il mio domani

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Monthly Archives: settembre 2013

ISPIRAZIONE: KEN ROBINSON

Questo video mi fa impazzire, grafica e contenuto sono troppo stimolanti. E ce n’è di materiale per riflettere.

Un sistema organizzato come la scuola e più in generale il sistema educativo, fin dove può essere di massa e fin dove può essere persononalizzato? Forse dobbiamo essere tutti sinceri e riconoscere che su grandi numeri è un’utopia la personalizzazione estrema. Di certo però si possono fare dei passi avanti importanti in questa situazione.
Se l’educazione e l’istruzione di base dev’essere comune e quindi di massa, quanto meno per logiche di gestione, anche l’orientamento e la specializzazione devono essere di massa? E’ giusto che l’orientamento nasca e finisca in un incontro di gruppo, un’assemblea, una riunione? E dov’è lo spazio per l’individuo in tutto questo?

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H FARM: 24 ORE PER INNOVARE!

DA HERMES AL RESTO DEL MONDO

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Sapete chi è Jean Claude Ellena? E’ il Naso creatore di profumi per la maison di moda Hermes. Purtroppo non lo conosco di persona ma solo di fama e ne ammiro il lavoro; di recente ho letto il suo diario e mi sono trovato spiazzato nel leggere certe righe che mi hanno fatto domandare …un creatore ha bisogno di apprendistato? Il genio ha bisogno di essere aiutato? Di certo, chiunque ha bisogno di attenzione, soprattutto da giovane. Il talento va coccolato, come un bimbo nei primi anni di vita.

“Ho scelto il profumo per caso, o meglio è stato il profumo a scegliere me… ricordo che, adolescente, nel periodo in cui abitavamo a Nizza, mi ero cimentato per qualche mese col pianoforte, però nessuno si interessava del mio apprendimento. Fu diverso quando entrai a sedici anni negli stabilimenti Antoine Chiris a Grasse. Lì ho conosciuto donne e uomini che si sono interessati a me fin dall’inizio, che hanno guidato i miei primi passi; così sorretto, progredivo. Tutto catturava la mia attenzione… fu l’inizio dell’apprendistato: è così che mi sono costruito”.

(tratto da Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo, di Jean-Claude Ellena)

SOUNDCHECK: UNO, DUE, PROVA!

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I musicisti prima dei concerti fanno un sound check per accordare gli strumenti, provare i volumi dei microfoni, mettere a punto gli ultimi dettagli prima di presentarsi al pubblico. A che serve? Ad assicurarsi che gli strumenti siano accordati, che i volumi siano giusti, che il concerto sia una festa e un successo per tutti. Ma noi, facciamo mai un sound check?

Nel nostro mondo tendiamo a buttarci, senza paracadute, convinti che il solo fatto di avere in mano qualcosa di buono (una laurea brillante, un’idea rivoluzionaria, una soluzione innovativa, una bella canzone) possa bastare. Ma poi non è così. Possibile che piccoli dettagli mandino all’aria grandi piani? E se è così, quante volte ci è capitato e non ce ne siamo nemmeno accorti?

Forse una buona abitudine sarebbe quella di fare anche noi un sound check prima di andare in scena. Quando stendiamo un piano, è meglio fare delle prove di “fattibilità” prima di lanciarsi nel vuoto, chiedere feedback a chi ne sa di più (forse amici e parenti sono i meno adatti, meglio professionisti più grandi di noi), e poi fare dei check del progetto dopo 1, 2, 3, 6, 12 mesi.

Un’idea vincente è fatta davvero di sola sostanza o la forma è ormai definitivamente più importante della sostanza? Sicuramente la forma arriva prima della sostanza.

QUALI SONO I TUOI BISOGNI?

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A volte è bene fare un check dei propri bisogni da soddisfare.

Spesso si pensa a bisogni “alti”, profondi, altruistici, molto umani, elevati, bisogni legati alla morale, alla natura, all’umanità nel suo insieme. Stupendo! Ma quanto sono lontano dai bisogni primari? Se Maslow aveva ben classificato i bisogni dell’uomo, perchè pensiamo sempre di ribaltare la piramide? Pensare ai bisogni più “alti” sembra più un modo per allontanarsi dalle proprie responsabilità dirette che richiedono impegno, fatica, azione. Forza!, un gradino alla volta, uno step alla volta. Sennò si rischia di restare sospesi nel vuoto.

GESTIONE DEL TEMPO

L’altra sera ho incontrato un’amica che ha un progetto interessante pensato per i ragazzi e la scoperta dei talenti. Ovviamente appena sarà pronto ve lo presenterò 😉

Chiacchierando e confrontandoci siamo finiti a parlare del come lavoro io con i giovani, se faccio o no coaching con loro. Riflettendoci, più che coaching si tratta, nella maggior parte dei casi, di un mix di orientamento e gestione del tempo. Cerco di tenere l’attenzione dei ragazzi puntata su una sequenza di azioni e scelte secondo una linea temporale logica. Qualcuno dirà: ma la gestione del tempo non è una cosa da adulti superimpegnati? Anche, certo, e possiamo agigungere che i ragazzi hanno davvero tutta la vita davanti e di certo non sono oberati di impegni, ma le scelte che devono fare comunque appaiono come immediate, urgenti, opprimenti oppure, all’opposto, sembrano così lontane, rimandabili, eternamente reversibili.

In realtà, non è così, certe scelte che ci vogliono “vendere” come eternamente modificabili, cancellabili, rimandabili, hanno un loro tempo di realizzazione.

Certi treni passano solo una volta. E i ragazzi svegli lo sanno.

LO SPORT INSEGNA

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Tante volte uso lo sport come argomento per capire chi ho davanti e aiutarlo a trarre il meglio da sè.

Non tutti amano praticare sport ma anche da spettatori o da non-spettatori si possono trarre indicazioni utili per capire molto di una persona, delle sue propensioni, interessi, paure.
L’approccio dell’atleta (come dice il mio amico Alessio) è una palestra incredibilmente valida per i giovani che si lanciano verso nuove sfide. E’ una cartina di tornasole. Essere proattivi, competitivi, supporter della squadra, attenti al miglioramento,…sono tutte doti che dallo sport poi si trasferiscono sul lavoro.
Anche capire perchè ad una persona non piace lo sport agonistico, o di scontro, o di gruppo, e’ utile.

Per costruire il proprio domani, occorre sapere chi sei: conosci te stesso, e il resto verrà da sè.

ESSERCI O NON ESSERCI (SUI SOCIAL NETWORK)?

quando incontro uno dei ragazzi che si rivolge a me e dal vivo gli commento o gli chiedo info su cose che ho notato sul suo profilo facebook, vedo che tende a irrigidirsi, come se… non se l’aspettasse. Beh, le cose stanno cambiando. Dobbiamo essere intelligenti e usare bene le info che rilasciamo on line.

Se la scommessa per il futuro è dimostrare di essere una persona in gamba e affidabile, oggi che tutto è visibile, dev’essere un visibile coerente, credibile, interessante. Come noi scegliamo una meta o un prodotto qualsiasi anche cercando info su internet, così fanno i datori di lavoro con le persone. Il mezzo (facebook o qualunque altro social network) è potentissimo e amplifica quello che noi diciamo ed esprimiamo, con le foto, i commenti, i video, i “like”. non per niente si parla sempre più di personal branding e riguarda tutti!, soprattutto i giovanissimi. Qualcuno azzarda che non è giusto guardare sul profilo facebook, qualcun’altro obietta che allora è meglio non essere sui social network. Dai!, siamo seri, non sono obiezioni da persone mature.

Quindi, la domanda da porsi è: meglio incuriosire o alimentare diffidenza?

COSA VUOL DIRE AVERE PASSIONE (E TRASFORMARLA IN LAVORO)

Ecco una storia davvero interessante da più angolazioni (di Marina Sogliani, qui trovate il link completo): ci dice qualcosa del mondo globale, qualcosa del nostro pianeta e soprattutto di come dalle passioni più particolari può nascere un mestiere prezioso e ricercato.
La chiave del futuro è inventare nuovi mestieri, lasciamoci ispirare da qualcosa di positivo.

L’inglese che salva i formaggi dal rischio estinzione

di Marina Sogliani

Non solo i panda o le tigri di Sumatra: anche formaggi come la provola iblea o il formadi frant friulano rischiano l’estinzione. Una lista completa delle “specie in pericolo” non esiste ancora, ma c’è già chi ha fatto del salvataggio caseario una vera e propria professione. L’inquadramento è quello del super-intenditore con vocazione da Noè dei formaggi. Ad oggi ne esiste un unico esemplare: si chiama Jason Hinds, inglese. Non a caso è stato ingaggiato da Slow Food per la fiera Cheese 2013, il 20 settembre a Brà (Cuneo).

Selezionerò un campione dei formaggi maggiormente in pericolo” spiega Hinds. “Faremo il possibile per salvarli”.

Ma cosa vuol dire salvare un formaggio?

Qui occorre fare un passo indietro. All’epoca in cui Hinds aveva appena 5 anni, e accompagnava la mamma al supermercato.

 “Non ero un bambino normale. Agli altri piacevano i dolci. Io a 5 anni spendevo la mia paghetta settimanale interamente in formaggi. A 10 ero io a occuparmi della spesa dei formaggi per la famiglia. A 14 anni non mi rifornivo già più al supermarket ma in negozi specializzati”.

Negli anni dell’università, Hinds si nutre quasi esclusivamente di formaggi. Colleziona specie rare, soprattutto inglesi.

“Fu allora che mi imbattei nel Keens Cheddar, la specie di Cheddar più originale e autentica che esista: all’epoca, erano gli anni ’80, stava rischiando l’estinzione. Il mercato inglese era invaso da formaggi standardizzati, insapori, prodotti su grande scala, mentre il formaggio autentico, confezionato in modo tradizionale dal produttore originario, con il latte e dal terreno originario, stava per sparire dal mercato”.

Cosa fa allora Hinds? Quello che ha sempre fatto. Compra più formaggio che può.

Volevo salvarlo. Ho iniziato a parlarne in giro, a rivendere il formaggio nei circoli ristretti degli intenditori. L’ho fatto con il Keens Cheddar, e poi con altri formaggi, non mi sono più fermato”.

Hinds visita i produttori, seleziona con la lente i lotti migliori, li compra e li vende a clienti sparsi per il mondo, da New York a Dubai. In 21 anni ha trattato circa 200 specie di formaggi (sulle 2000 esistenti). Non è riuscito a salvarle tutte.

“Qualche produttore va in pensione, qualche formaggio proprio non riesci a venderlo” spiega.

Ma di una cosa è sempre convinto: che per salvare un formaggio “bisogna comprarlo”. 

“Non bastano le campagne di sensibilizzazione” secondo Hinds. “Slow Food serve, ma ci vuole anche qualcuno disposto a investire nel prodotto, nella sua forma tradizionale. In Inghilterra e negli Usa ce ne siamo accorti prima, perché le degenerazioni consumistiche sono state più rapide che in Italia o in Francia, dove il processo è più lento e meno visibile ma c’è, e riguarda anche formaggi apparentemente al sicuro come il parmigiano reggiano. Da noi i consumatori hanno già toccato il fondo: adesso da Losa Angeles a Londra stiamo assistendo a una riscoperta importante dei formaggi tradizionali, inglesi e non solo, una rivoluzione, che fa ben sperare per il futuro”.

IMPARARE AD ESPRIMERSI

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Uno dei miglioramenti per il proprio futuro è imparare ad esprimersi. L’importanza di far arrivare a chi ci ascolta i nostri pensieri e sentimenti, senza urlare. Mi vengono in mente certi prof. che proprio non erano in grando di raggiungere la mente e il cuore di noi studenti e certi bambini assolutamente chiari nel loro linguaggio confuso dei primi anni.
Molti giovani si sentono impacciati perchè non sanno esprimersi come altri, magari altri che hanno studiato di più. E questo è autolimitante e spesso, per fortuna, falso.

Esprimersi vuol dire riuscire a trasmettere quello che si ha dentro. E l’unico modo per capire se si è davvero capaci o no e quindi migliorare è buttarsi, provare e poi chiedere un feedback a chi ti ha ascoltato. Capisci subito se il tuo messaggio è arrivato a destinazione.

E le parole, in tutto questo, saranno sempre in secondo piano rispetto alle emozioni che sai trasmettere. Abbi fiducia!

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