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UNIVERSITA’: QUANTO SIAMO INDIETRO?

Ecco un articolo (clicca qui) che ci ributta nella crisi della nostra università. Ma possibile che sia dia ancora tanto peso a questa scelta anzichè al dopo-università? In quasi 10 anni di lavoro ho visto splendidi Bocconiani avere grosse difficoltà nel mondo del lavoro e frequentatori di università secondarie andare via come treni al lavoro. La scelta dell’università, secondo voi, non dovrebbe avvenire dopo aper scelto l’ambito di lavoro? E una volta scelto l’ambito, soldi permettendo, non sarebbe il caso di cercare l’università più adatta alla preparazione a prescindere dalla vicinanza da casa, da mamma e papà, dalle comodità insomma?

Leggo l’articolo segnalato e parla di università italiane come “super licei locali” e da quel che vedo in giro faccio fatica a dissentire. Rispetto a quanto si studia all’università, quanti corsi sono realmente pensati per incontrare i bisogni del mondo del lavoro? Tempo fa ho avuto modo di scambiare interessanti battute con un prof. universitario che mi ribadiva che non è questa la funzione dell’università. Ah no? A cosa servirebbe Allora? Per accrescere la cultura generale? Io continuo a dissentire. E i ragazzi sanno di cosa parlo 😉

UN APPROCCIO VINCENTE

Quando da giovani ci troviamo sul posto di lavoro spesso tendiamo a viverlo in maniera ideologica, di contrapposizione con gli altri, spesso con il datore di lavoro o colleghi più grandi, avvertiamo la sensazione di grigiore, bruttura. Una diffidenza che nasce dalla paura per il nuovo ambiente, paura che può dare frutti negativi anche a lungo termine.

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Un approccio efficace nei confronti dei superiori invece dovrebbe essere di questo tipo: “dimmi cosa c’è da fare, dimmi qual’è il risultato che vuoi da me, dimmi cosa vuoi in più da me” e poi a fine giornata tornare dal datore di lavoro e dire “facciamo due parole: su quello che ci siamo detti stamattina come ti sembra sia andata? posso fare meglio?”. Sembra fantasia, sembra assurdo no? Ma ci avete mai provate? E’ fantasia finchè non ci provi! Questo approccio è vincente (si dimostra coinvolgimento) e sfidante (il datore di lavoro non se l’aspetta e capisce che ha davanti una persone che si impegna e ci mette del suo, non è solo uno che “esegue e basta”) ed è un modo rapido per proseguire nel miglioramento, apprendimento, coinvolgimento.

Qualcuno obietterà: “ma sul posto di lavoro non vogliono persone che pensano e siano proattivi!” Non è vero, non è ovunque così, e se è così, meglio scoprirlo subito e cercare altrove anzichè restare nella mediocrità. No?

NON C’E’ LAVORO?

la più grande opportunità dell’Italia è proprio la mancanza di opportunità: dovremmo guardare i problemi che ci sono e poi cercare il modo di risolverli”. Non a caso il settore da tenere d’occhio è quello dei servizi (oltre all’entertainment).

”Scontrandosi con i problemi della vita di tutti i giorni arrivano le idee per risolverli, e queste si possono trasformare in imprese di successo”.

(Massimo Ciociola, fondatore di MusixMatch)

(per vedere l’interno articolo, clicca qui)

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