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L’ASSURDITA’ DEI TEST SULL’ORIENTAMENTO

Quello sotto riportato è un test sull’orientamento che ho appena fatto, mi sono immedesimato in un giovane in cerca di orientamento e ho trovato questo gran portale sull’orientamento al lavoro che ha tutta la sembianza di qualcosa di istituzionale e importante. Ho fatto il test sull’orientamento seguendo discutibili domande e sotto potete vedere il quadro che ne è venuto fuori.

So perfettamente che a volte i risultati sono piuttosto fuorvianti rispetto alla percezione di sè o a quel che si fa ma ad impressionarmi è soprattutto la precisione nell’indicare quali mestieri posso fare: praticamente tutti, dall’avvocato al calzolaio al tecnico di laboratorio. Questo non è orientamento questo è confondere le idee.

 

Ecco il mio profilo! (secondo questo portale)

Tecnico

Ti piace leggere, aggiornarti costantemente sugli argomenti che ti appassionano, confrontarti con chi condivide i tuoi interessi. Hai un vocabolario ricco e sai destreggiarti fra le sfumature del linguaggio per esprimere quello che pensi. Non hai difficoltà a memorizzare molte informazioni e hai un’ottima capacità di sintesi.
Ti piace il lavorare con i dati e i numeri, ti trovi a tuo agio nel lavoro d?ufficio, ami soffermarti e curare i dettagli, perché sai che nel tuo lavoro sono proprio quelli che possono fare la differenza. Non senti il bisogno di autonomia: sei perfettamente in grado di prendere decisioni, quando serve, ma ti sta bene seguire le istruzioni degli altri. Per questo vieni riconosciuto come un ottimo partner all’interno di un lavoro d’equipe dove precisione, puntualità e costante consapevolezza del proprio lavoro e del proprio ruolo sono qualità indispensabili.

Attitudini
Precisione, metodo, puntualità e affidabilità

I settori da prediligere
Non sorprende che i tecnici si orientino spesso verso il mondo della meccanica, dell’ingegneria, della chimica e della fisica. Qui all’interno dei loro uffici e dei loro laboratori eseguono con calma e precisione analisi, elaborazioni di dati e informazioni, progettano e svolgono elaborazioni in base alle esigenze, i vincoli e le scadenze imposte dall’esterno. Nella pubblica amministrazione sono, impiegati e sportellisti ma anche funzionari che con metodo e costanza sbrigano pratiche e svolgono i compiti assegnati in modo affidabile e puntuale.
Ma sono anche nell’editoria e nella comunicazione, grafici e fotocompositori, nella logistica, magazzinieri e corrieri, nell’amministrazione, contabili e ragionieri ecc…

Alcune professioni consigliate
Agronomo, Avvocato. Calzolaio, Consulente aziendale, Consulente del lavoro, Designer orafo, Direttore di albergo, Disegnatore progettista con sistemi cad-Cam, Webmaster, Veterinario. Restauratore, Responsabile della logistica, Redattore editoriale, Viticultore, Pedagogista, Pediatra, Perito agrario, Perito assicurativo, Orafo, Manager dello spettacolo, Media planner, Operatore di ripresa, Operatore informazione nei servizi sociali, Informatore scientifico, Heritage promoter, Fund raiser, Fotoreporter, Enotecnico, Account, Infermiere, Doppiatore, Operatore di agenzia di viaggi, Responsabile contabilità industriale, Responsabile degli acquisti, Responsabile del bilancio, Operatore di orientamento, Operatore di servizi per l’impiego, Tecnico di laboratorio biomedico, Programmatore turistico, Broker dell’assicurazione.

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7 commenti

  1. […] post precedente ho notato una cosa che non andava e l’ho detto, […]

    • leniferraris ha detto:

      Mi sorprende come un “consulente di carriera” non sappia che i test utilizzati per l’orientamento professionale e la costruzione della carriera siano degli strumenti che si possono utilizzare solo avendone le competenze; le competenze di un counselor di orientamento e di carriera dovrebbe conoscere le teorie e le tecniche di somministrazione dei test oltre ovviamente a sapere quale batteria di test è più idonea per ogni singolo caso. Inoltre, il test ispirato alla teoria di Holland presente sul sito Jobtel, è preceduto da istruzioni nelle quali viene esplicitamente detto di non utilizzare il test per autoorientarsi, ma solo per avere uno spunto di riflessione e per eventualmente informarsi su professioni di cui non si era a conoscenza e che non si erano mai considerate finora. Nel colloquio di consulenza orientativa, spesso i test servono proprio ad innescare una messa in discussione delle convinzioni e delle credenze del cliente per permettergli di assumere diverse prospettive e di conoscere parti di sè fino a quel momento sottovalutate o non considerate. Non è possibile creare un test perfetto per l’orientamento, poichè è la bravura e la professionalità del counselor che fanno la qualità di un percorso orientativo, e non certo lo strumento in sè.

  2. Alessandra ha detto:

    Sono Orientatrice Professionale per servizi pubblici per l’impiego da oltre 15 anni e ho lavorato anche in un servizio universitario (orientamento in uscita). Grosso modo non amo i test in orientamento se non sono affiancati da colloqui individuali. I test svolgono una funzione “economica” (per chi li propone) nel senso che abbattono i costi dell’Orientatore e tante altre “belle” cose. L’Orientamento in ingresso non è affatto semplice, vista la delicata fase evolutiva cui sono soggetti i giovani e un confuso panorama esterno cui dovrebbero far riferimento, oltre all’influenza più o meno diretta che svolge la famiglia. I test sono uno spunto, non l’essenza dell’orientamento.

  3. paolo vitale ha detto:

    Esatto! i test non sono l’essenza e soprattutto converrai che vanno somministrati in presenza dell’orientatore che “inquadra” i risultati del test all’interno di un percorso di orientamento condividendoli con la persona che ha davanti. Lasciare il test su internet, dando l’impressione che fatto quello uno sappia già cosa farà da grande senza bisogno del percorso di orientamento annesso, questo è quantomeno fuorviante, no? Concordo anche quando dici che l’orientamento in entrata non è facile, certo, sorpattutto per la delicata fase evolutiva che tu stessa citi…per questo credo molto in un percorso di orientamento di almeno 3 incontri nell’arco di 3 mesi per accompagnare nell’esplorazione e nella definizione delle scelte del ragazzo. E’ un lungo cammino di miglioramento ma il rapporto one to one alla fine serve.

  4. Alessandra ha detto:

    Indubbiamente si tratta di un cammino in cui si instaura una relazione, in cui si esplorano rappresentazioni, stereotipi, biografia, bisogni, vincoli e risorse in funzione di un obiettivo unico. Il test da solo serve a nulla.
    Alessandra Gallo

  5. Angelo Cappellina ha detto:

    Ha detto bene Alessandra:
    <>
    e aggiungerei anche:
    Nel nostro Belpaese, in cui sia per trovare un lavoro sia per entrare nelle università che portano alle libere professioni ci si muove sempre (o si spera di riuscire a farlo) per conoscenze e raccomandazioni, il “test” scientifico e obiettivo (?) salva l’anima a chi lo propone (ti ho già dato un servizio) e difende il valutatore da ogni accusa di incompetenza o di parzialità: se non entri, se non sei adatto… è tutta colpa tua.
    Non potrai mai raggiungere un’eccellenza, non potrai superare una sfida, e quindi meglio che ti rivolga a qualcos’altro.
    E se poi non trovi nessuna porta aperta è sempre e solo colpa della tua inadeguatezza a tutto, sancita naturalmente dall’oggettività scientifica.
    I test, venduti o regalati, senza un confronto personale in cui fare emergere davvero aspettative e attitudini, abilità e competenze, sono casuali, demotivanti e contribuiscono al rafforzamento di un sistema di formazione-orientamento-selezione che porta sempre più giovani (e non) a quella pericolosa forma di depressione basata sul “sono io che sono inadatto al mondo, meglio che mi tolga di mezzo”. Ad esempio, diventando un NEET; oppure, suicidandosi del tutto o in parte (scelta dell’ingresso sempre e solo dalla porta di servizio e con il cappello in mano).
    Questo è quello che penso delle ideologie formative e occupazionali oggi dominanti dopo 40 anni di lavoro in formazione e orientamento.
    Come la finanziarizzazione uccide la manifattura di merci utili, così il ributtare addosso al singolo tutta la responsabilità del proprio inserimento sociale uccide le strutture e i circuiti di formazione e inserimento utili allo sviluppo.
    Quindi ricordatevi: il giudizio negativo di un dispositivo di valutazione molte volte è solo un giudizio negativo da dare SUL dispositivo di valutazione.
    Non sono certo il primo a dire che se una scuola ti elimina significa che non è capace di formarti, che il cattivo selezionatore perde i lavoratori migliori ecc.
    Per il resto, niente di strano che un test ad ampio spettro e un po’ generalista ci indichi un ventaglio “strano e apparentemente asimmetrico” di possibili sviluppi personali: se sei abile a gestire procedure potrai diventare – se lo desideri come STILE DI VITA e RUOLO SOCIALE – un bravo chef, un bravo informatico, un bravo logistico, un bravo artigiano che consegna in tempo… dov’è la differenza? In ciò che si vuole ESSERE e non in ciò che si vorrebbe FARE.

  6. Angelo Cappellina ha detto:

    Nel mio commento precedente non è uscita la citazione di Alessandra: era ” I test svolgono una funzione “economica” (per chi li propone) nel senso che abbattono i costi…”

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