il mio domani

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COLLOQUIO IN PAUSA PRANZO

Oggi ho pranzato a fianco a un colloquio di selezione, al bar. Non volevo ascoltare (!) ma non ho potuto farne a meno 🙂
E visto che si avvicina la bella stagione e alcuni di voi stanno pensando a qualche lavoretto estivo, approfitterei per 3 consigli di base per un buon colloquio. Soprattutto se non avete mai lavorato prima.

1) Un colloquio non è mai facile, anche quando il selezionatore ti mette a tuo agio devi stare attento a non essere troppo a tuo agio. Insomma, non puoi rilassarti eccessivamente, nei modi, nei termini, nelle parole. Devi mantenere la concentrazione durante tutto l’incontro (30-60 minuti).

2) Spegni il cellulare. Al selezionatore può capitare di ricevere telefonate e interrompere il colloquio, a te non deve capitare. E se il selezionatore è impegnato con una telefonata, non è il caso nè di ascoltare nè di chattare su facebook nel frattempo. Meglio restare in attesa distogliendo lo sguardo.

3) Vietato rispondere per monosillabi: se argomenti le tue risposte hai più chance. Ad esempio nel colloquio che si è svolto a fianco a me il selezionatore ha chiesto “dimmi tre tue caratteristiche” e la ragazza ha risposto “sono precisa, dinamica e flessibile”. Non vuol dire nulla detto così!, occorre spiegare queste caratteristiche con esempi, episodi, esperienze. Un colloquio non è come un’interrogazione a scuola, il selezionatore non cercherà di aiutarti per farti andare bene, non cercherà di strapparti le risposte di bocca. Valuterà quello che dici e quello che non dici. E ancor di più, come lo dici.

COME SCEGLIERE UN LAVORO?

In questo periodo sto incontrando un gruppo di ragazzi svantaggiati con cui sto sviluppando il tema dell’avviamento al lavoro: perchè si lavora, a cosa serve, come ci si deve comportare per cercare il primo lavoro, ecc… A proposito del cosa ci spinge a lavorare qualcuno ha risposto i soldi. Sbagliato. non si sceglie un lavoro per i soldi, è un rischio nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

Nel mio lavoro con gli adulti ho notato 3 elementi ricorrenti:

1) si cambia lavoro sempre più spesso;

2) una professione esurisce sempre più velocemente la propria capacità di ripagarci, economicamente e in termini di soddisfazione personale;

3) non basta più il titolo per essere ricompensati.

Cosa vuol dire? Che non ci sono più mestieri che basta faticare solo durante l’università per essere sicuri di avere una carriera, essere ben pagati, protrarre nel tempo questo effetto.

Quel che è vero è che solo la passione per un settore, un mestiere, un ambito professionale permetterà di crescere, economicamente e in termini di soddisfazione personale. E’ più facile che guadagli di più un bravo idraulico anzichè uno scarso professionista.

Anche perchè:

1) le sfide professionali e la concorrenza aumentano velocemente;

2) lo stress, le regole, gli adempimenti sono sempre più gravosi in ogni settore (quindi devi veramente volerlo per sopportare tutto questo!);

3) dopo il titolo occorre continuare con l’aggiornamento professionale per non restare indietro ed essere all’avanguardia nel proprio mestiere.

Solo una forte passione può reggere tutto questo. Qual’è la tua passione?

 

 

IDRAULICO O LAUREATO?

New York Mayor, Michael R. Bloomberg.

New York Michael R. Bloomberg. (Photo credit: Wikipedia)

Pochi giorni fa hanno fatto scalpore le dichiarazioni del sindaco di New York, Michael Bloomberg, secondo cui è meglio diventare idraulici anzichè investire tanti soldi per arrivare a laurearsi mediocremente e non trovare poi un lavoro. Discorso spinoso, ma merita attenzione.

Al di là delle differenze tra Stati Uniti e Italia (lì il college è molto competitivo e molto costoso, pochi se lo possono permettere, molti ragazzi si indebitano personalmente per pagarselo e poi devono lavorare per restitutire i soldi ricevuti), tanti ragazzi si laureano svogliatamente, senza testa e senza impegno e poi si ritrovano fuori dal mercato del lavoro perchè non hanno la preparazione giusta per essere selezionati dalle aziende o per mettersi in proprio. E questo è un dramma, perchè da una parte i ragazzi vengono illusi sul “pezzo di carta” e dall’altra le università se ne lavano le mani senza consigliare nè affiancare seriamente nei piani di studio e nell’orientamento durante gli studi gli studenti. Quindi che fare? Meglio gli idraulici come dice Bloomberg? Io credo che non sia così semplice. Se non sai “essere imprenditore”, se non sai come comunicare il tuo lavoro e cercarti i clienti, se non sai come organizzarti e come curare l’amministrazione del tuo lavoro, anche mettersi in proprio e fare – semplicemente? – l’idraulico è una sfida complicata. Mi piacerebbe che nelle scuole professionalizzanti si studiasse di più come crearsi un lavoro a partire dall’apprendimento di un sapere pratico. Lo stesso potremmo dire dell’università no? La nostra università è troppo teorica per il mercato del lavoro e  tralascia troppo spesso di formare o avviare alle applicazioni pratiche di certi studi. Guardare la realtà solo da una prospettiva, che sia la pura teoria del pensiero filosofico o il puro fare disorganizzato, non garantiscono granchè. E così ci ritroviamo con mezze abilità, mezzi sogni, mezzi risultati.

COSA STUDIARE?

John Adams

John Adams (Photo credit: Wikipedia)

John Adams (2° presidente degli Stati Uniti) nel 1786 scriveva “devo studiare la politica e la guerra in modo che i miei figli abbiano la possibilità di studiare la matematica e la filosofia, la navigazione, il commercio e l’agricoltura, per poter fornire ai loro figli la possibilità di studiare la pittura, la poesia, la musica”. Lodevole. E illuminante. Capacità di visione e altruismo. Oggi siamo al termine dell’affermazione di John Adams, abbiamo visto tutte le fasi che aveva desiderato e ipotizzato, oggi siamo davanti a nuove prospettive. Cosa studieremo ora? E rifacendoci alla vera essenza della frase di John Adams, cosa sentiamo il bisogno di studiare oggi? Quali studi sono necessari?

TE.LE.TRASPORTO

Mi fa piacere qui pubblicare un’intervista con un giovane imprenditore, Andrea Carturan di Treviso, che ha creato un servizio di consegne a domicilio dal titolo perfetto: Te.le.trasporto (www.teletrasporto.tv). Su Il Mio Domani tante parole le spendo io in prima persona, ma dar voce a chi giovanissimo si lancia in nuove e innovative avventure penso possa essere d’ispirazione per tutti.

teletrasporto food delivery

Il Mio Domani – Ciao Andrea, piacere di conoscerti, devo dire che Te.le.trasporto l’ho notato subito in alcuni locali e mi ha incuriosito, per il nome che non si dimentica e per la cura con cui hai pensato la comunicazione, lo start up e soprattutto perché nasce da un giovanissimo imprenditore. Aiutami a tracciare il tuo identikit.

Andrea Carturan – Ho 31 anni e sono sposato dal 2012; come studi, ho fatto prima il Liceo Scientifico, poi mi sono laureato in Scienze della Comunicazione Aziendale e ho frequentato un master in Economia, Impresa e International Management.

IMD – Mi spieghi in dettaglio che cos’è Te.le.trasporto e come ti è venuta in mente questa idea?

AC – Te.le.trasporto è la realizzazione di quello che io, per me stesso in primis, ho da sempre desiderato: avere nella mia città un servizio tipo quello del Te.le.trasporto dei film di fantascienza, che nelle serate di estrema pigrizia, quando non ho la minima voglia di uscire, sia in grado di farmi arrivare direttamente a casa quello che in quel momento desidero mangiare dal ristorante o locale che preferisco. L’idea ovviamente è partita come spesso succede da una banale esperienza personale e mi è continuata a frullare in mente per 4-5 anni anche se solo come gioco. Poi col tempo, per una serie di cambiamenti a livello familiare e lavorativo, ho deciso di investirci davvero, trovando il coraggio di abbandonare un lavoro a stipendio fisso per realizzare quello che secondo me sarebbe stato un progetto molto utile non solo per me, ma anche per molti miei concittadini. Ho tentato di rendere il servizio il più completo possibile, affiancando all’idea di base delle consegne a casa dai ristoranti per cena, un servizio di consegne di pranzi in ufficio, con menù appositamente creati dai ristoranti, un servizio di acquisto prodotti su prenotazione, come la spesa on-line o come l’acquisto di prodotti tipici o di erboristeria, direttamente dal negozio di fiducia di chi ci contatta.

IMD – Complimenti, un progetto articolato. E come ti sei organizzato?

AC – Per l’organizzazione mi sono quasi totalmente arrangiato. Ovviamente ne ho parlato con mia moglie quasi ogni sera, visto che continuavano a venirci in mente nuove idee e servizi da poter inserire nel progetto, e con dei cari amici che hanno fatto studi più tecnici di me sia a livello economico che legale e che mi hanno saputo consigliare. Ma non mi sono affidato totalmente a consulenti specializzati, prima di tutto perché non potevo permettermi di pagare ogni consulenza di cui avrei avuto bisogno e in secondo luogo perché volevo essere dentro al progetto al 100%, informandomi da solo di tutto ciò che serviva fare per avviare un’attività del genere.

IMD – Giusto, condivido, bisogna documentarsi bene all’inizio e in prima persona.

AC – Per lo stesso motivo non ho ricercato alcun investitore, ho voluto contare solamente sulla mia disponibilità economica e su un aiuto datomi dai miei genitori che provvederò appena possibile a ripagare.

IMDIn quanti siete a lavorarci?

AC – Io come titolare unico e Matteo Lorenzi, un mio amico, che si occupa totalmente della grafica e dell’immagine aziendale di Te.le.trasporto. E poi ci sono dei ragazzi universitari che a rotazione vengono chiamati in base al numero di consegne previste. Ovviamente per tutto il periodo di partenza, fino a che il progetto non girerà autonomamente e si autoripagherà, anche io faccio le consegne ai clienti. Questo mi permette intanto di presentarmi e far capire che dietro a tutto c’è un ragazzo giovane vissuto e cresciuto nella loro stessa città, ma soprattutto ho la possibilità di rendermi conto di quali siano le problematiche che possono sorgere a livello logistico e organizzativo.

BANNER VUOTO

IMDCome si posiziona sul mercato Te.le.trasporto?

AC – Non ci sono al momento altri servizi come il nostro in Veneto, ci sono molti Speedy Pizza e alcuni locali si sono organizzati per le consegne a domicilio. Te.le.trasporto è diverso perché ha creato una rete unica e in continuo sviluppo di attività ristorative e commerciali che permette al cittadino di richiedere all’interno di uno stesso sito qualsiasi cosa di cui abbiano bisogno, quando lo vuole e dove lo vuole, partendo dalla cena a casa in famiglia o con gli amici o dal pranzo salutare in ufficio, fino ad ordinare on-line la spesa e vedersela recapitare a casa. Al momento stiamo anche prendendo contatto con altre persone che vivono in città medio-piccole come Treviso e che sono interessate ad importare lo stesso tipo di servizio per i propri cittadini e commercianti.

IMDQuali esperienze professionali hai avuto prima di questa?

AC – Ho fatto l’export manager e questo mi ha permesso di sfruttare ogni volta che mi trovavo all’estero servizi simili al mio (solo cibo) nelle grandi capitali del mondo e di prendere il meglio da ognuno.

IMDQual è la parte più difficile del tuo lavoro?

AC – La parte più difficile, soprattutto nei primi tempi, è quando si sta a casa e ti accorgi che ci sono periodi in cui nessuno ordina e pensi che magari era solo tutta una tua illusione e nessuno effettivamente desidera poi un servizio del genere.

IMD – Immagino, dev’essere dura…, e la parte più soddisfacente?

AC – Vedere che dopo la dovuta comunicazione pubblicitaria, gente completamente sconosciuta sa che esisti e utilizza costantemente i tuoi servizi e ti dice quando vai a consegnare “mi avete cambiato la qualità della vita”. E poi quando ti accorgi che gli ordini continuano ad arrivare e che la gente ne inizia a parlare e questo aumenta ancor di più il numero dei nuovi clienti.

IMD – Pensando ai lettori del blog, che tipo di collaboratori cercheresti per il tuo lavoro? che figure professionali, età e formazione prediligeresti?

AC – i ragazzi che cerco ora sono persone molto semplici, a modo e soprattutto oneste. E si vede subito chi lo è e chi no. Ho bisogno di potermi fidare perché gestiscono soldi di altri e non posso permettermi di avere persone attorno a me che mi obbligano ogni giorno a controllare che sia tutto a posto. Più avanti avrò bisogno di persone da assumere fisse e credo che quando sarà il momento sceglierò tra i ragazzi che già collaborano con me quelli che dimostrano di sapersi arrangiare nei momenti di difficoltà e che sono sicuro abbiano preso a cuore il lavoro che stanno facendo tanto quanto me.

IMD – Ti capisco, stai avvalorando la tesi di molti imprenditori e professionisti che invitano i giovani a iniziare a lavorare e dimostrare di essere affidabili prima di cercare solo il posto fisso. Visto che stiamo pensando al futuro, come vedi il tuo domani?

AC – Vorrei che Te.le.trasporto diventasse un modello di servizio da poter portare in diverse città perché è di vantaggio sia per i cittadini che per i commercianti che non possono permettersi di investire su un dipendente e su un mezzo di trasporto solo per le consegne. Te.le.trasporto permette loro di non investire nulla e di ampliare notevolmente le vendite grazie al servizio a domicilio e al bacino di utenti di Te.le.trasporto.

IMD – sono d’accordo con te, anzi, avrei già un locale che vorrei segnalarti, so che non ha il servizio a domicilio ma fa una pizza che merita davvero! Intanto ti faccio i complimenti per l’idea e ti auguro il meglio. Buon lavoro Andrea.

per saperne di più…

Andrea Carturan (creatore di Te.le.trasporto)

Andrea Carturan (creatore di Te.le.trasporto)

VITA VERA…

Oggi un post cattivo…..

Ieri un cliente mi ha raccontato un episodio accaduto la scorsa estate, al lavoro in un bar di Lignano Sabbiadoro. Una giovane collega, appena diplomata e al suo primo lavoro estivo, aveva dei comportamenti sul posto di lavoro non proprio adatti: quando gli altri colleghi o il titolare cercavano di insegnarle il mestiere rispondeva a tono presumendo di non aver bisogno di aiuto, sbagliava a dare il resto o a battere gli scontrini senza ammeterlo, non riusciva a sostenere il ritmo di lavoro richiesto in piena stagione al mare. Riuscite a immaginare la situazione? Tutti episodi che creano difficoltà in un ambiente di lavoro e potrebbero già bastare perchè il datoro di lavoro non confermi un dipendente al termine del periodo di prova iniziale. Ma in questo caso il rapporto di lavoro è andato avanti. L’episodio più grave però secondo me è avvenuto quando il titolare ha ripreso legittimamente la ragazza per un comportamento inopportuno tenuto al lavoro e il giorno dopo si è visto arrivare il padre della ragazza arrabbiato in bar a difendere la figlia e il suo operato e anzi a ribadire che la figlia è stanca e bisognava capirla. Ecco, qui proprio non ci siamo.

Genitori iper protettivi che continuano a difendere a oltranza l’operato dei figli e la loro posizione indipendentemente da tutto e da tutti. Ma stiamo scherzando? Molto spesso sento che questo accade anche nei confronti dei professori e mi sembra un’assurdità (sarebbe meglio smettere finchè si è in tempo!), ma addirittura sentire che genitori intervengono contro datori di lavoro a difesa dei propri figli è quantomeno inopportuno e dimostra di non capire il contesto in cui ci si muove.

Un luogo di lavoro non è un ambiente democratico e non si corre da mamma o papà, c’è un capo che dà degli ordini (e se ne prende la responsabilità) e altre persone che li eseguono. Si ascolta, si cerca di imparare con umiltà, si chiede se non si sa, si avverte in caso di errore. Se ti senti inadatto o non pronto lo ammetti, saluti e vai a casa, non pretendi che gli altri si adeguino a te. Non sono le elementari e nemmeno le scuole medie e soprattutto, se vedi mamma o papà lanciarsi contro il datore di lavoro per difenderti, fermali, ti stanno facendo un danno senza volerlo, ma pur sempre un danno.

Vi è mai capitato nulla di simile? Avete mai visto qualcosa del genere?

E SE UN OBIETTIVO FOSSE TROPPO ALTO?

La felicità per quello in cui sei impegnato spesso dipendende dalla soddisfazione che provi nel raggiungere un obiettivo sfidante, complicato, intricato. Chi è soddisfatto per qualcosa di facile da ottenere?

A volte però un obiettivo è troppo alto da raggiungere in un’unica volta e occorre suddividerlo in più parti. E’ come correre: per fare la maratona parti da 5 km poi ne aggiungi altri 5 e poi altri e poi ancora fino a 42.

Scegliere per sè è lo stesso: non puoi pensare di risolvere tutti i dubbi in una sola volta né di raggiungere tutte le certezze in un’unica mossa. E’ un percorso a piccole tappe e da personal coach ti consiglierei di:

– individuare l’obiettivo macro;

– suddividerlo in almeno 3-5 obiettivi micro;

– darti un tempo per raggiungerli (in totale non più di 6-12 mesi);

– tenere un diario delle azioni concrete che stai facendo per ottenere il tuo scopo.

Se svicoli, se ci sono sempre altri impegni, se trovi scusi per non fare o rimandare, allora c’è qualcosa che non va e occorre rivedere il piano e l’obiettivo principale.

ATTUALITA’ MAGGIO 2013

Inauguro la categoria “attualità” con questo post.

Togliamoci ogni dubbio: l’attualità può essere vista da tante angolature differenti ma in questo blog voglio usare una sola prospettiva, quella dei giovani che devono scegliere per il proprio futuro. Provare a decifrare la realtà circostante in funzione delle proprie scelte è un passo importante e doveroso (mi sto rivolgendo a te che hai diciotto anni, ma anche ai tuoi genitori che dovrebbero supportarti in questo). Ehi!, come fai a scendere in campo se non sai qual’è il terreno di gioco, quali insidie presenta e con quali regole si gioca? Niente polemiche quindi, solo qualche onesto ragionamento pensato per i più giovani.

**

Maggio 2013: le stime sul lavoro al momento sono sempre più negative e se mi trovassi in un periodo di scelte post diploma la tentazione di girarmi di là e tornare a dormire sarebbe forte. Ma a che servirebbe? a nulla. Come non serve a nulla aspettare, rinviare, restare a casa al sicuro con mamma e papà. Allora coraggio, guardiamo ai fatti e cerchiamo di venirne fuori in qualche modo sensato. Orientamento vuol dire anche questo, mica solo scegliere l’università! Quindi, apriamo i giornali e leggiamo i dati.

Al momento l’Italia continua a trovarsi in una brutta situazione, soprattutto al confronto di altri Stati che hanno come noi subito una forte crisi a partire dal 2008, anno terribile. In Germania la disoccupazione è arrivata ai minimi storici dagli anni 90, negli Stati Uniti continua a scendere. In Europa in generale le cose non vanno così bene (disoccupazione al 12,1%) e in Italia siamo all’11,5%. Attenzione: i parametri con cui si calcolano questi indicatori non sono gli stessi in tutti i Paesi, quindi andrebbero letti con attenzione e tra le righe. Ma su 3 punti possiamo essere tutti d’accordo nel dire che siamo obbiettivamente indietro:

1) il passaggio scuola-lavoro che non funziona affatto bene favorendo il fenomeno dei “bamboccioni” e allontanando sempre più i giovani dal mondo del lavoro e dalla conoscenza delle effettive richieste di competenze e professionalità;

2) l’occupazione femminile troppo bassa, cosa che rappresenta uno spreco di risorse oltre che un segno di arretratezza culturale della nostra società;

3) il lavoro part-time scarsamente utilizzato, mentre al contrario potrebbe aiutare ad aumentare le esperienze di ciascuno, i servizi ai consumatori, le entrate a fine mese per giovani e meno giovani.

Quindi come ti dovresti muovere oggi? Potresti fare così: prima di scegliere l’università o la specializzazione, chiediti “cosa vuole il mercato?”, “cosa voglio io?” e poi, solo poi, cerchi un percorso di studi che ti permetta di soddisfare aspirazioni e bisogni. E mentre studi, non chiuderti in una bolla di sapone: cerca di fare esperienza.

Oltre a ciò, secondo vari studi, la disoccupazione in Italia resterà piuttosto alta ancora a lungo (si dice almeno per altri 5 anni), complice il nostro sistema di tutela del lavoro. Perchè? Perchè è pensato per favorire prima l’assunzione di persone che hanno perso un lavoro e poi di chi ancora un lavoro non ce l’ha. Giusto? Sbagliato? Per mestiere so bene che non è in atto una guerra tra giovani e anziani per il lavoro ma so anche che tu che oggi hai l’opportunità di formarti, puoi pensare a professionalità nuove rispetto a chi ti ha preceduto, soprattutto quando vedi che alcuni studi, diplomi o specializzazioni sono state fallimentari per molti delle generazioni precedenti. Insomma, è come puntare ad un muro dove vedi che già altri ci hanno sbattutto la testa!

Quindi, riassumendo,2 consigli:

1) studia di più di chi ti ha preceduto;

2) studia meglio, in base a quello che viene richiesto.

Stando così le cose, anzichè cercare lavoro, sarà meglio fare lavoro, inventare nuove soluzioni personali.

 

FARE E’ MEGLIO DI NON FARE

E’ il momento di qualcosa di autentico, concreto, attivo.
C’è stato il tempo di giocare e il tempo di essere fan, il tempo della moda e dell’Iphone, c’è stato tanto tempo per fruire, consumare o immedesimarsi in qualcosa, adesso è il tempo più bello, quello di essere se stessi, scegliere per sè. Ci sono stati anni di consumo consumo consumo, adesso è il tempo del creare, fare, inventare; anni di strade già segnate, rassegnazione e vite già programmate, adesso occorrono nuove idee, nuove forze, nuove visioni. Anzichè farti convincere a fare qualcosa, comprare qualcosa, consumare qualcosa, adesso puoi fare qualcosa (di te), creare qualcosa (per te), offrire qualcosa (agli altri). Adesso è il tempo dei cambiamenti e aspettare non fa bene, attendere è una scelta secondaria.

In questo tempo, fare è meglio di non fare.

NUOVE IDEE #1

Con le nuove tecnologie si apre il mondo, tutto è a portata di mano, anzi di click, ci si può inventare tutto senza troppi mezzi!… sì, belle parole, ma di fatto che vuol dire?

Ecco, me lo sono chiesto tante volte anch’io e al di là dell’entusiasmo iniziale anche io ho sentito il bisogno di capirne di più, di cercare esempi.

Eccone uno, (clicca qui) per rendersi conto di che cosa si può fare con un po’ di fantasia, pochi mezzi e voglia di mettersi in gioco.

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