo sincero con qualcuno che ti conosce da quando sei nato, suppergiù da 18 anni, che ti osserva quando dormi e quando ridi, quando sei incazzato per una sconfitta e quando sei soddisfatto per un risultato raggiunto. Anche se ti sembra di non aver mai trascorso molto tempo con tuo padre o tua madre, che non ci sia molto da dire, che avete vissuto vite separate, anche se ti sembra che non capiscano niente del mondo di oggi, tieni a mente: loro, nel mondo di oggi, ci vivono almeno quanto te. Loro qualcosa sanno, non tutto ma molto.

Se stai iniziando a domandarti cosa fare da grande inizia con un approccio intelligente: coinvolgi i tuoi.

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